Midnight Gospel. La nuova psichedelica serie animata prodotta da Netflix

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Le allucinanti avventure di un giovane podcaster spaziale costituiscono la trama di Midnight Gospel, il nuovo cartone animato concepito da Pendleton Ward, già autore del fortunatissimo Adventure Time. Ecco il trailer

Il forte impatto che nuove tecnologie e tendenze social stanno avendo nella nostra epoca si riflette, inevitabilmente, anche sulle serie televisive. Ne è un esempio l’ultimo sbalorditivo cartone approdato su Netflix lo scorso 20 aprile. Nato dalla geniale mente del regista e animatore statunitense Pendleton Ward, in collaborazione con il comico Duncan Trussell, Midnight Gospel rappresenta un esperimento unico all’interno del panorama dell’animazione contemporanea. Sebbene la sua versatilità stilistica, unita a una qualche deriva filosofica, possa ricordare dei casi precedenti (si pensi a un film come Waking Life o alle produzioni firmate Adult Swim), con Midnight Gospel si avverte la sensazione di vivere dentro un vero e proprio trip allucinogeno che però attinge esplicitamente dalle quotidiane abitudini della nostra società.
Ambientata in una dimensione fantastica, la serie segue le bizzarre vicende di Clancy, uno stravagante spacecaster che, tramite un simulatore di universi (dalle palesi fattezze vaginali) riesce a raggiungere incredibili creature da intervistare per il suo podcast. In ciascun episodio, infatti, il protagonista ha la possibilità di assumere sembianze diverse per entrare in contatto con personaggi fantastici che, di volta in volta, parlano attraverso la voce di alcune celebrità coinvolte all’interno del progetto (dal maestro buddista David Nichtern, alla impresaria di pompe funebri, nonché Youtuber, Caitlin Doughty).

UN’OPERA CALEIDOSCOPICA DAI TONI NEW AGE

Ogni peripezia scorre come un flusso inarrestabile nel quale si susseguono discorsi e riflessioni che toccano, parallelamente, argomenti come le discipline religiose orientali, l’assunzione di sostanze stupefacenti, l’esoterismo ebraico, le pratiche meditative e molto altro. Emblematica è, ad esempio, la puntata in cui l’avatar di Clancy viene raffigurato con i tratti caratteristici dell’eone Abraxas, simbolo antico della mediazione fra l’umano e il divino. I numerosi riferimenti a dottrine mistiche non si riscontrano soltanto nei testi, ma anche e soprattutto nella rappresentazione grafica di scenari e situazioni; le citazioni ai fumetti di Moebius e Jodorowsky (si pensi, in particolare modo, alla saga de L’Incal), a un artista come Felix Colgrave, o all’animazione horror giapponese, contribuiscono a rendere Midnight Gospel un’opera caleidoscopica e stratificata. Le immagini, alle quali lo spettatore assiste ipnotizzato, procedono di pari passo con i dialoghi dei personaggi facendosi metafora visiva di quanto viene narrato; purtroppo, però, non sono poche le perplessità relative a una genuina ed effettiva profondità della serie. La sensazione che l’intero cartone sia semplicemente permeato da fantasie di stampo new age non è facile da ignorare, soprattutto se si considera che gli ospiti intervistati non sono proprio degli asceti esemplari, bensì rappresentanti dello show business che, tra podcast, programmi televisivi e saggi scritti, hanno fatto di una certa retorica il proprio piccolo impero.
Contraddizioni a parte, Midnight Gospel sicuramente merita almeno una visione, se non altro per provare la piacevole sensazione – da lucidi – di non sapere cosa diavolo sia realmente successo.

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.