È flusso di nebbie di ghiacciai, disorientamento di vapori freddi e crepitii surreali, il defluire bianconero di immagini di Fronti, l’opera video di Roberto Paci Dalò (Rimini, 1962). L’autore, compositore, musicista, regista e artista visivo, è pioniere con la compagnia Giardini Pensili del teatro di ricerca dai primi anni Ottanta e recentemente è stato insignito del Premio Napoli.
Non proprio videoarte, in questo caso, ma film-opera in senso allargato: un lavoro che unisce cinematografia, ricerca musicale e una profonda consapevolezza dei processi di comunicazione, memoria e percezione. Partendo da pellicole d’epoca girate sul fronte della prima guerra mondiale, l’autore rievoca il senso al contrario di un dramma collettivo, alterando il normale flusso dei filmati con ralenti che producono stranianti dilatazioni temporali, e unisce l’elemento visivo a un tessuto musicale elettronico che è parte integrante del lavoro. In questo modo, le immagini d’archivio si trasformano, snodandosi come lente gocce di pianto nella moviola della memoria. Investiti da un’inaspettata condensa di emozioni, nella percezione della sfilata degli orrori militari, vista e udito si confondono, perdendo i propri confini. Così, cresciuta “nello spazio bianco tra i maestri” di arti visive, cinema, musica e filosofia, la ricerca creativa di Roberto Paci Dalò sfida i generi e arriva a costruire un flusso espressivo in cui tutto, come per sortilegio, s’intreccia nella verità dell’esserci e dello scambiarsi umano.
Fronti, dedicato a Robert Adrian e Oreste Zevola, in memoriam, è, insieme a Il grande bianco e Guerra nostra la terza tappa di un progetto più ampio intitolato Trilogia sulla Grande Guerra, presentato per la prima volta nel 2015 all’Auditorium Rai di Napoli.

– Diana Gianquitto

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Diana Gianquitto
Sono un critico, curatore e docente d’arte contemporanea, ma prima di tutto sono un “addetto ai lavori” desideroso di trasmettere, a chi dentro questi “lavori” non è, la mia grande passione e gioia per tutto ciò che è creatività contemporanea. Collaboro stabilmente con Artribune dal suo nascere, dopo aver militato fino al 2011 in Exibart. Curo rassegne, incontri, mostre, corsi, workshops e seminari in collaborazione, tra gli altri, con il Pan – Palazzo delle Arti Napoli, il Forum Universale delle Culture 2010, la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’Università Parthenope e le gallerie Overfoto e Al Blu Di Prussia. Sono da anni ideatrice, curatrice e docente di corsi e laboratori di avvicinamento all’arte contemporanea in numerosi enti culturali, condotti secondo una metodica sperimentale da me ideata che sintetizzo sotto il label di CCrEAA - Comprensione CReativa e Empatico Ascolto dell'Arte e che mira a promuovere un ascolto empatico dell’arte allo scopo di una sua comprensione, comunicazione, divulgazione e veicolazione più profonda e incisiva. La mia ricerca è orientata in particolare verso le forme espressive legate alle tecnologie digitali, all’immateriale, alla luce e all'evanescenza, a un’evocazione di tipo organico, a una ricognizione olistica del senso antropico ed esistenziale capace di armonizzare indagine estetica, sensoriale, cognitiva, emotiva e relazionale. [ph: Giuliana Calomino (particolare)]

1 COMMENT

  1. Mi sembra un lavoro un po’ troppo simile a “Trilogia della Guerra” di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi.

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