Considerato da molti critici uno degli artisti più interessanti della scena attuale, Kensuke Koike (Nagoya, 1980; vive a Venezia) preferisce pensare a se stesso come un mago. O meglio, come un alchimista, in grado di trasformare così a fondo la materia sulla quale interviene, da renderla altro: un’opera preziosa, inestimabile.
La metamorfosi è infatti al centro di tutta la ricerca di Koike, un mutamento che coinvolge non solo l’opera ma anche e soprattutto chi la guarda. Attraverso l’appropriazione di fotografie e cartoline vintage, recuperate in svariati mercatini delle pulci, Koike costruisce dei mondi paradossali dove l’elemento dell’assurdo ci appare come qualcosa di più vero della realtà: un universo nel quale nulla è come sembra e dove la carta può diventare qualsiasi cosa.

LE INFINITE TRASFORMAZIONI DELL’IMMAGINE

L’immagine (intesa principalmente come un agglomerato di inchiostro impresso su di un supporto cartaceo) diventa così il pretesto ideale per poter costruire delle narrazioni cariche di un’ironia che affonda nell’immaginario collettivo di ognuno di noi. Tramite azioni tanto ponderate quanto minime (frutto di numerosi tentativi su fotocopie), Koike riesce a spingere sempre più in là i confini della percezione dell’immagine, restituendo delle opere che non sono fatte solo di strappi, tagli minuziosi o di ribaltamenti, ma di strutture che rendono possibile lo stravolgimento di ogni certezza. Dietro molte fotografie, difatti, l’artista applica dei meccanismi artigianali che, se toccati nel modo giusto, provocano azioni e movimenti stupefacenti. La metodicità del modus operandi di Koike non la si ritrova soltanto nel prodotto finito ma anche nel suo rapportarsi con il pubblico di Internet; sono circa quattro anni, infatti, che Koike documenta il suo processo creativo realizzando dei brevissimi video che condivide istantaneamente sui suoi canali social. Queste clip, considerabili come parte integrante dei lavori stessi, vengono solitamente accompagnate dall’espressione Today’s curiosity, titolo che Koike ha scelto per racchiudere, in nove minuti, alcuni dei suoi risultati più incredibili.

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– Valerio Veneruso

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AutoreKensuke Koike
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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM – Per tutti e per nessuno (Metodo Milano, Milano, a cura di Maurizio Bongiovanni, 2020) e le collettive, Existance Resistence (mostra virtuale su Instagram a cura di Giovanna Maroccolo e Patrick Lopez Jaimes, 2022), The Struggle is Real (Green Cube Gallery e Fondazione Spara, a cura di Clusterduck, 2021), Rifting (a cura di Federico Poni e Federica Mirabella per la quinta edizione di The Wrong Biennale, 2021), ISIT.exhi#001 (Spazio In Situ, Roma, a cura di ISIT Magazine, 2021), e Art Layers (progetto espositivo su Instagram curato da Valentina Tanni per il decennale di Artribune). Tra le principali esperienze curatoriali: lo screening video Melting Bo(un)d(ar)ies (Cappella di Santa Maria dei Carcerati, Palazzo Re Enzo, Bologna, 2022), il progetto di newsletter mensile IMMAGINARIA – Un altro mondo (per l’arte è possibile (commissionato dall’Associazione culturale di arte contemporanea TRA – Treviso Ricerca Arte, 2020/2021), le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019), e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018) e il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Ha collaborato con diverse realtà editoriali come Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.