Un borgo salentino ha deciso di raccontarsi attraverso un videogioco. Succede a Sternatia 

Il progetto LAMPA unisce arte immersiva, videogiochi e spunti per discutere il rapporto tra digitale e patrimonio storico e culturale. Un nuovo modo di raccontare i nostri borghi che parte dal Salento

Tra fine maggio e inizio giugno si è tenuto a Sternatia, poco più di 2mila abitanti nella provincia di Lecce, il festival che ha presentato LAMPA – Sternatia, il borgo che vorrei, ideato e curato da Gianni Sportelli e Michele Massaro. Un progetto che vuole usare videogioco e arte immersiva per promuovere una diversa fruizione turistica del paese, e che ci offre l’opportunità di discutere un po’ più in generale potenzialità e difficoltà del digitale nel raccontare storie e culture.

Il progetto LAMPA – Sternatia, il borgo che vorrei

L’iniziativa, finanziata con fondi del PNRR, si articola in varie parti. Ci sono libri, tra cui la ristampa dell’assai interessante Racconti greci inediti di Sternatìa di Paolo Stomeo (Kurumuny edizioni), uscito originariamente nel 1981, raccolta di storie popolari presentate sia in italiano sia nella lingua locale, il dialetto griko. È tra l’altro (anche) proprio a Stomeo che dobbiamo la ricostruzione della storia del griko, da lui ricondotto al neogreco e quindi alla dominazione bizantina e non al greco classico e quindi alla Magna Grecia. Ci sono poi installazioni immersive curate da Massimiliano Siccardi, uno dei principali nomi a livello internazionale in questo settore (e su Artribune potete leggere una sua intervista). C’è il videogioco Lampa per dispositivi mobili Android e iOS; un “gioco urbano”, cioè da giocare muovendoci all’interno del paese. E c’è anche il Farma Lab, uno spazio pensato per co-working e professionalità legate al digitale, tentativo di combattere lo spopolamento. L’evento di presentazione, oltre a conferenze e dibattiti sulle varie componenti del progetto, ha incluso pure spettacoli e iniziative teatrali (notevole la restituzione del laboratorio teatrale di comunità curato da Fabrizio Saccomanno) e l’inevitabile momento enogastronomico.

LAMPA - Sternatia il borgo che vorrei (immagine da press kit)
LAMPA – Sternatia il borgo che vorrei (immagine da press kit)

Il videogioco Lampa per raccontare Sternatia

Come spiegato dalla co-direttrice artistica (insieme a Siccardi) Raffaela Zizzari in un incontro da me moderato, il videogioco Lampa ha il pregio di voler non tanto rendere il paese attrattivo turisticamente ma di voler raccontare patrimonio storico e culturale locale a un turismo che, nei fatti, già esiste. Sternatia si trova infatti nell’entroterra salentino in una posizione strategica tra Mar Ionio e Mar Adriatico e ospita una tappa del festival itinerante de La notte della Taranta. Quello di cui Sternatia ha bisogno, mi dicono gli abitanti con cui ho parlato, è di diventare qualcosa di più del luogo in cui si deve rimanere quando il tempo è brutto e non si può andare al mare. Lampa è quindi una guida turistica alternativa, digitale e gamificata, pensata per farci muovere nel paese, conoscerne le architetture storiche, le leggende e soprattutto il griko. Ma già nel 2009, nella prima edizione di Consuming History. Historians and heritage in contemporary popular culture (Routledge), Jerome de Groot notava che i giochi tendono spesso a presentare “la storia come un insieme di fatti corretti, di risposte giuste” a quiz. Lampa è ancora pensato un po’ in questo modo: ci insegna espressioni in griko e ci chiede di utilizzarle nel giusto contesto per avanzare nell’esplorazione. Gioco e videogioco potrebbero però fare (e anzi a volte già fanno) molto di più per il nostro rapporto con la storia. Possono essere un modo per “fare la storia”, cioè per “fare storiografia”, per mettere in dubbio le certezze sul nostro passato, problematizzare l’abituale approccio teleologico, farci esplorare percorsi alternativi grazie ai “what if” permessi dall’interazione. Possono essere un modo per “capire la storia in quanto processo”, come scrivono Andrew B.R. Elliott e Matthew Wilhelm Kapell nella introduzione a Playing with the Past. Digital games and the simulation of history (Bloomsbury, 2013). Per questo servirebbe però pensare lo sviluppo dei videogiochi non solo come un problema tecnico e tecnologico ma come un complesso ambito multidisciplinare che necessita anche di figure specializzate per il game design propriamente detto.

La cultura digitale necessita di prospettive sul lungo periodo

Inoltre, c’è un problema legato ai lunghi tempi necessari per queste operazioni. La politica nelle democrazie rappresentative vive di prospettive brevi, guarda alle prossime elezioni. Per questo fatica a dare risposte a eventi come il cambiamento climatico, cioè a situazioni che ci interrogano su come vorremmo vivere non tra cinque ma tra cento anni. La realizzazione di un videogioco e l’installazione di un’opera d’arte possono sembrare operazioni relativamente piccole, ma ci vuole tempo, ci vogliono anni, per la fase di progettazione e sviluppo. Stavolta è andata bene, anche perché nessuna giunta vuole essere colpevole della perdita di fondi del PNRR, e il progetto LAMPA è sopravvissuto al cambio di amministrazione comunale. Ma già nel primo incontro di presentazione è stata assai palese l’insoddisfazione dell’ex sindaco (ed ex presidente della fondazione La notte della Taranta) Massimo Manera per come l’attuale giunta di Gabriele Candito ha gestito il progetto LAMPA, che originariamente era stato voluto da Manera e che Candito ha implicitamente riconosciuto di non aver almeno inizialmente accolto con entusiasmo. Dopo il lancio di simili opere servono poi piani per anni di gestione e manutenzione, anni che devono attraversare altre e magari ancora diverse amministrazioni. Apple, per esempio, si riserva il diritto di eliminare dalla sua piattaforma di distribuzione digitale per dispositivi iOS le app che non abbiano ricevuto aggiornamenti negli ultimi tre anni e siano state poco scaricate negli ultimi dodici mesi. Anche se queste app funzionano ancora perfettamente. Il progetto LAMPA veniva invece presentato senza ancora un’idea precisa di chi e come lo gestirà (chi garantirà l’ingresso alle installazioni?) o di come verrà aggiornato il videogioco dopo un primo periodo di manutenzione già contrattualizzata. Sono questioni che dovrebbero essere prioritarie. Gli spazi virtuali, come quelli fisici, rischiano insomma di restare coinvolti nelle (normali) tensioni e tenzoni politiche prima della loro inaugurazione, e dopo rischiano l’abbandono.

Matteo Lupetti

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Matteo Lupetti

Matteo Lupetti

Diplomato in Fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze nel 2010, gestisce il collettivo di fumettisti indipendenti Gravure e scrive di videogiochi per varie testate italiane ed estere. È diplomato in sommelerie all’interno dell’associazione FISAR ed è direttore artistico…

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