La guida agli orologi storici da scovare girando a piedi per Roma
Roma vanta un patrimonio di orologi antichi da scoprire tra palazzi, chiese, cortili nascosti e parchi. Dal primo “orologio del popolo” all’ingegnoso idrocronometro del Pincio, dai desueti quadranti a sei ore alle insospettabili meridiane. Una guida
Il censimento del Comune di Roma ne conta circa settanta, da scoprire muovendosi in città tra chiese, ville, palazzi, musei. E in effetti gli orologi storici di pertinenza comunale sono un patrimonio culturale prezioso, che necessita di costante manutenzione: in via della Greca, dove si concentrano diverse “officine” dell’amministrazione capitolina, da molti anni c’è persino un laboratorio adibito alle riparazioni di ingranaggi spesso fragili perché molto antichi, nonché alla pulitura e al restauro degli orologi più esposti alle intemperie.
Ma sono un’eccezione gli orologi storici ricordati tra le attrazioni da non perdere in città – pensiamo all’orologio ad acqua del Pincio, a Villa Borghese – mentre gran parte di queste testimonianze finiscono per “confondersi” con l’arredo urbano, restando sotto traccia. Il recente restauro dell’antico orologio a torre del Palazzo del Commendatore, nel complesso di Santo Spirito in Sassia, ci dà l’occasione per suggerire un insolito itinerario cittadino incentrato proprio sulla riscoperta degli orologi pubblici.
Orologi storici a Roma. L’orologio a “sei ore” del Palazzo del Commendatore

È necessario aguzzare la vista, alzando lo sguardo verso la torretta che corona il Palazzo del Commendatore, per apprezzare la peculiarità più raffinata dell’orologio custodito all’interno del Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia: la lancetta cesellata a forma di ramarro. In Borgo Santo Spirito, nelle vicinanze del Vaticano, il palazzo fu edificato nel secondo Cinquecento per ampliare uno dei più antichi ospedali d’Europa, nato per volontà papale. Oggi il complesso è diventato polo museale, cui si accede solo su prenotazione (visitando anche le Corsie Sistine e scoprendo la storia della Biblioteca Lancisiana). Nella corte interna del Palazzo, il lato sud del porticato è dominato dall’orologio fatto installare dal commendatore Antonio Maria Pallavicini, raro esempio di quadrante circolare “alla romana”, cioè diviso in sei ore e a lancetta unica (una misurazione del tempo legata alla “giornata religiosa”, introdotta dalla Chiesa alla fine del Duecento; a Roma è sopravvissuto qualche antico quadrante a sei ore: nascosto nel cortile di Palazzo Rondinini, al civico 518 di via del Corso, se ne trova un esemplare con lancetta a forma di serpente; il superstite più celebre, spicca sulla torre del Quirinale). La struttura è incastonata tra elementi simbolici come l’eternità, rappresentata dal serpente che si morde la coda intorno al quadrante, e stemmi (la gazza sulla quercia di Gazzoli e la croce di Lorena simbolo dell’ordine del Santo Spirito). Si deve a una donazione del gruppo Hausmann il ripristino del meccanismo che ha permesso all’orologio di ripartire dopo oltre ottant’anni.
Palazzo del Commendatore, Complesso di Santo Spirito in Sassia
Borgo Santo Spirito, 3
L’orologio del Convento dei Padri Filippini sulla torre di Borromini

Sono certamente il contesto urbanistico e la qualità architettonica dell’edificio che corona, a fare della Torre dell’Orologio borrominiana una tappa che vale la deviazione. Progettata e costruita sotto la direzione di Francesco Borromini tra il 1647 ed il 1649, la torre decora un angolo del convento dei padri Filippini, affacciando sulla piazzetta che dall’orologio prende il nome, tra i vicoli del Rione Ponte. Con l’oratorio e l’antistante chiesa di Santa Maria in Vallicella, il convento formava il complesso della sede dell’ordine religioso fondato da San Filippo Neri nella seconda metà del Cinquecento. E la torre è una perfetta sintesi del pensiero borrominiano, caratterizzata da superfici e linee concave e convesse, a sorreggere un gioco di volute in ferro che sostengono le campane, evocando l’idea di un campanile. Il quadrante dell’orologio è quindi incastonato su una superficie concava, e accostato al mosaico con la Madonna della Vallicella disegnato da Pietro da Cortona. La macchina originale dell’orologio è conservata nel Museo di Roma a Palazzo Braschi.
Torre dell’Orologio
Via del Governo Vecchio, 2
L’orologio del Palazzo Senatorio in Campidoglio

Sulla torre del Palazzo Senatorio, in Campidoglio, il primo orologio pubblico di Roma segna le ore “solo” dal 1806. Ma la sua storia è molto più antica: nel 1412, “l’orologio del popolo” veniva installato sulla facciata dell’adiacente basilica dell’Ara Coeli per regolare le attività cittadine. Il meccanismo, impostato sul modello a sei ore “alla romana”, subì nel tempo diversi interventi di manutenzione, e nel Settecento fu persino ricollocato in una diversa posizione sulla facciata della chiesa, prima del trasferimento definitivo al Palazzo Senatorio, sacrificando parte dell’originale scritta SPQR che stava sulla torre. A seguire l’operazione fu l’apprezzato orologiaio romano Raffaele Fiorelli. Pochi anni più tardi, nel 1847, si mise ancora mano al meccanismo, introducendo le 12 ore del quadrante francese, in auge in Italia dopo l’invasione delle truppe napoleoniche. Una nuova sostituzione risale al 1922, ma l’aspetto e le dimensioni dell’orologio, che misura oltre 3 metri, sono rimasti invariati.
Palazzo Senatorio
Piazza del Campidoglio
L’orologio ad acqua del Pincio a Villa Borghese

Il tormentato – per la sua recente storia manutentiva – idrocronometro del Pincio fu ideato nel 1867 dal frate domenicano ligure Giovan Battista Embriaco, che lo presentò all’Esposizione Universale di Parigi; ma la realizzazione del progetto si deve ai fratelli Granaglia, noti orologiai torinesi, mentre il meccanismo della suoneria a cannule porta la firma di Antonio Bedetti, già direttore d’orchestra a Santa Cecilia, che nel 1882 fondò l’omonima orologeria romana. Nel 1873 l’orologio fu installato a Villa Borghese su progetto dell’architetto svizzero Gioacchino Ersoch: si scelse il contesto paesaggistico più suggestivo, guardando però anche alla funzionalità dell’operazione, contando sulla vicinanza di una cisterna d’acqua destinata ad alimentare le fontane e i prati del parco.
Il funzionamento dell’orologio, innalzato su una torretta di 4 metri su un isolotto al centro di un piccolo lago, è garantito proprio dalla presenza dell’acqua, che cadendo dall’alto riempie due bacinelle allungate a forma di foglioline, in bilico su uno spillo. Le due bacinelle, oscillando, attivano il sistema che fa girare le lancette e carica l’orologio. Il meccanismo è protetto da uno scrigno di pannelli di vetro, montati su una torretta in ghisa che simula i rami di un albero. Dopo anni di degrado e rallentamenti burocratici, l’orologio è stato restaurato nel 2007, ma ancora oggi sconta problemi di manutenzione, e non è in funzione.
Villa Borghese
Viale dell’Orologio
L’orologio di Palazzo Wedekind a Piazza Colonna

Non è raro vederlo immortalato nello stesso scatto con la Colonna Antonina (si tratta in realtà della colonna di Marco Aurelio), che svetta in Piazza Colonna circondata dai palazzi della politica, ma l’orologio di Palazzo Wedekind appartiene a tutt’altra epoca. L’edificio prende il nome dal banchiere tedesco Carl Wedekind, che lo acquistò nel 1879 (dal 1925 il palazzo è di proprietà dell’INPS, ed è sede del quotidiano Il Tempo), ma risale alla seconda metà del Seicento. L’ultima sistemazione si deve a papa Gregorio XVI, e data 1838: all’epoca il palazzo ospitava la Direzione Generale delle Poste Pontificie e fu allora che si decise di installare, in cima all’edificio, due orologi a incorniciare un’iscrizione commemorativa. Con il passaggio di proprietà a Wedekind, l’attico del Palazzo fu modificato, con la rimozione dell’iscrizione e degli orologi, sostituiti dall’unico, scenografico quadrante a 12 ore, incorniciato da elementi scultorei.
Palazzo Wedekind
Piazza Colonna, 366
La Linea Clementina in Santa Maria degli Angeli

Sul pavimento della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, la Linea Clementina funziona come un orologio solare a camera oscura. Si tratta di una meridiana in bronzo lunga 44,89 metri, orientata nord-sud nel transetto della chiesa michelangiolesca (dalla Cappella Albergati ai primi giardini del presbiterio), “azionata” dalla luce solare che filtra da un foro del diametro di 2 centimetri, praticato sulla parete sopra l’arco di ingresso della Cappella Albergati, a poco più di 20 metri di altezza: quando la luce tocca il centro della linea è mezzogiorno (ora solare). Fu costruita nel 1702 dall’astronomo Francesco Bianchini su commissione di papa Clemente XI e fino al 1846 fu utilizzata per regolare tutti gli orologi di Roma (poi sostituita dal cannone del Gianicolo), anche se in origine fu creata per calcolare con precisione il giorno della Pasqua e verificare la riforma del calendario gregoriano. Sul pavimento, tutt’intorno, Carlo Maratta realizzò pannelli in marmo policromo con le costellazioni zodiacali, pensati per interagire con la meridiana.
Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri
Piazza della Repubblica, 8
La meridiana di Piazza San Pietro

Si rischia facilmente di calpestarla senza averne contezza, mentre lo sguardo spazia verso il porticato del Bernini che abbraccia piazza San Pietro, e poi su fino al Cupolone, eppure la meridiana ottocentesca realizzata sotto il pontificato di Pio VII può vantare uno gnomone di tutto rispetto. Ideata nel 1817 dall’astronomo vaticano Filippo Luigi Gilj, è formata da una linea retta in granito grigio, intervallata da dischi marmorei, che parte dalla base dell’obelisco al centro della piazza e si dirige verso il colonnato di destra. Proprio il grande obelisco, con l’ombra proiettata dalla croce che lo corona, funziona da gnomone, consentendo di determinare con precisione il mezzogiorno solare, equinozi e solstizi. Tra i due estremi, che indicano 22 giugno e 22 dicembre, altri cinque dischi indicano il passaggio del sole nei segni zodiacali accoppiati: Leone-Gemelli, Vergine-Toro, Bilancia-Ariete, Scorpione-Pesci, e Sagittario- Acquario. I dischi sono stati sostituiti più volte, l’ultima nel 1924, ma mantengono la loro funzione.
Livia Montagnoli
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