Intervista con Gianfranco Baruchello. Verifiche per gli anni a venire

Incontriamo Gianfranco Baruchello mentre “si scalda” agli angoli del ring dove si racconterà ad Alessandra Mammì, insieme a Cesare Pietroiusti e Francesco Montanari al Cinema Trevi di Roma (appuntamento questa sera, 17 giugno, dalle ore 19). Nuove “verifiche” sono in corso per l’arte contemporanea? Ricordi, prospettive, nuove generazioni, amici del passato e del presente tornano nelle parole del maestro. Le riportiamo qui.

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Gianfranco Baruchello, Piccolo sistema, 2012-2013

Gianfranco Baruchello, Piccolo sistema, 2012-2013

L’incontro di stasera si intitola Verifiche per il 2000 e segue il primo appuntamento con Rä di Martino, nella rassegna di Arte e Cinema curata dalla Mammì per la Cineteca di Roma al cinema Trevi. Naturalmente, il tema centrale è il tempo. Come Baruchello vede gli anni a venire, per l’arte e non solo?
Oggi contano fattori, mezzi, interessi, cioè poteri assoluti o ciò che chiamiamo “il mercato”. Freddezza, cinismo di pochi che muovono il denaro. Nuove ricchezze e voglia di collezionare e speculare si stanno sviluppando anche laddove era impossibile prevedere che nascessero, ad esempio in Cina, in Russia, o nei potentati arabi.

La sperimentazione è sempre stata una delle “linee guida” del suo lavoro. Guardandosi indietro, c’è qualche cosa che “artisticamente” rimpiange di non aver provato?
Nessun rimpianto, dopo tanto lavoro.

Se lei, invece, fosse un giovane artista oggi, con quali strumenti comincerebbe o vorrebbe lavorare?
Credo che carta, penna o matita, e magari un computer con una telecamerina possano bastare se ci sono cervello e volontà ad animare la mano.

Gianfranco Baruchello, Ardiglione, 2009

Gianfranco Baruchello, Ardiglione, 2009

In Italia lei ha avuto un riconoscimento tardivo. O meglio, tutti sapevano chi è Baruchello, ma è mancata per lungo tempo l’attenzione intorno al suo lavoro. Poi inviti, mostre, una importante galleria a rappresentarla. A cosa adduce questo cambiamento? Questi anni di “solitudine” hanno influito in maniera positiva o negativa sul suo lavoro?
Sono stati meccanismi del caso – la complessità del mio linguaggio non era lo strumento più adatto alla fretta di farsi capire. Se si aggiunge il rifiuto dei compromessi… molti fattori erano allora negativi. Ma non dò nessuna colpa alla solitudine: ho vissuto, viaggiato, partecipato come tutti, ho fatto mostre innumerevoli, scritti di critici storici ecc… Bastava aspettare? Gli intuiti forse erano giusti.

Nella sua vita, una presenza fondamentale è stata quella di Marcel Duchamp. Qual era la relazione che intercorreva tra la sua generazione e quella di Duchamp?
Duchamp è stato la vera amicizia, un incontro tra due età diverse. Una fiducia che mi ha aperto non solo la testa, ma la via da percorrere nel mondo dell’arte contemporanea. Sul piano generale ha influito il suo silenzio, il suo (magico?) non-fare.

Crede che la stessa relazione possa esistere tra la sua generazione e quella degli artisti che oggi hanno trent’anni? Se no, cosa è cambiato?
La Fondazione Baruchello creata con Carla Subrizi negli Anni Novanta vanta già una sua storia di molti giovani artisti (in gran parte oggi affermati) cui è stato dato spazio e occasione per realizzare opere e progetti, e discuterne in un contesto connesso con luoghi, materiali e strumenti necessari alla creatività. Il fatto di aver costituito la Fondazione è il mio messaggio, credo più concreto, per le giovani generazioni.

Gianfranco Baruchello & Alberto Grifi, Verifica incerta, 1964-65 - still da film

Gianfranco Baruchello & Alberto Grifi, Verifica incerta, 1964-65 – still da film

Chi sono stati, invece, i suoi compagni di strada? E chi sono le persone della sua vita oggi?
Sono stati poeti, scrittori, filosofi, grandi vere amicizie e reciproca stima/fiducia. Non amo fare elenchi di nomi, ma non dimentico (e rimpiango) oltre Marcel Duchamp, Calvino, Manganelli, Lyotard, Jouffroy e Cage, che insieme a Marcel Duchamp presentò allora, nel 1966, il mio lavoro a New York.

La Verifica Incerta è un film ormai mitologico. Ci racconta un po’ come è nato e che ricordo conserva di Alberto Grifi?
La lunga storia di Verifica Incerta è raccontata da Carla Subrizi in uno dei suoi migliori libri (Baruchello e Grifi, Verifica Incerta. L’arte oltre i confini del cinema, 2004). Ora è anche in un booklet che accompagna la prima edizione, in DVD (JRP Ringier, 2015) del film. Alberto Grifi capitò nel mio studio giovanissimo, poco più che ventenne, fotografo, per lavoro professionale, nel mondo dei pittori. Nacque così un’amicizia di cui Verifica fu il primo e forse, per l’importanza, unico frutto. La sua fine dolorosa è un inguaribile motivo di malinconia.

Santa Nastro

Roma // 17 giugno 2015 ore 19
Art/Trevi – Gianfranco Baruchello
a cura di Alessandra Mammì
CINEMA TREVI
Vicolo del Puttarello 25
06 6781206
[email protected]

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/46023/arttrevi-gianfranco-baruchello/

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