Lo straordinario immaginario creato da David Lynch (Missoula, 1946) ha acquisito nel corso degli anni un peso così rilevante da diventare addirittura un aggettivo. Ma cosa si intende precisamente quando si usa il termine “lynchiano”? A fare luce su questo argomento ci pensa un filmato pubblicato dalla piattaforma web di divulgazione cinematografica Fandor e basato sul testo di Dannis Lim David Lynch: The man from Another Place (Amazon Publishing, 2015). Il video-saggio, nonostante la natura ambigua propria del cineasta americano, riesce a mettere insieme elementi e testimonianze utili per comprendere al meglio il senso di una parola simile.
Che lo si usi per descrivere i desola(n)ti paesaggi americani, le atmosfere dominate da colori accesi e luci instabili o i personaggi talmente grotteschi da risultare addirittura naturali, l’espressione “lynchiano” riesce sicuramente a definire qualcosa di spiazzante e inquieto. Qualcosa che, in profondità, appartiene a ognuno di noi.
Tra le varie definizioni analizzate all’interno del video, segnaliamo quella coniata da David Foster Wallace, che sembra centrarne a pieno l’essenza: secondo lo scrittore statunitense infatti l’aggettivo fa riferimento a un particolare tipo di ironia dove la sfera del macabro e del mondano si combinano insieme in maniera epifanica.

– Valerio Veneruso

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AutoreDavid Lynch
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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.