La Rai sta vendendo i suoi immobili più pregiati. Alcuni opera di grandi architetti
“Un crimine contro la storia dello spettacolo italiano”: Fiorello ha preso posizione contro l’annuncio della vendita di un luogo cult del varietà nazionale come il Teatro Delle Vittorie. Che però è incluso in un piano di dismissione del patrimonio immobile della Rai: ecco quali altri spazio ci sono
Il primo atto del futuro del Teatro Delle Vittorie di Roma– che, assieme al Teatro Ariston di Sanremo, è con ogni probabilità una delle più conosciute sale impiegate dalla Rai come studio televisivo – si compirà a partire dal prossimo 22 maggio 2026. Entro le 12 di quel giorno, infatti, i soggetti interessati all’acquisto dell’immobile dovranno presentare la propria manifestazione di interesse preliminare, “indicativa e non vincolante” come indica la documentazione. Balzata agli onori del web grazie alla “mobilitazione social” contro la sua vendita promossa via Instagram da Fiorello, e rapidamente sostenuta da altri volti noti del piccolo schermo, la vicenda che vede protagonista il teatro ha in realtà avuto inizio già 4 anni fa.
Non c’è solo il Teatro delle Vittorie in vendita: i dettagli del piano immobiliare “unico nella storia Rai”
Risale infatti al 2022 l’approvazione unanime da parte del Consiglio di Amministrazione della Rai, all’epoca presieduto da Marinella Soldi, del Piano Immobiliare presentato dall’Amministratore Delegato Carlo Fuortes. Un programma finalizzato alla “razionalizzazione e riorganizzazione degli spazi aziendali resa opportuna sia dall’evoluzione delle modalità di lavoro conseguenti alla transizione digitale, sia dalla necessità di assicurare una maggiore sostenibilità ambientale e finanziaria”, esteso ad “alcune sedi regionali e agli insediamenti aziendali di Roma e di Milano”.
Obiettivo dell’operazione? “Liberare risorse per la valorizzazione del patrimonio immobiliare aziendale” precisava contestualmente il comunicato dell’azienda. Esaminare il documento che dettagli gli immobili coinvolti – 15 assetlocalizzati a Roma, Milano, Firenze, Torino, Genova, Cagliari e Venezia, per oltre 150mila mq complessivi – equivale a ripercorrere una porzione di storia della Rai e, dunque, del Paese. Del portfolio fanno infatti parte edifici entrati di diritto nell’immaginario collettivo, al pari del teatro, oltre a manufatti che hanno rappresentato snodi strategici e punti di riferimento per i quadranti urbani in cui sono stati costruiti. Si va dalle sedi regionali toscana, ligure e veneta al centro di produzione radiofonica di via Verdi, a Torino, passando per l’altrettanto noto centro di produzione milanese in Corso Sempione; presenti anche cinque edifici per uffici, un centro ricerche, terreni e magazzini.
La Rai e Roma, un rapporto in evoluzione tra vendite e ristrutturazioni
In termini di piano immobiliare “unico nella storia Rai” si è espressa l’azienda in seguito all’intervento di Fiorello, ribadendo le ragioni che hanno portato alla scelta datata 2022. Con specifico riguardo per il Teatro Delle Vittorie, l’azienda lo riconosce come un “pezzo importantissimo della storia Rai” ma elenca anche le motivazioni alla base della sua vendita, chiamando esplicitamente in causa le condizioni in cui versa l’immobile. In particolare vengono quantificati come “milionari” i suoi costi di manutenzione. “Tutte le valutazioni tecniche rappresentano da tempo costi di gestione eccessivi e non più sostenibili in virtù della obsolescenza della struttura, delle problematiche di carattere tecnico e impiantistico, dei vincoli e delle limitazioni imposti dal fatto che si trova all’interno di un condominio, e dei problemi di impermeabilizzazione e la conseguente esiguità dei programmi che vi vengono realizzati”, precisa Rai. Ricade nella Capitale il 20% della superficie lorda inclusa nel piano (poco meno di 31mila mq) ed è proprio qui che la Rai ha avviato investimenti sul fronte edilizio. Tra questi “il potenziamento tecnologico e d’avanguardia di Saxa Rubra, la riqualificazione di Viale Mazzini – attesa da decenni – con il concomitante utilizzo della sede di Via Alessandro Severo, già concepita con criteri d’avanguardia – e il completamento degli interventi in Via Teulada. Il tutto per introdurre un modello immobiliare più flessibile e adattato alle reali esigenze produttive di un broadcaster moderno, migliorando l’utilizzo degli spazi e la qualità degli ambienti di lavoro per i propri dipendenti”, ricorda l’azienda
La storia del mitico Teatro Delle Vittorie di Roma
Una posizione, dunque, chiara e che non sembra lasciare margini a ripensamenti. Parallelamente incoraggia verso una riflessione sull’avvenire di un teatro diventato familiare per milioni di italiani a partire dagli Anni Sessanta del Novecento. Generazioni di telespettatori si sono sintonizzati sulle reti Rai, in particolare su Raiuno, per assistere agli show trasmessi dal Delle Vittorie, divertendosi, emozionandosi, commuovendosi. È stata questa la “casa” in cui hanno preso forma spettacoli indiscutibilmente considerati tra i simboli della televisione pubblica nazionale – Canzonissima, Studio Uno, Rischiatutto, Milleluci, Fantastico, Scommettiamo che…? fino ai più recenti Soliti Ignoti e Affari tuoi, per citarne alcuni –, trainati dal talento di big del piccolo schermo. Eretto in cemento armato nel 1950 e ristrutturato trent’anni dopo, il Delle Vittorie dispone di una superficie di circa 5500 mq, con sei piani fuori terra e uno interrato; ricade in un quartiere di pregio, nelle vicinanze di Prati e del Vaticano. Per il suo valore storico-culturale, evidenzia (e, probabilmente, auspica) la presentazione Rai, “offre interessanti potenzialità di valorizzazione, con mantenimento delle funzioni teatrali e integrazione di funzioni commerciali compatibili, in linea con la vocazione del quartiere”. In ultima battuta, va rilevato come la vendita di questo luogo si inserisca in una fase contraddistinta da unnuovo slancio per le sale teatrali e, in particolare, cinematografiche, con esempi di riattivazioni secondo modelli di uso e gestione ibridi anche nel contesto capitolino. Salvo clamorose revoche dell’operazione, magari per effetto del buon esito di iniziative “dal basso” che potrebbero essere in fase di elaborazione, si preannuncia tutto da seguire il destino di un luogo al quale, probabilmente, ogni italiano lega una memoria personale.
Architetture eccellenti del Piano Immobiliare Rai: il complesso milanese disegnato (anche) da Ponti
Mentre il “caso Delle Vittorie” ha conquistato risonanza mediatica, meriterebbero adeguata visibilità anche altri beni inclusi nel piano di vendita. A cominciare da quello co-progettato da uno dei maestri dell’architettura italiana del Novecento: GioPonti. Con un’estensione di 54 mila mq di superficie, il centro di produzione Rai in Corso Sempione è il complesso più vasto (e il più stratificato dal punto di vista storico-artistico) proposto in vendita dall’azienda. Situato a circa 500 metri dall’Arco della Pace e realizzato a partire dagli Anni Trenta del Novecento, si articola in cinque corpi di fabbrica. Tra questi, esito del concorso di progettazione indetto nel 1939 è la struttura razionalista disegnata dallo studio Ponti Fornaroli Soncini, insieme all’ingegnere Nino Bertolaia. Tormentato l’iter edificatorio di quello che, inizialmente, fu ribattezzato l’EIAR – Ente Italiano Audizioni Radiofoniche: sebbene i lavori vennero intrapresi già nel 1940, la Seconda guerra mondiale con la distruzione di una porzione dello stabile a causa di un bombardamento portarono al completamento del cantiere e all’inaugurazione solo nel 1952. Nonostante i decenni e gli adeguamenti, negli interni sono ancora leggibili dettagli di matrice pontiana.
Un esempio di edificio pubblico funzionale e “tecnologico” ante litteram: la sede regionale Rai di Gamberini a Firenze
Al decennio successivo risale, infine, il completamento la sede regionale Rai di Firenze, unico immobile su suolo toscano del piano in questione. Inizialmente noto come Officina Radiotelevisiva di Firenze, questo complesso di 24mila mq si deve alla progettazione di un team guidato da ItaloGamberini, architetto toscano autore anche della sede del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, a Prato. Aspetto peculiare del sito, che per gli Anni Sessanta fu considerato un modello di riferimento nell’adozione di nuove tecnologie negli immobili pubblici, è la compresenza di volumi opachi e introversi, destinati alle trasmissioni e registrazioni, e di porzioni porose, con generose superfici vetrate destinate agli uffici. Un programma funzionale preciso, dunque, confermato nella scansione compositiva. Di interesse anche gli interni, con arredi e dettagli disegnati dallo stesso Gamberini e opere d’arte site specific. Per la sua salvaguardia, nel marzo scorso è stato organizzato un presidio con il coinvolgimento della presidente del Consiglio Regionale della Regione Toscana Stefania Saccardi, in campo per cercare una soluzione alternativa alla vendita.
Valentina Silvestrini
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