10 riflessioni sulla Sagrada Familia, ovvero il colpo di coda del cristianesimo 

Dieci punti per comprendere cosa la Sagrada Familia è in grado di comunicare al mondo contemporaneo, dove i concetti di sacro, bello e comunità lasciano il passo a quelli di estrazione, turistificazione e individualismo

Uno storico dell’arte deve conoscere, non venerare. La conoscenza preclude l’adorazione cieca. Per cui, oltre a rimandare al libro appena uscito che ho curato, Antoni Gaudí. Scritti e Pensieri (Abscondita, 2026), vi elenco qui dieci domande che la vicenda-Gaudí ci ha lasciato e che non leggerete nei molti peana di queste settimane che celebrano i 100 anni della morte dell’architetto e la conclusione della Sagrada Familia. Dieci questioni, tutte aperte, anche dentro di me, da capire a fondo.

Sagrada Familia, foto d'epoca
Sagrada Familia, foto d’epoca

1. Dietro alla Sagrada Familia non c’è solo Gaudí

    Se la Sagrada Familia la si guarda come l’opera di Gaudí, non si capisce nulla. La gran chiesa di Barcellona non è la testimonianza di un iperattivismo eroico, individuale, di un artista-architetto, morto nel 1926 e da allora adulato e riverito. La Sagrada Familia è stata ed è la testimonianza di un’espansione cooperativa. Diceva Gaudí: tutti devono e dovranno partecipare alla sua creazione. Le chiese, le cattedrali nei millenni sono il lungo lavoro, sedimentato tra le generazioni, di centinaia, migliaia di persone. Gaudí non ha lasciato canoni né eredi né vincoli di appartenenza.

    2. Solo la condivisione consente la vera bellezza

    Alla base della Sagrada Familia, Gaudí insieme all’associazione che la promosse, pose una regola: verrà elevata soltanto grazie alle libere donazioni. Vuol dire una cosa: la bellezza senza condivisione non conta nulla. La condivisione è un motore agente. Anzi, la bellezza, se non condivisa, come scrive Rilke, può essere l’inizio del tremendo, perché apre dismisure, voragini, abissi, dentro cui ognuno di noi, da solo, può fare naufragio, sperdimento. Attorno alla Sagrada, vi costruì le scuole per i figli degli operai del cantiere, perché, appunto, l’importante non era la riuscita artistica, ma il fervore di un popolo a raccolta.

    3. Le cattedrali, le gran chiese non sono creazioni artistiche

    A differenza delle opere d’arte finite, firmate e intoccabili (nessuno si mette a ritoccare i Girasoli di Van Gogh o un Taglio di Fontana), le gran chiese non sono mai finite: hanno sempre il passo per essere modificate. Sono voce del passato e voce del tempo attuale. La forma di oggi non è la stessa tra 100 anni.

    Sagrada Familia, foto d'epoca
    Sagrada Familia, foto d’epoca

    4. Non dobbiamo fraintendere Gaudí

      La vita di Gaudì, l’opera di Gaudì, è adattissima per essere fraintesa: quest’uomo senza famiglia, senza mogli, senza figli, senza tentazioni (noccioline e il Vangelo gli trovarono in tasca, quando fu travolto da un tram, prima di morire), dedito esclusivamente, nella parte finale della vita, alla costruzione della maestosa Sagrada, può essere ridotto ad un eroe, ad una figura epocale, epica, mitologica: si presterebbemolto alla tendenza contemporanea, amplificata dai social, dai mass media, che vuole storie esemplari e leggendarie, di individui iperproduttivi, continuamente performativi. Per dire: ecco l’eroe, il santo, il genio, l’irraggiungibile, in contrapposizione alle nostre vite ordinarie e meschine. Nulla di più sbagliato. La magniloquenza della Sagrada è una lode al creato in quanto creato, non una prova di narcisismo artistico.

      5. La cattedrale ha bisogno della sua comunità

        Si può pensare una cattedrale senza pensare una città, la città attorno? Si può pensare una gran chiesa senza pensare un popolo, un popolo attorno? Si può pensare una gran chiesa come forma autonoma,senza che essa informi di sé ciò che ha attorno e senza che ciò che ha attorno in-formi della propria impronta la nuova costruzione? Può esserci una razionalizzazione delle sue pure funzioni, può essercil’esaltazione dell’autonomia della pura forma estetica senza che il suo vivere, il suo esserci non si faccia di fatto ecumenico, evangelizzatore? Le relazioni spaziali di una chiesa possono essere soltanto spaziali, senza essere spirituali? No. La forma, nel cristianesimo, ha un orizzonte. Dice: convertitevi alla parola di Dio.

        6. Nelle forme di Gaudì non c’è solo costruzione

          Le volte iperboloidi e paraboloidi, le colonne arborescenti, le superficie geometriche curve assai complesse che ha sperimentato, questo barocchismo esuberante, innervante di luce e spazi larghi della Sagrada, non sono niente se si vedono soltanto come libido aedificandi, come ansia del cielo. Se si vedono soltanto come architettura, come ebbrezza espressiva, moresca, non contano niente. Al contrario, le forme giocose, irriverenti, i vizi stilistici delle varie residenze private, Casa Vicens, Casa Battlò, Casa Milà, Park Güell, sono ludiche sperimentazioni adagiate sulla terra, preliminari in attesa della prova vera della gran chiesa.

          Sagrada Familia, foto d'epoca
          Sagrada Familia, foto d’epoca

          7. La Sagrada Familia è l’esito di un continuo cambiamento. E va bene così

            La Sagrada Familia è una “cagata pazzesca” mi ha detto un amico libraio, ironizzando sull’accumulo di artisti che vi hanno lavorato dopo Gaudí, disperdendone a suo dire l’impronta iniziale dell’autore. Ma sbaglia: le gran chiese, le cattedrali non hanno autori. Non sono romanzi. Non sono musei dedicati ad un artista. E i milioni di individui (aboliamo la parola “turista”: puzza più del piscio) che replicano la Sagrada con foto e video lo dimostrano: concorrono alla sua durata e al suo cambiamento.

            8. Gaudí era un personaggio da film

              Gaudí, lussurioso ed eccedente nello stile, sacrificale nel regime di vita, dedito alla rinuncia e al rigore morale, è perfetto per il cinema. Lui, nei suoi anni, lo ignorò del tutto.

              9. La Sagrada Familia è la tomba del cristianesimo?

              Ora che la gran chiesa di Gaudí è un “brand” di richiamo internazionale, la cui forma stilizzata, al pari della Torre Eiffel o del Colosseo, è divenuta espressione della civiltà umana in quanto tale, c’è da chiedersi questo: la Sagrada Familia è forse l’ultimo sussulto, il maestoso colpo di coda del cristianesimo in terra europea? La sua sontuosità architettonica è forse l’ultima maestà che si è potuta concedere l’evo cristiano? Un evento quasi postumo? Le cattedrali sono splendori, ma forse, ormai, lucentezze passate? I millenni delle cattedrali sono forse finiti?

              10. La desacralizzazione della Sagrada Familia

              Può darsi che le cattedrali siano, almeno in Europa, un modello ormai consumato: luoghi di massima conservazione, non più spazi dell’avvenire. Può darsi che il cristianesimo, nel prossimo futuro, per rigenerarsi, conduca i suoi fedeli ad allontanarsi da cattedrali, affreschi, abbazie e basiliche mosaicate, che ormai magnetizzano soltanto un’economia turistica di passaggio, visite giornaliere, sguardi frettolosi, che sono assai distanti dal senso della fraternità e della comunità cristiana. Come scrivo nel libro Che cosa sono i classici (Skira), questa non sarà probabilmente la fine del cristianesimo, ma soltanto l’esaurirsi, l’andare in oblio di una sua forma espressiva durata millenni, di cui la Sagrada Familia è stata forse, in terra europea, l’ultima fulgida testimonianza, l’ultima grande scossa.

              Luca Nannipieri

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              Luca Nannipieri

              Luca Nannipieri

              Luca Nannipieri, storico e critico d'arte, ha pubblicato, tra gli altri, i libri "Candore immortale. Antonio Canova" (Rizzoli, 3° edizione), "A cosa serve la storia dell'arte" (Skira), "Raffaello" (Skira), "Il destino di un amore. Tiziano Vecellio" (Skira), "Capolavori rubati" (Skira).…

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