A Holiday Reunion. Lo straniante ritorno di E.T. l’extraterrestre

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Dopo trentasette anni di assenza dal nostro pianeta l’extraterrestre più famoso del mondo torna per parlarci nuovamente del concetto di famiglia. Ma questa volta lo fa attraverso lo spot di un servizio offerto dal colosso di broadcasting statunitense Comcast Corporation

L’impatto che un personaggio come il celeberrimo alieno E.T. (partorito dalla mente di Steven Spielberg agli albori degli anni Ottanta) ha avuto nell’immaginario collettivo è paragonabile soltanto a pochi altri casi nella storia globale dell’intrattenimento. Per le generazioni nate e cresciute nelle ultime quattro decadi del Novecento, E.T. l’extraterrestre ha rappresentato, grazie soprattutto al suo spiazzante aspetto fisico (concepito dal geniale artista nostrano Carlo Rambaldi), un misto di emozioni contrastanti concentrate in un corpo unico. A cavallo tra la bizzarria, il disgusto e la tenerezza, E.T. ha sempre incarnato quell’attrazione misteriosa, e al contempo morbosa, che ognuno di noi prova nei confronti di ciò che non si comprende e che, per questo, spesso si teme. Nonostante le fattezze ambigue, E.T. è diventato un simbolo indiscusso del potere di un sentimento come l’empatia, riuscendo a far commuovere perfino i più duri di cuore. Pienamente consapevole di questo, la Comcast Corporation, una delle più grandi aziende mondiali, specializzata nella fornitura di servizi di televisione via cavo, internet e telefonia digitale, ha ben pensato di utilizzare, come testimonial di un suo prodotto, proprio l’emblematica creatura extraterrestre, catapultandola ai giorni nostri.

UNA VISITA A SORPRESA

Ambientato in pieno periodo natalizio, lo spot propone un diverso svolgimento narrativo rispetto al film originale, ma richiama scene celebri della pellicola originale, con tanto di “spaventoso” incontro ravvicinato e mitologica scarrozzata su biciclette volanti. Dopo quasi quarant’anni – senza contare il riadattamento avvenuto nel 2002 – si assiste dunque a un nuovo incontro tra Elliott ed E.T., il quale, però, deve interfacciarsi con una serie di inaspettati cambiamenti, tra cui l’allargamento del nucleo familiare del suo amico speciale, e l’avvento di Internet.
Trasmesso negli Stati Uniti durante la messa in onda della Macy’s Thanksgiving Parade (famosa parata newyorkese di gonfiabili di ogni forma e dimensione) lo spot è stato successivamente caricato sul canale YouTube, Xfinity, totalizzando in una sola settimana circa 12 milioni di visualizzazioni.

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LE POLEMICHE DEI FAN

Per quanto il ritorno di E.T. possa continuare a emozionare, una grossa fetta di aficionados non ha apprezzato l’iniziativa, animando polemiche e perplessità. Quello che viene criticato, oltre al forzato adattamento di un cult movie a fini puramente commerciali, sembra sia il rifacimento in computer graphic del personaggio principale, che nella versione originale del 1982 appariva molto più naturale e realistico. Si tratta di interventi molto forti, che se applicati a un prodotto che ha acquisito un’aura speciale di “sacralità”, appaiono come una sorta di tradimento.
Non si tratta tuttavia della prima volta che succede: il riadattamento (o lo spin off) di opere di culto per la promozione di prodotti è ormai diventata un’operazione di routine. Si pensi, ad esempio, a David Lynch, che nel 1992 ha firmato una serie di pubblicità di un caffè giapponese ambientando il tutto nello scenario di Twin Peaks; ma anche alle infinite rivisitazioni di Star Wars in chiave commercial, o al più recente remake di Mamma ho perso l’aereo per Google Assistant (ripreso, a sua volta, lo scorso febbraio, in un metaspot che vede la partecipazione di Joe Pesci come spettatore di se stesso).
In un’epoca così fortemente influenzata dalle dinamiche del capitalismo, dove i reboot sono oramai all’ordine del giorno, non ci sarebbe in effetti più nulla da meravigliarsi per episodi simili. Se poi si pensa che lo stesso Henry Thomas (l’Elliott del film originale) ha da poco interpretato il ruolo di Jack Torrance (affidato originariamente a un magistrale Jack Nicholson) nel sequel di The Shining, ovvero Doctor Sleep, il tutto sembra quasi inevitabile. Non solo il processo è stato pienamente accettato dall’industria dell’intrattenimento televisivo e cinematografico, ma sembra sia addirittura divenuto uno dei sui scopi principali.

– Valerio Veneruso


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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM – Per tutti e per nessuno (Metodo Milano, Milano, a cura di Maurizio Bongiovanni, 2020) e le collettive, Existance Resistence (mostra virtuale su Instagram a cura di Giovanna Maroccolo e Patrick Lopez Jaimes, 2022), The Struggle is Real (Green Cube Gallery e Fondazione Spara, a cura di Clusterduck, 2021), Rifting (a cura di Federico Poni e Federica Mirabella per la quinta edizione di The Wrong Biennale, 2021), ISIT.exhi#001 (Spazio In Situ, Roma, a cura di ISIT Magazine, 2021), e Art Layers (progetto espositivo su Instagram curato da Valentina Tanni per il decennale di Artribune). Tra le principali esperienze curatoriali: lo screening video Melting Bo(un)d(ar)ies (Cappella di Santa Maria dei Carcerati, Palazzo Re Enzo, Bologna, 2022), il progetto di newsletter mensile IMMAGINARIA – Un altro mondo (per l’arte è possibile (commissionato dall’Associazione culturale di arte contemporanea TRA – Treviso Ricerca Arte, 2020/2021), le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019), e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018) e il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Ha collaborato con diverse realtà editoriali come Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.