Festival di Salisburgo. In Austria si parla francese

Fino al 31 agosto, il festival estivo di Salisburgo offre oltre cento titoli in sei sale – gli spettacoli iniziano anche la mattina – e nella magnifica piazza del Duomo. Siamo andati ad ascoltare qualche concerto. In un programma molto francofono.

Print pagePDF pageEmail page

Wolfgang Rihm, Die Eronberung von Mexico - Festival di Salisburgo 2015 - © Salzburger Festspiele - Monika Rittershaus

Wolfgang Rihm, Die Eronberung von Mexico – Festival di Salisburgo 2015 – © Salzburger Festspiele – Monika Rittershaus

ECONOMIA DELLA CULTURA: IL CASO SALISBURGO
Quello estivo è il più importante festival nella meravigliosa città austriaca. Ma non il solo. A cavallo tra fine dicembre e inizio gennaio c’è un festival mozartiano, a cui segue il festival di Pasqua e quello di Pentecoste. Inoltre, la stagione lirica “ordinaria” di Salisburgo comprende diciotto titoli. Alla musica si aggiungono, in una città di 140mila abitanti, oltre all’arte medioevale, rinascimentale e barocca, due musei d’arte contemporanea e un vasto numero di gallerie.
In effetti, al Ministero federale delle Finanze a Vienna si mostrano studi econometrici da cui si deduce che la musica e le arti visive (con pertinenti indotti di turismo colto) sono determinanti affinché il piccolo Land cresca a ritmi più sostenuti delle media austriaca.

SERVI E PADRONI
Il festival estivo ha un tema che fa da filo conduttore al cartellone. Quest’anno, ci racconta la presidente della manifestazione, Helga Rabl-Statler, “è signori e servi, potenti ed umili, oppressione e protesta – una contrapposizione binaria che è la sfida del nostro tempo”. Anche opere liriche tradizionali come Il Trovatore, Ernani e Il Cavaliere della Rosa vengono lette in quest’ottica.
Ci siamo concentrati sulla musica contemporanea. Tranne l’opera inaugurale, quest’anno la vasta sezione ha un suono soprattutto francese, in quanto coincide con le celebrazioni dei novant’anni del direttore d’orchestra e compositore Pierre Boulez. “Un uomo”, dice Daniel Barenboim, “che rappresenta la perfetta combinazione tra etica ed estetica: pochi artisti hanno un senso della morale alto come il suo e molte persone, che non hanno un forte senso morale, non hanno un centesimo della fantasia che Boulez ha”.

Sylvain Cambreling dirige il Klagenforum di Vienna - © Salzburger Festspiele - Marco Borrelli

Sylvain Cambreling dirige il Klagenforum di Vienna – © Salzburger Festspiele – Marco Borrelli

SPAGNOLI E AZTECHI IN GUERRA
Non suona francese, se non indirettamente, l’opera inaugurale Die Eronberung von Mexico di Wolfgang Rihm, che dal prossimo autunno sarà “compositore in residenza” al Teatro dell’Opera di Roma, istituzione che vuole puntare sul contemporaneo, anche per meglio aprirsi alla nuove generazioni.
Nel lavoro, basato su un copione in quattro scene scritto da Antonin Artaud nel 1932 (ed interpolato con poesie di Octavio Paz), l’ineguaglianza non riguarda solo i “conquistatori” spagnoli e gli aztechi ridotti in schiavitù, ma le differenze di potere tra generi. Il dramma ha due soli protagonisti: Cortés (un baritono) e Re Montezuma (un soprano drammatico). Tra loro ci sono monologhi alterni. Solo uno struggente duetto finale che avviene dopo la morte di ambedue fornisce un filo di speranza dopo due ore e venti di rappresentazione cruda, crudele e violenta (con qualche punta di ironia nei confronti dell’attuale civiltà tecnologica).
Regia (Peter Konwitschny), costumi e scene (Johannes Leiacker) e video (dellaFett film) situano il dramma non in un ambiente da film storico hollywoodiano, ma in un condominio di alta borghesia europea ai giorni nostri. Ambiente elegante, un divano letto, un quadro di Frida Kahlo (La cerva ferita), computer e iPad, cellulari, una terrazza e enorme parcheggio, con alcuna auto da rottamare e una Ferrari di proprietà del “macho” protagonista.
Cortés (interpretato da Bo Skovus) e Montezuma (Angela Denoke) esprimono mondi differenti e non si stabilisce tra loro un effettivo equilibrio. Gli spagnoli uccidono il re azteco, ma gli aztechi in rivolta fanno strage degli spagnoli (e Cortés si suicida). I due protagonisti si ricongiungono in un estatico duetto finale: la speranza di un mondo migliore.
L’orchestra (48 elementi) diretta da Ingo Metzmacher è situata, oltre che in buca, in varie parti della sala, in modo da avvolgere gli spettatori, con l’ausilio sia di strumenti etnici latino-americani sia di live electronics. Spettacolo affascinante. Resta la domanda: è possibile un incontro tra civiltà e generi differenti?

Pierre Boulez - © Salzburger Festspiele - Monika Rittershaus

Pierre Boulez – © Salzburger Festspiele – Monika Rittershaus

OMAGGIO A PIERRE BOULEZ
Nove concerti sono dedicati a Pierre Boulez, uno per decennio della sua operosa e rivoluzionaria esistenza, che speriamo duri ancora a lungo.
Un’orchestra destrutturata in otto ensemble (quattro sul palco e quattro sui lati della sala) è la caratteristica del primo concerto: Rituel in memoriam di Bruno Maderna pour orchestra en huit group. Lo ha eseguito l’orchestra sinfonica di Radio Vienna diretta dal 35enne Cornelius Meister (a memoria, senza partitura sul leggio). È una marcia funebre di circa 50 minuti basata su una melodia di sette note che termina in mi bemolle; la melodia è introdotta da un ensemble di oboi e ripresa con variazioni dagli altri.
Il significato è che le diseguaglianze terminano con la fine dell’avventura umana. Per questo motivo Meister accompagna la composizione di Boulez con la “prima sinfonia” di Mahler, in cui un ruolo importante ha il ricordo della morte di un boscaiolo (un umile, avrebbe detto Alessandro Manzoni).

MAESTRI E ALLIEVI
Il tema di fondo del festival è a tutto tondo nel concerto di Sylvain Cambreling alla guida del complesso Klagenforum di Vienna, che accosta Couleurs de la Cité Célesta di Olivier Messiaen con Jour, Contre Jour di Gérard Grisey (il caposcuola della “musica spettrale”), Vereichnete Sput di Matthias Pintscher ed Explosant Fixe di Pierre Boulez. Opere composte tra il 1963 e il 2005 e che sono state eseguite non in una delle sale del festival, ma nella Collegiata dell’Università. Sia Grisey che Boulez sono stati allievi di Messiaen. Pintscher, unico non francese tra i compositori della serata, è stato allievo di Grisey e Boulez. Un panorama quindi di musica contemporanea “dello spirito” di impronta francese. Il Klagenforum è specializzato in questo genere.
Domanda finale: MiTo Settembre Musica è ormai alle porte, perché non lo si usa come leva per dare maggior spazio alla contemporanea?

Giuseppe Pennisi

www.salzburgerfestspiele.at

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community