Renato Barilli e la sparizione della giovane arte italiana

I nostri giovani artisti vengono trattati come i migranti: pretendiamo che gli altri Paesi li accolgano, ma noi li respingiamo. Per poi fare un Museo delle Culture che ha ben poco senso. L’editoriale di Renato Barilli.

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Migranti nel Mediterraneo

Migranti nel Mediterraneo

GIOVANE ARTE E MIGRANTI
Un problema angoscioso su cui conviene insistere è la scarsa attenzione rivolta alle nuove ondate dell’arte italiana da parte delle istituzioni nazionali e internazionali. Il problema rassomiglia, se ci si pensa, a quello dell’accoglienza da riservare agli immigrati: noi pretendiamo che gli altri Paesi ne accolgano una quota, ma poi le nostre Regioni fanno a gara nel respingerli.
Ebbene, così pure le nostre fondazioni sono ben scarse nell’accogliere nuove presenze, i vari “curators” preferiscono in genere soffermarsi sull’“usato sicuro”, allineare cioè i “soliti noti”, così evitando il rischio di compromettersi.

Biennale di Venezia 2015 - Padiglione Italia - Marzia Migliora

Biennale di Venezia 2015 – Padiglione Italia – Marzia Migliora

OCCASIONI MANCATE
La Biennale di Venezia nell’attuale edizione schiera appena due artiste già presenti in molte delle edizioni precedenti, il Padiglione Italia è invece generoso, ma diciamolo pure, l’organo giusto di informazione non è un ente illustre come la Biennale, che dovrebbe farsi carico di lanciare in orbita, avviandoli alla conquista dei Leoni d’oro, i nostri grandi nomi, proprio sul tipo dei Kounellis e Paladino e Parmiggiani, ora invece invitati quasi come fossero giovanotti di primo pelo.
La Fondazione Prada si conforma ai listini ufficiali, sdegnando inserimenti compromettenti. Qualcosa fanno, o facevano, a Roma, il Macro e il Maxxi, ma l’ente pubblico da cui si dovrebbero pretendere interventi in misura più massiccia è il Comune di Milano, visto che il capoluogo lombardo, e il suo retroterra, è pur sempre il luogo di maggiore presenza di giovani artisti, e di gallerie private che ne sostengono l’attività, ora incoraggiata anche dal miart, una fiera in via di espansione.

MUDEC, Milano

MUDEC, Milano

IL CASO MILANO
Dopo decenni di attesa Milano è riuscita finalmente a darsi un Museo del Novecento, che però ha scontato, nelle dimensioni assai ridotte, il privilegio di sorgere nel punto ombelicale della città, e dunque si è visto costretto a fermarsi alla soglia dei Settanta. Ma si era assicurato che in seguito, a breve, lo si sarebbe prolungato allestendo un Museo del contemporaneo a tutti gli effetti, aperto al mezzo secolo ormai successivo, e si era anche individuato il luogo nell’enorme spazio dell’ex Ansaldo. Poi però l’amministrazione ambrosiana è stata presa da dannosi dubbi in merito e ha ripiegato su un sostanzialmente inutile Museo delle Culture, in una città in cui non mi risultano essere copiose le collezioni di carattere antropologico rivolte a tutto giro a illustrare la platea del mondo.
Insomma, non è Milano la città ideale per ospitare un Musée de l’homme, mentre potrebbe offrire una straordinaria campionatura del meglio delle attuali tendenze artistiche nell’intero pianeta, a cominciare proprio da quelle italiane, senza peraltro chiudersi a riccio su di esse.

Padiglione Thailandia, Expo Milano 2015

Padiglione Thailandia, Expo Milano 2015

E SE RIUSASSIAMO UN PADIGLIONE DI EXPO?
Tutto non è perduto. Sul mio blog ho dato un giudizio del tutto positivo sulla miriade di eccellenti padiglioni esteri che ora costellano Expo. In uno di questi, se preservato e mantenuto, sarà pur possibile che il Comune ambrosiano si ricreda e collochi davvero un pulsante e dinamico centro della creatività nel visivo, con tutti gli opportuni addentellati che le si convengono.

Renato Barilli

http://www.renatobarilli.it/

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  • e bravo barilli. io, come molti altri che conosco, me ne ero accorto molti anni fa che era meglio emigrare. certo che avrei preferito essere un artista italiano in italia e avere nel mio paese le prove e le possibili soddisfazioni ma non era e vedo che non é ancora possibile. a vantaggio posso dire che ho imparato a essere europeo. inutile piangerci sopra, la tutela dell’arte italiana, dell’arte nazionale con tutti i supporti che vedo in altri paesi da noi non credo che esisterà mai. e attenzione, non parlo di sovvenzioni dirette che ritengo non sempre vantaggiose per l’artista, ma di spazi persistenti, incontri e stimolo al pubblico. il discorso è lungo quindi mi fermo.

  • Whitehouse Blog

    Si tratta di un problema relativo. Abbiamo giovani artisti, come per esempio Vascellari, che hanno fatto decine e decine di personali in Italia per poi ritrovarsi bruciati (non il curatore); artisti come Rossella Biscotti che ha fatto tantissime importanti mostre internazionali per poi ritrovarsi totalmente mimetizzata al mainstream e quindi persa fra miriade di artisti stranieri spesso meglio supportati (ma costei vive in olanda da tempo). Il problema, Caro Renato Barilli è nel linguaggio e nell’abbandono in cui versa il pubblico dell’arte contemporanea, almeno in Italia. Quali artisti italiani degni di nota dopo Cattelan? ….sono francamente in difficoltà. I Garuttini persi in una poetica unica, Arienti? Vezzoli con il suo pop-vintage? Forse Adrian Paci. Poi vedo il vuoto. Ma soprattutto, dove sta il pubblico dell’arte contemporanea tolti addetti ai lavori e collezionisti? Tutte questioni su cui lavoro da anni.

  • angelov

    Gli artisti andrebbero soppressi nella culla, altro ché…
    Se si dovessero elencare tutti i crimini commessi in nome dell’Arte, da gente che si riteneva artista, e che lo era, oppure solo si sentiva di esserlo, non basterebbe tutta la carta igienica sul pianeta per vergarci sopra tutti i loro nomi e le loro gesta.
    Pasti pensare al primo, a quel disgraziato che si mise in testa di dividere la luce dalle tenebre… per capire la portata dell’indignazione che ispirano queste creature maledette.