Festival di Aix-en-Provence. O dell’amore coniugale

Il festival annuale d’Aix-en-Provence compie settant’anni. La storica rassegna francese festeggia la ricorrenza mostrando il proprio volto rinnovato con un focus sull’amore coniugale. Tra ricerca, innovazione e tradizione.

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Festival di Aix-en-Provence - A Midsummer Night’s Dream - photo Patrick Berger

Festival di Aix-en-Provence – A Midsummer Night’s Dream – photo Patrick Berger

NON SOLO MOZART
Il festival annuale di Aix-en-Provence non è più, da qualche lustro, la manifestazione per far conoscere Mozart in Francia come era per Jean Cocteau e Jean Marais. Per anni si vedevano a pranzo (12.30 in punto) a Les Deux Carçons, il più elegante ristorante sul cours Mirabeau, e hanno alloggiato a Le Roi René, raffinato albergo del centro.
Mozart è sempre presente, quest’anno con un nuovo allestimento de Il Ratto dal Serraglio e il prossimo con una nuova produzione di Così Fan Tutte. Ma Aix-en-Provence è diventata una manifestazione in cui prime mondiali o europee di opere brevi (spesso commissionate dal festival) ruotano attorno a cicli su un autore o un tema. Poco più di un terzo del budget viene dalla biglietteria: il festival si basa dunque su una vasta rete di co-produzioni e di vendita di diritti cinematografici e televisivi.

Festival di Aix-en-Provence - Svabda - photo Bernard Coutant

Festival di Aix-en-Provence – Svabda – photo Bernard Coutant

L’AMORE CONIUGALE IN TUTTE LE SALSE
Il tema dell’edizione 2015 – fino al 21 luglio, preceduta in giugno da concerti dell’Accadémie Européenne de Musique – è l’amore coniugale. Il “ciclo Händel” prevedeva lo scorso anno l’Ariodante, nell’edizione in corso l’Alcina coprodotta con Bolshoi e Canadian Opera Company, e nella prossima Il Trionfo del Tempo e del Disinganno, nuova produzione in concorrenza con quella che proporrà La Scala. Qui l’amore coniugale è quello tra Ruggero e Bradamante che trionfa in un dramma ambientato ai giorni nostri, su intrighi e sortilegi di Alcina e Morgana.
Nella ripresa di A Midsummer Night’s Dream, un magico allestimento di Carsen che dal 1991 si è visto in tutto il mondo, tre coppie mal assortite trovano ciascuna il partner giusto dopo una notte di peripezie (lavoro è coprodotto con Lione). Ma anche Il Ratto dal Serraglio (che si vedrà in vari teatri tedeschi) è imperniato sull’amore coniugale.

Festival di Aix-en-Provence - Svabda - photo Bernard Coutant

Festival di Aix-en-Provence – Svabda – photo Bernard Coutant

UNA SORPRESA DALLA SERBIA
Tuttavia, la vera sorpresa è Svaba (Matrimonio) di Anna Soloković, compositrice serba (classe 1968) trasferitasi da numerosi anni a Montréal. In questa prima europea in forma scenica (regia di Ted Huffman e Zack Winocour), è coprodotta dal festival con i teatri di Angers, Nantes, Lussemburgo, Lubiana, e con il festival invernale di Sarajevo.
Il lavoro di circa un’ora racconta la sera e la notte prima della cerimonia di nozze vista dall’ottica di lei (la futura sposa) in compagnia delle sue cinque migliori amiche allo scopo di “seppellire la propria vita di ragazza nubile”. Quindi si compone di ricordi d’infanzia e dell’adolescenza, degli anni passati insieme a scuola, all’università, si sofferma sull’approssimarsi della maturità, su gioie e speranze, ma anche su timori e angosce per il futuro. Al termine della notte, la protagonista indossa l’abito da sposa e le amiche quello da ancelle che la accompagneranno all’altare.
L’innovazione è nella struttura musicale supportata da una regia efficace, imperniata sulla recitazione e una scena unica e luci che ben costruiscono l’atmosfera. In primo luogo, è una rara opera a cappella, senza orchestra per sei voci femminili, tre soprani (Florie Valquette, Liesbeth Devos, Jennifer Davis) e tre mezzo-soprani (Pauline Sikirdji, Andrea Ludwig, e Mirielle Lebel). C’è poi qualche leggerissimo accompagnamento strumentale: la protagonista suona in un breve momento l’armonica e le sue compagne delle piccole percussioni. L’opera sfrutta una potenzialità poco nota della lingua serba: non solo è fonetica (si parla come si scrive) ma anche ritmica. Infine, nell’ora circa dell’atto unico, vengono elegantemente fusi vari generi: dalla canzonette giovanili alle filastrocche, dal ballabile al folk, dal melologo al parlato sino a esplodere in un lungo e arioso finale, di impianto novecentesco, della ragazza che sta per sposarsi in cui si manifestano tutti i suoi auspici e tutte le sue preoccupazioni mentre le sue compagne, lasciati i jeans e le gonne corte, arrivano vestite da compunte damigelle.

Festival di Aix-en-Provence - A Midsummer Night’s Dream - photo Patrick Berger

Festival di Aix-en-Provence – A Midsummer Night’s Dream – photo Patrick Berger

COSA CI RISERVA IL FUTURO
L’anno prossimo si annunciano due prime mondiali di giovani compositori: Seven Stones from the Tower of Babel di Ondřej Adamek e Kalila wa Dimna di Monein Adwan. L’opera di Adamek, giovane ceco ormai di fama internazionale, ci porterà dall’Islanda ai bar di Praga, da Kyoto al Kurdistan per scoprire il significato della pietra. Quella di Adwan (in arabo e francese) alle antiche novelle e favole orientali. Nel 2016 proseguirà il ciclo Stravinskji con Oedipis Rex e Sinfonia dei Salmi di Esa-Pekka Salonen e Katie Mitchell, che proporranno una nuova produzione di Pelléas et Mélisande. Il tema dell’anno prossimo non sembra troppo chiaro, ma lo scopriremo a poco a poco.

Giuseppe Pennisi

www.festival-aix.com

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