L’arte contemporanea al Muse di Trento

Curatela artistica al Museo delle Scienze di Trento. Negli ampi spazi progettati da Renzo Piano è di scena il contemporaneo con un progetto a cura di Stefano Cagol. Una mostra in cui confluiscono arte, scienza, talking. Di cui ci parla lo stesso curatore.

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Be-diversity - MUSE, Trento - Avelino Sala

Be-diversity – MUSE, Trento – Avelino Sala

L’ARTISTA COME CURATORE
Accade sempre più spesso. Se da una parte critici e curatori avviano con sempre maggiore frequenza progetti espositivi in cui lo sviluppo di complesse narrazioni e allestimenti creativi trasforma la semplice mostra in una vera e propria opera d’arte, dall’altra anche gli artisti si cimentano con sicurezza crescente nella curatela di progetti espositivi.
È il caso di Stefano Cagol (Trento, 1969) e della sua mostra Be-diversity, inaugurata lo scorso 18 luglio al MUSE – Museo delle Scienze di Trento. L’artista trentino, da sempre interessato alla realizzazione di progetti in between, relazionali e multidisciplinari, ha coinvolto sette colleghi nel delineare una visione aperta sulla biodiversità e sulla sostenibilità nello sfruttamento delle risorse naturali. Una mostra impostata principalmente sulla videoinstallazione, da cui si ricava una problematizzazione della situazione ambientale attuale in grado di offrire molti spunti sulla trattazione del rapporto natura-cultura.
Il progetto è nato e si è svolto in modo molto veloce”, ci racconta Cagol. “Non c’era molto tempo e ho trovato molto lungimirante e coraggioso il fatto che il museo si sia rivolto a un artista. Ho trovato molto ‘contemporanea’ questa attitudine del museo di pensare all’oggi con immediatezza e flessibilità, in maniera aperta, sperimentando”.

Be-diversity - MUSE, Trento - Åsa Sonjasdotter

Be-diversity – MUSE, Trento – Åsa Sonjasdotter

DIVERSITÀ E OMOLOGAZIONE
Il concept della mostra prende decisamente posizione a favore della diversità come elemento in grado di contrastare le spinte livellanti della globalizzazione e come piattaforma su cui costruire un rapporto più equilibrato con l’ambiente. Diversità quindi sia biologica che identitaria, utilizzata come filo conduttore per legare tra loro opere che affrontano la tematica anche in maniera molto eterogenea. “‘Be-diversity’ è un titolo icona, un neologismo che ho coniato a Londra lo scorso anno in occasione del simposio Critical ways of seeing alla Goldsmiths University. Si tratta di una parola che imprime nuova vita al termine bio-diversità, aprendo a un significato più ampio, a una nuova attitudine alla diversità. È un concetto dell’essere, che va oltre l’arte e la scienza, che va oltre alle differenze biologiche che il termine originale indica”.
L’aspetto multidisciplinare, infatti, salta subito all’occhio, sia per la presenza di linguaggi dell’arte contemporanea all’interno di un museo di scienze naturali sia, soprattutto, perché il progetto non si esaurisce semplicemente nell’esposizione di alcune opere. Così ci spiega il curatore: “Ho fatto sì che venissero coinvolte più persone e che il discorso si articolasse su più piani paralleli. C’è infatti una parte espositiva e una piattaforma di discussione. In mostra la platform è sempre disponibile in un’area dove il visitatore si può soffermare su delle pubblicazioni e del materiale video che viene aggiornato in progress, ma essa si concretizza anche in una serie di incontri pubblici coinvolgendo altri artisti e curatori, e anche filosofi e politici”.

Be-diversity - MUSE, Trento - Stefano Cagol

Be-diversity – MUSE, Trento – Stefano Cagol

UN RUOLO NUOVO PER GLI ARTISTI
Il contesto espositivo quindi non può essere neutro: ci si trova comunque in un museo delle scienza e l’apporto di divulgazione scientifica non può non trovare una sua degna espressione. “Il punto di vista visionario dell’arte è affiancato dai dati, i dati di fatto. Quindi una serie di numeri chiave ricorrono sulle pareti, riguardano la popolazione del mondo, la diminuzione della biodiversità, lo spreco alimentare, il cambiamento climatico. Sono conoscenze che mi hanno sempre interessato e con il prezioso aiuto di Patrizia Famà, mediatrice scientifica del MUSE, ne è stato individuato un certo numero attingendo ai dati della ufficiali FAO”.
Il discorso si è quindi giocato, e si continuerà a portare avanti, su più fronti – l’arte, la scienza, il reportage, la divulgazione scientifica, il tavolo di discussione –, ma resta ancora la curiosità su come Cagol abbia vissuto questo scambio di panni rispetto alla sua abituale attività artistica. Ci sarà forse la tentazione di allargare il proprio ambito di azione? “La figura del curatore non corrisponde a contorni netti e sono convinto che anche il ruolo dell’artista oggi debba essere complesso. Lavorando in Norvegia ho visto come gli artisti coprano molto spesso tutti i ruoli del fare arte: creano progetti, curano, hanno spazi espositivi, scrivono. Sono felice di come si è realizzato il progetto e della risposta degli artisti invitati. Tutti hanno trovato molto interessante l’occasione di esporre in un luogo non propriamente deputato all’arte, votato alla ricerca, visitato ogni giorno da migliaia di persone con sguardi limpidi e curiosi verso il nuovo. In situazioni come queste l’arte può davvero comunicare, l’arte può cambiare qualcosa nella società”.

Gabriele Salvaterra

Trento // fino al 30 settembre 2015
Be-diversity
a cura di Stefano Cagol
artisti: Wim Delvoye, Christian Jankowski, Giancarlo Norese, Khaled Ramadan, Oliver Ressler, Avelino Sala, Åsa Sonjasdotter
MUSE
Corso del Lavoro e della Scienza 3
0461 270311
[email protected]
www.muse.it
www2.muse.it/be-diversity

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/46750/be-diversity-unattitudine-mentale-alle-differenze-oltre-la-biodiversita/

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