Non mi piace l’espressione ‘artista politico’, non la accetto. Tutti gli artisti interagiscono criticamente con la realtà; agiamo nel mondo e qualsiasi cosa facciamo rappresenta una concezione del mondo. In questo senso gli artisti sono tutti politici. Se manca questa interazione con il mondo non si tratta di arte, ma di decorazione”. A parlare è Alfredo Jaar (Santiago del Cile, 1956), in una video-intervista realizzata da Christian Lund alla Malmö Konsthall nel 2013, in occasione della personale dell’artista intitolata The Sound of Silence e pubblicata dalla web tv del Louisiana Museum di Copenhagen.
L’artista cileno, da sempre impegnato nella produzione di opere che uniscono impegno sociale e slancio poetico, commenta quattro progetti: The Rwanda Project, Searching for Africa in LIFE, From TIME to TIME e The Sound of Silence. Un gruppo di opere interamente dedicato al tema dell’uso delle immagini da parte dei media, con un’attenzione particolare al modo in cui certe zone del mondo vengono sistematicamente ignorate o marginalizzate.

Dati correlati
AutoreAlfredo Jaar
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

1 COMMENT

  1. La frase non ha senso, anche scegliere di fare il decoratore o il “vetrinista di lusso” (Pivi alla Rinascente) è un atto politico. La verità è che artisti come Jaar speculano e fanno leva su presunti temi politici. La vera arte politica è nei modi non nelle tematiche. Mi spiego: appendere i gommoni a Palazzo Strozzi è un banale speculazione (i migranti ce li ricordano ogni giorno i telegiornali non serve certo un tizio cinese che appende gommoni che poi rivende a park avenue per 400.000 euro). Riportare la dimensione dell’opera nel nostro privato è un atto politico. Chiaramente per vedere questo serve una critica d’arte capace. Diversamente pensiamo che basta protestare contro la corea del nord, agire in zone socialmente precarie o dipingere i migranti per fare arte politica.

Comments are closed.