Ancora una filiale dell’Hermitage, stavolta a Barcellona. Ma riuscirà a diventare un museo degno di tanto nome?

Le precedenti espansioni del colosso di San Pietroburgo, da Amsterdam a Ferrara, non hanno finora brillato. In Spagna apertura prevista per il 2019

Casa Llotja de Mar, futura sede dell'Hermitage Barcellona
Casa Llotja de Mar, futura sede dell'Hermitage Barcellona

Il nuovo e rivoluzionario museo aprirà le sue porte nel maggio 2019”. Non è certamente la prima volta che leggiamo parole cariche di entusiasmo come queste messe in pagina dal quotidiano spagnolo Abc, e per ragioni omologhe: entusiasmo giustificato, quando si parla di uno dei musei più importanti del mondo che si amplia, aprendo una nuova sede in un paese straniero. Parliamo dell’Hermitage di San Pietroburgo, che di operazioni espansionistiche ne ha messe in atto ormai diverse: a partire da Amsterdam, con una prima filiale provvisoria aperta nel 2004, in attesa di quella definitiva dell’Amstelhof dove si è trasferito nel 2009, fino all’Italia, con un primo Centro Scientifico e Culturale lanciato a Ferrara nel 2007, poi chiuso, prima di ritentare l’esperimento qualche anno dopo a Venezia.

NON UN SEMPLICE FRANCHISING DEL SUO OMONIMO RUSSO
Ora è la volta della Spagna, con la presentazione della struttura museale che avrà sede a Barcellona nella Casa Llotja de Mar, edificio neoclassico del XVIII secolo situato nei pressi dell’area portuale. Una superficie di 15mila metri quadrati disposti su cinque piani, budget iniziale di 38 milioni di euro, previsioni di arrivare ad attrarre 500mila visitatori all’anno. Tutto bene? Sì, eppure gli entusiasmi dovranno attendere la prova sul campo. Perché le precedenti esperienze sopra citate, non è che abbiano brillato per i successi, anzi spesso hanno evidenziato gestioni incolori e conduzioni fallimentari: segno che non basta un grande nome da esportare, per garantirsi – si veda il caso Guggenheim – un’esperienza virtuosa. Serve una progettualità indipendente, serve spirito di iniziativa che non riponga i suoi fondamenti solo sulla forza della casa madre. Barcellona vincerà? Staremo a vedere, per ora le idee del direttore artistico Jorge Wagensberg – già ideatore e conservatore di CosmoCaixa, Museo della Scienza a Barcellona – sono molto determinate: forte della sua esperienza, vuole aprire il museo anche alla divulgazione scientifica: “Non sarà un semplice franchising del suo omonimo russo“, dice, “le opere provenienti da San Pietroburgo serviranno a raccontare grandi storie“.

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.