A Mestre il nuovo centro d’arte MUVEC è una vera “Casa delle contemporaneità”. Ecco perché
La Fondazione Musei Civici di Venezia ha aperto un nuovo museo a Mestre, negli spazi del Centro Candiani. Uno spazio espositivo che mancava e un motore di rigenerazione urbana e sociale: il video
“Casa delle contemporaneità l’abbiamo chiamata perché è una casa per tutti e soprattutto una casa dei contemporanei di quest’arte che nasce e si sviluppa nel territorio dopo la seconda guerra mondiale”, spiega Elisabetta Barisoni, dirigente area musei e Muve a Mestre. È lei a raccontare l’apertura, da parte della Fondazione Musei Civici di Venezia, di un nuovo museo a Mestre, negli spazi del Centro Candiani: il MUVEC. Un luogo che “permette di capire meglio quali sono state le relazioni nel corso del tempo, della storia dell’arte dalla fine del dopoguerra in avanti”, spiega in questo video.
Il nuovo MUVEC di Mestre
Il museo raccoglie opere d’arte dal 1948 a oggi, proponendo una riflessione su cosa indichi, al giorno d’oggi, la “contemporaneità”. Lo fa ponendosi delle domande: cosa è cambiato nella società e nell’arte dal secondo dopoguerra? Quali elementi accomunano la produzione artistica e le radici visive italiane e internazionali? Il MUVEC non impone una risposta, ma accompagna i visitatori in una selezione di 50 opere dalle collezioni civiche di arte moderna e contemporanea conservate alla Ca’ Pesaro di Venezia, attraverso due livelli di lettura. Da una parte, l’arte internazionale che, dal 1948 a oggi, è transitata da Venezia e dal suo territorio; dall’altra le esperienze originali nate con la crescita e l’evoluzione di Mestre, che è il vero centro del progetto espositivo.
Il MUVEC come motore di rigenerazione urbana e sociale a Mestre
“Il nuovo MUVEC di Mestre è un progetto interessante perché fa una proposta di rigenerazione urbana e perché è un’istanza visibile di rigenerazione sociale”, spiega Massimiliano Tonelli, direttore di Artribune. La Casa delle Contemporaneità nasce dal recupero del Centro Culturale Candiani, con un percorso indipendente per accedere agli spazi espositivi e una torre luminosa alta 13 metri diventa nuovo elemento identitario del piazzale. “La rigenerazione sociale riguarda il target e l’istanza che ha questo museo nel generare un nuovo pubblico e nel radicarsi nel territorio sia verso un target di pubblico di tutte le età sia verso un target di pubblico di tutte le provenienze e soprattutto di tutte le etnie. È una cosa che vedo fare a molti musei internazionali in Europa e in Nord America che si fa però pochissimo in Italia: ecco perché ancora di più un progetto di questo tipo è valido e lodevole in questo momento”.
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati