Cristiana Collu lascia la direzione del Mart. “Manca un progetto chiaro, non si può vivere nell’indefinitezza”. Il suo futuro sarà a Roma con Bernabè?

Un fulmine a ciel sereno. Non potrebbe esserci situazione più calzante al detto popolare. Il museo gode di ottima salute, tanto che nel sondaggio di Artribune su quale sia, in questa fase storica, “il centro d’arte contemporanea più autorevole d’Italia”, occupa tranquillamente la prima posizione. Lei, la direttrice, è stata apprezzata fin da subito nell’impegnativo […]

Cristiana Collu
Cristiana Collu

Un fulmine a ciel sereno. Non potrebbe esserci situazione più calzante al detto popolare. Il museo gode di ottima salute, tanto che nel sondaggio di Artribune su quale sia, in questa fase storica, “il centro d’arte contemporanea più autorevole d’Italia”, occupa tranquillamente la prima posizione. Lei, la direttrice, è stata apprezzata fin da subito nell’impegnativo ruolo, che l’ha confermata fra le figure di riferimento nel contemporaneo italiano, tanto che il suo progetto per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2015 è rimasto in corsa fino alla scelta finale. Cielo serenissimo, dunque. E allora che succede? Che lei molla.
Qualcuno l’avrà già capito: il museo di cui si parla è il Mart di Rovereto, e lei, la direttrice, è Cristiana Collu: che con un’intervista a Dario Pappalardo di Repubblica sgancia la vera e propria bomba. Lascia la direzone del museo, il 31 gennaio scadrà il suo contratto da direttore e lei non ha intenzione di rinnovarlo. “Un ciclo si è concluso. Il mio contratto era di durata triennale. E non è mai stato messo in discussione”, racconta a Pappalardo. “C’era bisogno di rilanciare e di comunicare una certa visione del museo. Sarà la stessa degli anni precedenti? Di cosa si occuperà il Mart? Invece prevale una sorta di indefinitezza, probabilmente dettata dalla crisi generale che investe le istituzioni culturali oggi. Ma questa indefinitezza diventa poco interessante per un professionista”.
Quali sono dunque i motivi alla base del divorzio? Non sembrano finanziari, anche se la Spada di Damocle dei tagli ai contributi pubblici è sempre incombente. “Il Mart è un’istituzione solida e spero possa contare ancora sulle persone che l’hanno voluta per tutto questo tempo. Se lo merita”, risponde la direttrice al giornalista che le domanda se sia preoccupata per il futuro del museo. Sottotraccia potrebbero esserci conflitti insanabili con la nuova presidente del Mart Ilaria Vescovi, una imprenditrice locale nel mondo dei condizionatori che parla e ragiona esclusivamente con i codici dell’impresa. Codici che la Collu può condividere solo in parte e questo traspare, seppur con l’eleganza tipica della curatrice sarda, dall’intervista a Repubblica. Insomma tra Vescovi e Bernabè ci sarebbe un tale abisso di visione da essere incolmabile. E proprio con Bernabè per 10 anni presidente del Mart e oggi a Roma al Palazzo delle Esposizioni (che si appresterebbe a incorporare anche il Macro) Collu potrebbe tornare a far coppia: a Roma c’è una grande mancanza di ruoli direttivi nei musei, stanno partendo dei bandi, e la capitale potrebbe decidere di non farsi sfuggire un’eccellenza da oggi ufficialmente sul mercato. Un’altra piattaforma di opportunità per un curriculum dello standing potrebbe essere poi Torino.
E nello sviluppo dell’intervista, Pappalardo cita anche noi di Artribune quando ricorda che abbiamo scritto “che il suo progetto per il Padiglione Italia della Biennale è stato scartato per avere sforato il budget richiesto dal ministero”. E la risposta di Cristiana Collu chiarisce così il dato sul budget per il Padiglione Italia, che si sapeva in calo dalla scorsa edizione ma non precisamente di quanto: “Ho rispettato l’unica indicazione data: 400mila euro. Tutti i progetti possono essere ridimensionati o costare di più”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.