Ogni Dove. Intervista a Bianco-Valente

0
445

Un concetto molto attuale è quello di “cultura diffusa”. Ma cosa significa esattamente? Provano a spiegarlo gli artisti Giovanna Bianco (Latronico, 1962) e Pino Valente (Napoli, 1967) che dagli esordi nel 1993 a Napoli, incentrano la propria arte sull’importanza delle coordinate. E delle ‘connessioni’ fatte di persone

Curato da Isabella Indolfi e prodotto dall’ambasciata d’Italia in Armenia, Ogni Dove/ ԱՄԵՆՈՒՐԵՔ è un progetto maturato da Bianco-Valente durante un soggiorno a Yerevan, in Armenia. Un’esperienza che ha permesso loro di intrecciare il proprio quotidiano di coppia – non solo nell’arte ma anche nella vita – con quello degli armeni e conoscere più da vicino la loro storia e cultura, cogliendone aspetti delicati e problemi che riguardano la comunità intera. Si tratta di una comunità che nel tempo ha subìto diverse complicazioni perlopiù sociali. Durante la Prima Guerra Mondiale infatti, la notte del 24 aprile 1915 molti armeni sono stati costretti a lasciare la terra di origine per scappare dal genocidio nei territori dell’Impero ottomano, mantenendo nonostante le grandi distanze, un forte senso di appartenenza verso la famiglia e le persone care. Senza perdere mai il valore di comunità diffusa, annullando differenze economiche e culturali.
Bianco-Valente, da sempre interessati al tema delle connessioni hanno deciso di indagare ancora una volta l’importanza delle relazioni come opportunità di crescita e condivisione tra gli individui. Il peso della ricerca delle identità oltre confine li ha spinti a chiedere agli armeni che vivono in patria e non solo, di scrivere su un lenzuolo bianco la scritta Ogni Dove e stenderlo fuori dal balcone la mattina del 4 settembre per rafforzare idealmente, senza limiti geografici, il legame del popolo armeno.

Bianco Valente, Ogni dove Amenurek, Yerevan
Bianco Valente, Ogni dove Amenurek, Yerevan

LA SCRITTURA COME ELEMENTO DI IDENTITÀ

Pino Valente: Parlando con molte persone abbiamo scoperto che gli armeni sono un popolo che usa la scrittura come elemento di identità. L’alfabeto è un collante che tiene unita la loro origine nel mondo. Ogni Dove è nato per sottolineare il legame tra loro, nella propria terra e all’estero. Bisogna osservare il fenomeno come apertura verso l’altro.

Giovanna Bianco: Abbiamo coinvolto diverse istituzioni, qualcuna ha dato il patrocinio al progetto, altre ci hanno ospitato come l’ICA, l’Istituto per l’Arte Contemporanea di Yerevan. In Italia la Congregazione Armena Mechitarista, che ha sede nell’isola di San Lazzaro a Venezia, il 4 settembre ha esposto una foto di grande formato su una balconata della loro sede. Il progetto è stato presentato presso l’Ambasciata d’Italia in Armenia, in presenza dell’ambasciatore Vincenzo Del Monaco.

Con il patrocinio dell’Ufficio dell’Alto Commissario per la Diaspora della Repubblica di Armenia, l’opera collettiva comprende anche un altro intervento da parte della comunità, quello di inviare agli artisti una fotografia del palmo della propria mano con la medesima scritta. Le immagini poi sono diventate cartoline da distribuire per rafforzare il senso dell’opera collettiva.

P.V.: In questa parte del progetto non abbiamo curato la qualità dell’immagine. In genere l’artista vuole avere il controllo di tutto, ma non in questo caso: le persone che spontaneamente hanno fotografato la propria mano, rappresentano se stesse anche attraverso il mezzo che viene utilizzato, quindi ne scaturisce la propria vera immagine.

Un’immagine in cui la mano si frappone tra l’identità di un popolo molto forte, che agisce come se si affacciasse sul Mar Mediterraneo, e il territorio di riferimento. Linee della mano come radici, chiaro riferimento alle opere del 2018 Complementare, Breviario del Mediterraneo e Terra di me. Progetti incentrati su esperienze sensoriali, linguaggi, mani e quegli incontri fatti di relazioni e memorie che esplorano i limiti. Emigrare per restare, per riscoprire se stessi, le proprie origini e l’importanza di essere liberi.

Bianco Valente e Fabio Landolfo, FreiRaum Amsterdam
Bianco Valente e Fabio Landolfo, FreiRaum Amsterdam

LIBERTÀ NELLO SPAZIO PUBBLICO

A proposito di libertà personale in rapporto allo spazio pubblico, invitati da Maria Carmen Morese direttrice del Goethe Instiut, Bianco-Valente hanno partecipato al progetto internazionale Freiraum – Berlino/Amsterdam – Neapel (2018). Come suggerisce il termine Freiuram, che significa spazio libero, alcuni artisti sono stati chiamati ad analizzare il concetto di libertà nelle città europee. e n gemellaggio con Amsterdam, Bianco-Valente hanno scelto Napoli, dove a prevalere in un intreccio di culture, è “l’autorganizzazione dello spazio pubblico”. In un talk organizzato all’art concept hotel SuperOtium, dopo aver soggiornato per un periodo nel capoluogo campano, l’architetto siriano-berlinese Yasser Almaamoun con cui è stato definito il progetto, ha proposto una sua idea di come reinterpretare alcuni luoghi del centro antico di Napoli, in rapporto alle esigenze della popolazione locale.

G.B.: L’Olanda è un Paese che vuole dare l’idea di libertà, ma pensando all’Italia le cose cambiano: si ha una percezione più di chiusura che di apertura. Il progetto è stato realizzato con l’urbanista Fabio Landolfo e abbiamo prodotto una bandiera che rappresenta un mix di culture: oltre 200 pezzi disegnano la mappa del centro storico di Amsterdam. Ogni pezzo ricucito è stato ricavato dalle bandiere delle culture presenti in Olanda, come Siria, Iraq, Libano, Turchia, Germania, Marocco, ecc. La bandiera è stata poi presentata ufficialmente durante il festival We make the city.

Bianco Valente e Fabio Landolfo, FreiRaum Amsterdam
Bianco Valente e Fabio Landolfo, FreiRaum Amsterdam

I PROGETTI FUTURI

G.B.: In occasione della giornata del contemporaneo, Alessandra Bertini Malgarini direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Tirana, ci ha invitati a sviluppare in Albania un progetto di intervento di arte pubblica con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti, come abbiamo fatto in passato con gli studenti di Napoli e vicino Lecce. Il progetto è realizzato con Harabel, la piattaforma di interscambio dedicata agli artisti di arte contemporanea, fondata dal promotore culturale Ajola Xoxa e dall’artista Driant Zeneli.

Misuro il tempo (2019) a Ischia, Towards you (2015) a Capri, Di luce propria (2015) ad Aversa, Il mare non bagna Napoli (2015) al Museo Madre, Ogni Dove (2015) a Latronico (Pz), Relational (2013) alla stazione di Napoli Mergellina e Stoccolma. La poetica di Bianco-Valente si percepisce a partire dai titoli scelti per ciascuna opera: c’è sempre un legame che intercorre tra le parole scelte e il progetto di riferimento. Legame che finisce a rappresentare un po’ ciascuno di noi in ogni installazione, in modo che il fruitore trovi in qualche maniera se stesso e ricordi le proprie origini, fino a diventare tutt’uno con l’opera e il territorio.

Fabio Pariante

 

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Fabio Pariante
Docente e giornalista freelance, è laureato magistrale in Lingue e Comunicazione Interculturale in Area Euromediterranea con tesi in Studi Interculturali dal titolo "La Primavera Araba nell’era del web 2.0: il ruolo dei social network". Nel 2011, con il patrocinio della Presidenza della Repubblica, ha vinto il Premio Giovanni Giovannini – Nostalgia di Futuro per la tesi di laurea triennale in Storia dell’Arte Contemporanea dal titolo "Net.Art: l’arte di fare network". Inoltre, è co-founder del progetto Marina Abramovic Institute a New York dell’artista serba e a Napoli ha partecipato all’opera collettiva "Rebirth – Terzo Paradiso" di Michelangelo Pistoletto. Collabora con diverse redazioni italiane e straniere e alcune realtà culturali.