Il quarto episodio della celebre saga dei giocattoli firmata Disney Pixar sta per arrivare nei cinema. L’annuncio viene fatto con ben due trailer, uno dei quali prende (auto)ironicamente in giro la moda dei sequel

A nove anni dall’ultimo capitolo di Toy Story (Toy Story 3 – La grande fuga) il pupazzo cowboy Woody e il ranger spaziale più famoso dell’Universo, Buzz Lightyear, torneranno insieme per l’ennesima avventura (nei cinema americani il 21 giugno 2019 e nelle sale italiane sei giorni più tardi) ad allietare gli storici affezionati della saga. Ma davvero se ne sentiva il bisogno?
Il 1995 rappresenta una data importante per la storia del cinema mondiale grazie alla produzione, da parte dell’ormai leggendaria Pixar Animation Studios, del primo lungometraggio realizzato interamente con grafica computerizzata, ovvero Toy Story – Il mondo dei giocattoli. Da quel momento in poi la concezione dello storytelling e quella dell’animazione in genere sono radicalmente cambiate e abbiamo assistito all’inserimento frequentissimo di elementi realizzati in CGI nelle produzioni cinematografiche, oltre che all’espansione sul mercato di aziende specializzate in animazione ed effetti speciali come la Dreamworks e la Blue Sky Studios (che nel 2002 ha dato i natali al celebre L’era glaciale). Oggi la Pixar, acquisita dalla Walt Disney nel 2006, rappresenta il colosso mondiale, per eccellenza, nel campo dell’animazione 3D, non solo per la stupefacente risoluzione delle immagini prodotte, ma anche per le tematiche trattate, che tendono a caratterizzare i personaggi dei film in una maniera decisamente unica.

IL TRAILER AUTOIRONICO DELLA PIXAR

Assodate queste caratteristiche e preso per buono il fatto che spesso realizzare un sequel possa risultare meno rischioso dal punto di vista commerciale rispetto alla produzione di un’opera originale (emblematico il flop de Il viaggio di Arlo del 2015), ci chiediamo se fosse davvero necessario un ulteriore episodio da aggiungere a una trilogia che, per quanto piacevole, poetica e impeccabile, aveva già detto tutto sull’argomento. Questa considerazione è stata mossa in maniera strategicamente autoironica anche dalla stessa casa di produzione statunitense che, il giorno dopo la pubblicazione in rete del trailer ufficiale di Toy Story 4, (avvenuta lo scorso 12 novembre), ha rilasciato un nuovo teaser dove due simpatici peluche da luna park (i personaggi Ducky e Bunny, che nella versione originale hanno la voce degli attori comici Keegan-Michael Key e Jordan Peele) discutono del nuovo film prendendo in giro gli stessi epici protagonisti che appariranno poco dopo, creando una sorta di cortocircuito metafisico.

LA MANIA DEI SEQUEL

Nonostante la curiosità di scoprire se un’opera così fondamentale nella cinematografia contemporanea possa continuare a sorprenderci, il sospetto è quello che ormai siano davvero in troppi a portare avanti questa strana moda che spinge a riesumare personaggi e situazioni archiviate da tempo. Tra prequel, midquel, sequel e spin off il rischio è quello di intorpidire il pubblico collocandolo in una specie di limbo dove l’abitudine regna sovrana. Tralasciando le sfortunate vicende della Disney, che in passato hanno interessato capolavori intoccabili come Cenerentola, La sirenetta o Il Re leone, basti pensare all’interminabile epopea di Star Wars, al recente Blade Runner 2049 (che lascia presagire il futuro compimento di un’altra trilogia) o all’assurda vicenda di Neon Genesis Evangelion. Nonostante la serie si sia conclusa nel 1996, il regista mostro sacro Hideaki Anno ha continuato a sfornare rivisitazioni, videogiochi e finali alternativi che dovrebbero terminare nel 2020 con l’ultima parentesi della tetralogia, Evangelion 3.0 + 1.0. Che sia forse giunto il momento di smettersi di sforzarsi di portare le storie “verso l’infinito e oltre”?

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Artista visivo, VJ, grafico freelance e curatore indipendente, Valerio Veneruso nasce a Napoli nel 1984. Formatosi presso l’Accademia di Belle Arti, si sposta a Venezia dove nel 2012 si laurea in Arti Visive all’Università IUAV. 

Co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012) e del progetto editoriale Banane – Fanzine, in collaborazione con Davide Spillari, (2016). Sempre nel 2016 ha diretto il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova). È stato assegnatario di un atelier presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia per l’anno 2015/2016 dove ha potuto curare il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa mostra conclusiva TorchioFolks.
Recentemente ha vinto il premio per la migliore proposta grafica in occasione della 100ma Collettiva Giovani Artisti della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia.