Come ti faccio satira su Berlino partendo da Lars von Trier: la finta parodia made in Italy di “Ninfomaniac” dice la sua sulla gentrificazione della città. Tutto parte dalla scena queer e techno…


(n)infomaniac - foto Aghia Sophie

(n)infomaniac – foto Aghia Sophie

Non è ancora uscito nelle sale. E non è nemmeno chiaro in quale versione – integrale o censurata? – verrà proiettato alla prossima Berlinale. Ma è già oggetto si satira, o meglio: occasione per una riflessione parodistica e ferocemente dissacratoria sul famigerato processo di gentrificazione della capitale tedesca. Con la speculazione edilizia a trasformare i quartieri della movida e di una tra le più frizzanti scene culturali d’Europa in spazi residenziali di lusso. Attorno al Ninfomaniac di Lars von Trier si è detto già molto, e ancora di più si dirà nelle prossime settimane; arriva intanto dal sottobosco underground di Berlino il primo progetto che fa apertamente riferimento al film per proporre visioni laterali su un processo discusso e contestato. Si parte con cinquecento manifesti appuntati negli spazi che in città raccolgono (più o meno lecitamente) le locandine di feste e concerti e, naturalmente, con una massiccia campagna virale via social network: ecco (n)infomaniac, sagace burla ordita da un gruppo eterogeneo di fotografi, dj, registi e ravers, presenze fisse in locali e situazioni che spaziano dal queer alla techno. Ad architettare l’operazione – viene da dire: ovviamente! – un italiano: Umberto Baccolo, che si propone di accendere i riflettori sul “cadavere della Berlino gentrificata, diventata una gigantesca città-discoteca esperimento sociale. In cui tutto è basato sui club e l’esistere sulla scena artistica è subordinato all’apparire per forza alle continue feste, ai vernissage, agli eventi”. Da un lato il presenzialismo esacerbato, condizione comune a tutte le capitali dell’arte; dall’altro la spersonalizzazione dei rapporti interpersonali, la freddezza di una rete che moltiplica le occasioni di scambio ma al tempo stesso le mortifica, impoverendo il dibattito: tutto porta alla creazione di una campagna di comunicazione che promette l’uscita di un porno amatoriale liberamente ispirato all’opera di von Trier. In rete si susseguono trailer surreali e folli interviste ai protagonisti, tutti reclutati dietro le consolle dei party techno che agitano la città; spunta la serie di manifesti firmati dalla fotografa Aghia Sophie, con i volti dei quattordici protagonisti del film colti nell’atto dell’orgasmo, in una replica fedelissima della pubblicità shock ideata per Ninfomaniac.
Il gioco parte a ridosso del Natale: le caselle mail scoppiano al ritmo delle decine di richieste di informazioni che arrivano da curiosi, facinorosi, pornografi, artisti e chi più ne ha più ne metta. Tutti vogliono sapere di che tratta il film, se c’è sesso vero o simulato: si replica, insomma, il valzer pruriginoso che sta avvolgendo l’originale di von Trier. La verità è on-line, naturalmente…

www.umbertobaccolo.com


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  • anna

    gia da tempo dubitavo sulla qualita´degli interventi di Artribune, ma davvero con questi articoli siete solo lo specchio dell´arte italiana: una vergogna

    • narciso

      carissima anna una vergogna e´ke la monalisa e un oera d arte prima di dare certe sentenze si dovrebbe entrare a conoscenza del valore del progetto artisticoe del messaggio credo ke tu abbia visto solo l orgasmo

  • giorgio

    non condivido i commenti precedenti. penso si faccia bene a parlare di progetti simili che sono specchi interessanti della realtà in cui viviamo e parlano delle nuove tendenze e scene artistiche che spesso nascono dal basso, dalla strada, dall’underground, e che hanno un loro rilievo, una loro portata e spesso un loro spessore. non esiste solo l’arte da musei o ufficiale, esistono pure progetti come questo che parlano del mondo dei giovani, della loro cultura, di come si relazionano all’immagine, alla pubblicità, ai cambiamenti sociali, o al cinema d’autore. bravi quindi ai giornalisti di artribune, ci vuole qualcuno che parli di queste cose anche al di fuori dei social network o dei passaparola! continuate così!

  • luciabelli

    grazie per la segnalazione! sono andata a vedere i vari video e foto relativi e veramente merita! lavoro intelligente e diverso dal solito! bella provocazione e intelligente riflessione sul marketing che a sua volta diventa operazione di marketing: notevole!

  • Angelov

    una semplice goliardata, che contribuirà alla prevedibile fama degli italiani all’estero, anche se per scandalizzare Berlino ci vuol ben altro…

  • Gianni

    Mah… La scena artistica di Berlino non soffre di certo, per fortuna, di queste provocazioni. Nè Von Trier ne altri possono scalfire questa scena che va avanti, magari anche gentrificandosi, ma che guarda sempre al futuro e non richiede solo presenzialismo. Per fare arte, e non passatempi, richiede pratica, costanza e urgenza come da qualsiasi altra parte al mondo. Chi frequenta i club berlinesi cerca una visibilità effimera e veloce. Tutto il contrario di chi progetta arte e affini.