5 musei e mostre da visitare a fine estate in Svizzera tedesca

Dai vigneti nei dintorni di Basilea alle asprezze delle vette alpine, vi segnaliamo cinque destinazioni nella Svizzera germanofona. Con tappe che naturalmente coinvolgono l’arte moderna e contemporanea, ma anche la cultura locale. Per uno scampolo di fine estate all’insegna di climi più miti.

In uno dei territori più prosperi del continente, centro geografico di un’Europa a cui non è mai politicamente appartenuto, si distendono i cantoni della Svizzera tedesca. Sono di gran lunga più ricchi degli altri (a maggioranza linguistica francese e italiana) e lo si avverte immediatamente atterrando a Zurigo, una capitale finanziaria di tutto rispetto a livello mondiale. Ma si trova ogni genere di conferma anche viaggiando attraverso i suoi spazi verdi, dotati di servizi che in un italiano provocano stupore tanto per la loro abbondanza che per la loro qualità. Raggiungendo la conosciutissima Basilea o la piccola Aargauer si incontrano musei, fondazioni d’arte e Kunsthalle di qualità che punteggiano qualsiasi percorso. Dal gigantesco parco che avvolge la celeberrima Fondation Beyeler a Basilea puoi addirittura raggiungere in bicicletta il Vitra Design Museum oltrepassando il confine – che in realtà qui non esiste – con la Germania. E irrimediabilmente si resta ammaliati dal magnifico arco alpino, che vanta vette come il Cervino e l’Eiger. E anche qui le sorprese non mancano.

– Aldo Premoli

1. LE VETRATE D CHAGALL E GIACOMETTI A ZURIGO

Una vetrata di Marc Chagall nella Fraumünster di Zurigo

È una costruzione a prima vista assai severa, come si addice alla città da cui un bellicoso predicatore di nome Huldrych Zwingli nel 1522 sovvertì l’ordine costituito della Chiesa di Roma. Poi però entri a Fraumünster, nel centro storico di Zurigo, e incastonate tra le pareti di pietra grigia spuntano due prodigi, anzi tre. Sopra e intorno all’altare maggiore esplodono cinque straordinarie vetrate popolate di figure bibliche disegnate da Marc Chagall, inaugurate nel 1970 in presenza del maestro bielorusso. A destra, prima dell’altare, incastonata molto in alto c’è pure la Rose window (1978), sempre di Chagall. Ma sulla parete opposta, quattro straordinari vetri compongono The Heavenly Paradise disegnati negli Anni Venti da Augusto Giacometti. Nove metri di altezza per questo trionfo di santi, patriarchi e angioletti: davvero non male per una cattedrale che dovrebbe rappresentare un esempio assoluto di iconoclastia protestante…

FRAUMÜNSTER
Münsterhof 2 – Zurigo
www.fraumuenster.ch

2. IL DESIGN COMPARATO NELLE DUE GERMANIE A WEIL AN RHEIN

Una Trabant all’esterno del Vitra Design Museum

Non è propriamente nella svizzera tedesca il Vitra design Museum, ma lo si raggiunge in pochi minuti dalla periferia Basilea. Nell’edificio costruito da Frank Gehry viene proposta una mostra che schiera in parallelo esempi della produzione delle due Germanie dal 1949 al 1989, prima che l’indicibile Muro cadesse definitivamente. Dopo la divisione della Germania nel 1949, nella parte occidentale il design diventa una forza trainante del miracolo economico tedesco, mentre o oriente viene assorbito nell’economia pianificata socialista. La mostra esplora le differenze ideologiche ed estetiche, nonché i paralleli e le interrelazioni tra Est e Ovest. Grafica editoriale, ceramiche, utensili da cucina, apparecchi radio, tessuti, la prototipazione dei computer le ridicole Trabant sono lì a raccontarci com’è andata. Imperdibile.

fino al 5 settembre 2021
German Design 1949-1989. Two countries , One History
VITRA DESIGN MUSEUM
Charles Eames Strasse – Weil an Rhein
www.design-museum.de

3. SCULTURA SVIZZERA DAL 1945 A OGGI AD AARGAUR

Urs Lüthi alla Aargauer Kunsthaus

La mostra propone uno sguardo d’insieme sulla variegata produzione scultorea svizzera. Aggirandosi tra le opere inizialmente poste in ordine cronologico, ma poi secondo un tracciato che va aggrovigliandosi, è facile perdere il senso del progetto di chi ha allestito. Urs Lüthi, Ugo Rondinone, Silvy Fleury, l’immancabile Giacometti, Hans Arp, Meret Oppenheim, Max Bill, Jean Tinguely, Niki de Saint Phalle, Pipilotti Rist… La quantità fa sostanza? Insomma, un po’ di confusione la si avverte: le sale espositive sono undici ma la mostra prosegue anche all’esterno, nell’adiacente parco municipale. In ogni caso occorre tener presente che Aarau è un piccolo centro un tempo celebre per le sue tessiture: il centro storico è assai ben conservato e diventa necessario sedersi e bere un caffè. Per riprendersi dalla sua Kunsthaus che in questa esposizione schiera 230 opere per 150 artisti provenienti da tutte le regioni linguistiche del Paese.

fino al 26 settembre 2021
Scultura svizzera dal 1945
AARGAUER KUNSTHAUS
Aargauerplatz – Aarau
www.aargauerkunsthaus.ch

4. UN MUSEO DENTRO LA CABINA ELETTRICA SULL’EIGER

Il Museo nella ex cabina elettrica lungo la Jungfrau

Niente automobili sotto la cima dell’Eiger. Ci si arriva solo con un trenino dopo aver lasciato qualsiasi mezzo di locomozione a Lauterbrunnen. Imperdibile è l’Hotel Bellevue des Alpes a Kleine Scheidegg, lo stesso da dove sono partite tutte le spedizioni per raggiungere la vetta attraverso la mistica parete nord. L’atmosfera è rimasta volutamente la stessa e ha ispirato almeno due celebri film: The North face e Assassinio sull’Eiger. Dall’albergo, seguendo un largo sentiero, in venti minuti si raggiunge un museo dedicato ai coraggiosi e alle coraggiose che questa parete l’hanno sfidata. All’interno, un plastico in legno di pino riproduce la parete stessa. Sul legno scolpito come fosse roccia si illuminano le vie. Pochi metri quadrati per un’emozione profonda in questa costruzione che in passato fungeva da cabina elettrica di trasformazione e assomiglia a una cappella. Sulla riva del laghetto lì a fianco sono incisi sulle pietre i nomi dei 69 scalatori rimasti uccisi nel corso dell’impresa.

HOTEL BELLEVUE DES ALPES
Kleine Scheidegg
www.scheidegg-hotels.ch

5. DONNE SCALATRICI AL MUSEO DI ZERMATT

L’allestimento di New Perspectives al Museo del Cervino

È stata Lucy Walker, esattamente centocinquant’anni fa, la prima donna a scalare il Cervino. Cinquant’anni fa in Svizzera arriva il voto femminile. L’esposizione interattiva nel Museo del Cervino e il suo prolungamento negli spazi pubblici di Zermatt mettono in discussione le storie raccontate sinora sul ruolo femminile di chi ha vissuto in questi luoghi soltanto oggi ritenuti un paradiso. New Perspectives, l’allestimento permanente, si interroga sull’ordine sociale del XIX secolo e prova a rompere con le mostre convenzionali sulla montagna tipiche di piccoli musei come questo. Zermatt è oggi divenuta una località turistica di massa dedita allo sci in inverno e alle escursioni in estate. La sua corona di montagne resta incantevole ma il suo centro è divenuto irriconoscibile: assai più fitto di boutique di un tempo, ma scarso dei fascinosi ricordi che lo hanno reso celebre ai tempi di Pirmin Zurbriggen.

MATTERHORN MUSEUM
Kirchplartz – Zermatt
www.zermatt.ch/en/museum

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualmente è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiesta” e direttore della piattaforma hyper local "SudStyle". Curatore indipendente di mostre che fanno da ponte tra arte e scienza. In Sicilia ha fondato “Mediterraneo Sicilia Europa onlus”, in Lombardia “La Cernobbina Art Studio”. Svolge attività di visiting professor per accademie del nord come del sud della Penisola.