La libertà di essere un maker. Intervista con Daan Roosegaarde

Architetto e designer olandese, Daan Roosegaarde è appena stato ospite di Meet The Media Guru al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Non ci siamo fatti sfuggire l’occasione per una intervista.

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Daan Roosegaarde, Waterlicht, 2015

Daan Roosegaarde, Waterlicht, 2015

Ci siamo conosciuti nel 2007 quando avevi appena aperto lo Studio Roosegaarde. Le tue parole chiave erano: interazione, sostenibilità, spazi pubblici, sicurezza, consapevolezza, nuova grammatica. Pensi ancora a definire una nuova grammatica?
Oggi aggiungerei il termine ‘illuminazione’, sia nel lavoro che nella vita, spiritualmente. Non userei più la parola ‘grammatica’, perché i vecchi sistemi sono mutati e nuovi sistemi sono all’orizzonte. Userei l’espressione “prototipare un nuovo mondo”. Nel 2007 ero interessato alle installazioni in spazi pubblici, ora sono più orientato all’aumento di scala: autostrade, parchi, città; penso a un design che migliori le condizioni di vita. Con lo Studio abbiamo costruito la nostra nuova grammatica, ma ora ci siamo spostati verso la biologia. Se vuoi lavorare su grande scala e creare qualcosa che duri negli anni, la natura è un elemento di grande ispirazione.

Che cosa è cambiato dal 2007? Quali esperienze e quali opere ti hanno segnato di più a livello professionale?
Ho incontrato persone che mi dicevano che ciò che avevo in testa non poteva essere realizzato. In quel periodo abbiamo disegnato la Yes, but chair, una sedia interattiva che dà una breve ma intensa scossa a chi, stando seduto, pronuncia le due parole “Sì, ma…”, le classiche parole di coloro a cui presenti un nuovo progetto. Dal 2010, è avvenuto un salto, le persone hanno iniziato a voler essere coinvolte nei progetti: la diffidenza se n’era andata. Ho stretto alleanze, investito in un team, riavuto il mio tempo per le attività in cui sono bravo, delegando il resto ai professionisti con cui lavoro. La fase più strana è stata quella di Lotus Dome e di Smart Highway.

Daan Roosegaarde, Van Gogh Bicycle Path, Nuenen

Daan Roosegaarde, Van Gogh Bicycle Path, Nuenen

Raccontaci.
Ho lavorato nella stessa settimana alla prima opera, poetica, per una piccola chiesa di Lille in Francia, e all’autostrada, in un ambiente rude.  Due opere differenti, due successi, il contrasto le ha nutrite a vicenda.
Il fatto che sindaci e compagnie di infrastrutture vogliano lavorare con te sul lungo periodo consente di pianificare un grande progetto e aumentare l’impatto del lavoro per le città e le persone. Ora sono tra gli Young Global Leader del World Economic Forum: la nozione di leadership ha a che fare con una visione, con un programma. Condividere storie è tanto importante quanto fare buona arte; i nativi digitali usano la tecnologia e il design per capire la realtà, hanno un programma sociale potente perché non credono più nei grandi sistemi, non credono più nei governi e disegnano cose per rendere la vita di nuovo comprensibile.

La ciclabile Van Gogh di Nuenen in Italia credo sia il lavoro più noto: cosa l’ha ispirato?
Il sindaco di Nuenen mi chiese di riattivare uno spazio abitato in cui non c’era nulla da vedere. L’opera è una delle Smart Highways con cui rifletto sul ripensare l’infrastruttura. Mi interessava generare un paesaggio del futuro con un elemento di base: riportare alla vita il patrimonio culturale. La ciclabile è molto nota e frequentata ed è come attraversare in bicicletta un dipinto di Van Gogh.

Daan Roosegaarde, The Smog Free Project, 2015

Daan Roosegaarde, The Smog Free Project, 2015

A Meet the Media Guru parli dello Smog Free Project.
Penso che il futuro del design sia rimuovere, non aggiungere. Ad esempio, rimuovere l’inquinamento e restituire uno spazio.
Stiamo lavorando a The Smog Free Project, che sarà lanciato nell’agosto 2015 a Rotterdam e portato a Pechino nel 2016. Il progetto è una provocazione, è come un pugno in faccia: vuole creare consapevolezza sullo stato dell’ambiente e delle città, sul riuso dello smog raccolto con una tecnologia a ioni che purifica l’aria in un dato ambiente con un diametro definito.

Dove vanno architettura e design in questo momento?
Verso un luogo con più makers e meno consumers: abbiamo le stampanti 3D, siamo stufi dei grandi sistemi, vogliamo personalizzare il mondo attorno a noi. Spero che entro una decina d’anni saremo capaci di integrare i princìpi della natura nel mondo attorno a noi: se vuoi essere “a prova di futuro”, non studiare architettura, design o tecnologia ma biologia o biotecnologie.
In un mondo che sta esplodendo, la creatività è un nuovo capitale e il ruolo del maker come designer, come architetto, come artista sarà sempre più importante.

Silvia Scaravaggi

www.studioroosegaarde.net
www.meetthemediaguru.com

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