Le sue opere hanno avuto una grande influenza sulle nuove generazioni di artisti grazie al loro carattere visionario e sperimentale. Il suo approccio al tema dell’errore e la sua capacità di raccontare il mondo globalizzato dall’avvento della televisione e delle tecnologie digitali lo hanno reso un modello fondamentale per qualsiasi artista interessato ai nuovi media. Parliamo del coreano Nam June Paik (1932 – 2006), una figura fondamentale per la storia della videoarte, della performance e delle pratiche intermediali.
In questo video, prodotto dalla Tate di Londra in occasione della grande personale organizzata nel 2014, l’artista viene raccontato, oltre che da una curatrice del museo, anche da un ospite speciale, il nipote Ken Hakuta. Ne viene fuori un insolito ritratto intimo, che tratteggia la figura di uno zio eccentrico e divertente, capace di trasmettere al nipote (che oggi di mestiere fa l’inventore) una lezione fondamentale: mantenere la mente sempre flessibile e aperta a tutte le possibilità.

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AutoreNam June Paik
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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.