L’architettura in Italia è in crisi? Non per le archistar. Fatturato in crescita per i big del settore. In cima alla top 25, Renzo Piano, Citterio-Viel e lo Studio Baciocchi

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Renzo Piano Building Workshop, Genova

Renzo Piano Building Workshop, Genova

In Italia, uno stuolo di neoarchitetti fatica a mettere a frutto il famoso “pezzo di carta” e, chi ci riesce, ha un reddito medio pari a 17mila euro annui, in caduta libera tra il 2008 e il 2013, secondo l’indagine del giugno 2014, condotta dal Consiglio nazionale degli architetti sullo stato della professione.  “Siamo alle soglie della povertà – aveva dichiarato lo scorso anno Leopoldo Freyrie, presidente del CNAPPC – e, senza un’inversione di rotta, da parte della politica e del Governo, rischiamo di non sopravvivere alla crisi”.
Ma a quanto pare non per tutti è così o, almeno, per pochi eletti il trend è tutt’altro che negativo. Lo dimostra la classifica degli studi in Italia con il più alto fatturato nel 2014. Pubblicata questa settimana da Il Sole 24 Ore,  la top 25 prova che ai piani alti dell’architettura non se la passano per niente male. Il fatturato delle prime 25 società di architettura nel 2014 è cresciuto del 16,6%, con l’utile in aumento del 71%, mentre il patrimonio complessivo ha registrato un incremento del 22,3%.

CHI SE LA STA PASSANDO TANTO BENE IN ITALIA?
Al primo posto – riconfermato rispetto al 2013 – il Renzo Piano Building Workshop che soltanto in Italia ha fatturato 11,6 milioni di euro (oltre a Genova, il gruppo ha sede anche a New York e a Parigi, dove i ricavi sono quasi tre volte tanto); segue la società sdoppiata di Antonio Citterio e Patricia Viel, che fattura complessivamente 16,8 milioni ma che, essendo stata scissa in due aziende distinte nel 2012 – una che si occupa di architettura e l’altra di interior design – nella classifica insedia due posizioni. Retrocessione al quarto posto per lo Studio Baciocchi, da anni impegnato nella progettazione degli store Prada; la sua produzione dello scorso anno si attesta sui 7,4 milioni di euro. Scorrendo la classifica, al dodicesimo posto si incontra il britannico David Chipperfield, che per il 2014 è l’architetto straniero più attivo in Italia, con un fatturato di 4,4 milioni di euro, tra i quali saranno probabilmente compresi gli introiti della progettazione del nuovo Mudec di Milano. A seguire, tra gli altri, Michele De LucchiMassimiliano Fuksas, lo statunitense Daniel Libeskind, sino ad arrivare a Mario Cucinella che chiude la classifica con 2,5 milioni di fatturato.

IL PREZZO DELLA GRIFFE NELL’ARCHITETTURA
Questi bilanci positivi e incuranti del controvento si possono spiegare con i costi elevati delle firme di certi architetti, direttamente proporzionali al loro livello di notorietà e autorialità. Nel caso di un’architettura griffata da uno qualsiasi degli studi sopracitati, si paga la qualità – certo – ma anche il prestigio che deriva dalla nomea dei progettisti. Di conseguenza, Renzo Piano e compagnia possono permettersi di scegliere tra le commissioni più ambite e remunerative e di accedere con più facilità ai mercati oltreconfine, sin dove si spinge la loro fama.

– Marta Pettinau

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