Immagini del Pompidou pop-up. Il centro parigino inaugura una sede temporanea a Malaga: e prepara le trattative per lanciare nuove filiali in Asia o nel sud America

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Inaugurazione del Centre Pompidou Málaga (foto Pompidou Málaga)

Inaugurazione del Centre Pompidou Málaga (foto Pompidou Málaga)

È un museo a scadenza, il Pompidou di Malaga, che ha inaugurato ieri nella città andalusa. La versione spagnola del Centre Pompidou di Parigi resterà infatti aperta per soli cinque anni, secondo la logica in via di diffusione del museo pop-up. Già nel 2010, il Beaubourg aveva aperto una filiale – in questo caso permanente – a Metz, nel nord-est della Francia. E non è l’unico caso di istituzione museale che esporta il proprio nome, come fosse una qualsiasi multinazionale. Per restare in Francia, nel 2007 il Louvre ha avviato i lavori per la costruzione di una sede distaccata ad Abu Dhabi, ancora oggi in fase di completamento. A Malaga, il Pompidou è stato alloggiato nel rinnovato porto cittadino, all’interno di una costruzione cubica in vetro di 6 mila metri quadri, firmata dallo studio spagnolo L35. La struttura accoglierà temporaneamente opere selezionate dalla collezione francese, di artisti come Picasso, Francis Bacon, Frida Kahlo e Fernand Léger. Malaga negli ultimi quindici anni ha lavorato duramente per guadagnarsi la reputazione di città culturale, a cominciare dall’apertura nel 2003 del museo dedicato a Pablo Picasso – a cui la città diede i natali nel 1881 –, del CAC-Centro de Arte Contemporáneo e, nel 2011, del Museo Carmen Thyssen, che ha reso pubblica parte della collezione privata della baronessa da cui prende il nome. Grazie alla politica dinamica del sindaco Francisco de la Torre, in carica dal 2000, il Pompidou non è l’unica novità museale in città: qualche giorno fa infatti è stato tagliato il nastro dello spazio satellite del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, con un centinaio di opere in prestito permanente, che vanno dal XV secolo sino al Novecento di Wassily Kandinsky e Marc Chagall. Questi investimenti in musei graveranno di circa 8 milioni di euro sulle casse cittadine, già appesantite da un debito di circa 600 milioni di euro. Malaga dovrà infatti corrispondere annualmente al Pompidou la cifra di un milione di euro, che comprende l’uso del brand museale, il prestito delle opere per la collezione permanente e l’organizzazione di una mostra temporanea all’anno. Alain Seban, presidente del museo parigino, si dice soddisfatto dell’operazione, dietro a cui non solo il proposito umanista di dare accesso ad opere che altrimenti resterebbero stipate nei depositi del museo, ma anche l’opportunità di rafforzare il brand dell’istituzione e di assicurarsi nuove entrate. Pare che il Beaubourg abbia già aperto nuove trattative con altre città in Asia e nell’America Latina.

Marta Pettinau

 

 

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