Free Yourself. Il nuovo videoclip dei Chemical Brothers

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Un gruppo di robot si ribella al controllo umano e inneggia alla libertà ballando freneticamente. Il nuovo videoclip del duo britannico Chemichal Brothers sceglie un tema non troppo originale per il lancio del nuovo singolo.

A distanza di tre anni dall’ultimo album Born in the Echoes (Virgin, 2015), i Chemical Brothers tornano alla ribalta con un nuovo singolo che lascia presagire la pubblicazione prossima di un inedito lavoro discografico. Con più di un trentennio di storia musicale alle spalle, il duo britannico ha sempre incitato il pubblico a esprimere la propria energia vitale danzando senza limiti, e lo ha fatto non solo con la musica, ma anche attraverso numerosi videoclip memorabili. Dal primissimo Life is sweet (girato nel 1995 da Walter Stern, pluripremiato regista per pezzi da novanta come David Bowie, The Prodigy e Massive Attack), passando per lo storico Electrobank (che vede protagonista una giovanissima Sofia Coppola e Spike Jonze dietro la macchina da presa) fino al recente C-h-e-m-i-c-a-l, il movimento del corpo è sempre stato un elemento essenziale nell’universo dei due pionieri del genere elettronico “big beat”.

ANDROIDI CHE BALLANO

Questa peculiarità la si evince anche nell’ultimo Free yourself, dove il ballo diventa addirittura lo strumento per scatenare una rivolta messa in atto da un gruppo di robot all’interno di una fabbrica di intelligenze artificiali. A capo di questa insurrezione apparentemente pacifica c’è un cyborg (i cui connotati ricordano molto Sophia, l’umanoide social creato nel 2015 dall’importante società di Hong Kong Hanson Robotics Limited), che incita la massa di androidi a suon di musica. Fatta eccezione per qualche intuizione divertente, come i goffi balletti dei robot o l’hackeraggio degli stessi finalizzato alla provocazione di allucinazioni visive, il videoclip non spicca per originalità. Nonostante l’attualità dell’argomento trattato e la regia spettacolare, affidata all’ormai consolidata coppia creativa Dom&Nic (duo britannico che ha firmato la maggior parte dei video dei Chemical Brothers), e alla compagnia inglese esperta in effetti speciali The Mill, Free Yourself rasenta a tratti la banalità affrontando senza troppi guizzi una tematica a dir poco abusata.

UNA PROVA POCO RIUSCITA

Senza scomodare secoli di narrazioni horror/fantascientifiche, un esempio recente di ribellioni robotiche lo si può trovare nella serie televisiva prodotta dalla HBO nel 2016 Westworld, rivisitazione a sua volta (in versione telefilm) dell’omonima pellicola scritta e diretta da Michael Crichton nel 1973. Volendo inoltre mettere i puntini sulle i, si potrebbe anche aprire una parentesi sull’incoerenza della sceneggiatura che punta tutto sull’importanza dell’elemento sonoro dando allo stesso tempo per plausibile che un addetto alla sicurezza (l’unico personaggio a suscitare davvero compassione) possa tranquillamente non accorgersi di una sommossa così rumorosa e festosa. Simpatica la consueta apparizione dei “fratelli chimici” Ed Simons e Tom Rowlands sotto forma di cyborg, in chiusura del videoclip.

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.