A Milano è finalmente partito il cantiere del Museo Nazionale dell’Arte Digitale (che esiste da 5 anni ma ancora non c’è)
Il Museo Nazionale dell’Arte Digitale esiste dal 2021: ha direttrice, staff, collezione e programma, ma ancora nessuna sede aperta al pubblico. Ora però a Porta Venezia sono arrivate impalcature e cesate. Dopo anni di annunci, il MNAD sta finalmente diventando un luogo fisico
Si fa, non si fa, si fa però da un’altra parte. Per ora il Museo Nazionale dell’Arte Digitale di Milano ha avuto a che fare più col genere giornalistico del gossip che con quello della cronaca culturale.

Dove nascerà il Museo Nazionale dell’Arte Digitale di Milano
Nato come idea nel 2021, quando Artribune raccontò per la prima volta il progetto, ai tempi del Governo Draghi e del ministro della Cultura Dario Franceschini, questo nuovo museo nazionale con sede a Milano è stato previsto in spazi tutt’altro che semplici, comprensibili e lineari: il sotterraneo Albergo Diurno Venezia di Piazza Oberdan, affidato per alcuni anni dal Comune al FAI che ne ha studiato e valorizzato la storia e protetto in virtù delle sue architetture firmate anche da Piero Portaluppi, che quest’anno compie un secolo, e uno dei due adiacenti Caselli Daziari di Porta Venezia, risalenti sempre agli Anni Venti, però dell’Ottocento.
Per realizzare un museo dell’arte digitale ti aspetteresti un contenitore contemporaneo, magari una nuova architettura pensata appositamente per funzioni museali, in una zona della città da rigenerare. E invece la visione fu tutt’altra: spazi difficili, eterogenei, complicatissimi da allestire e restaurare e in pieno centro. Un edificio vecchio di duecento anni e uno di cento. Una scelta non facile da comprendere, sebbene abbia assolutamente senso la sinergia con il polo del MEET, il centro per la cultura digitale della città di Milano proprio lì di fianco, e la collocazione all’interno di una abbozzata museum mile milanese con il PAC, la Villa Reale con la GAM, la Fondazione Luigi Rovati, il Museo di Storia Naturale e il Planetario di Milano.

Maria Paola Borgarino è la nuova direttrice del MNAD
Giusta o sbagliata che sia la collocazione di questo nuovo museo nazionale, sta di fatto che il progetto non è mai sembrato procedere con particolare vigore, anzi. La prima direttrice, Ilaria Bonacossa, nominata alla guida del nuovo museo nel 2022, ha svolto il suo mandato senza riuscire a vedere particolari progressi nella struttura. Ed è stata sostituita – oggi dirige Palazzo Ducale a Genova – da una figura più interna al Ministero e maggiormente focalizzata proprio sui restauri e sulla gestione degli edifici pubblici come l’architetta Maria Paola Borgarino. Architetta e restauratrice, Borgarino arriva infatti da una lunga esperienza nella Direzione Regionale Musei Lombardia, dove si è occupata di cantieri, conservazione, manutenzione e valorizzazione di numerosi edifici e complessi museali.
Il Museo Nazionale dell’Arte Digitale tra MEET e Grande Brera
Nel frattempo ci sono stati alcuni cambiamenti di assetto: il Museo Nazionale dell’Arte Digitale ha firmato nel 2024 una convenzione con MEET che rafforza l’idea della creazione di un vero polo cittadino dedicato alle arti digitali, mentre nel 2025 è finito sotto l’ala della Grande Brera, entrando nella Direzione generale Pinacoteca di Brera.
E proprio grazie a Brera le attività del MNAD hanno iniziato a prendere corpo anche senza un museo fisico pronto ad ospitarle. Dove? A Palazzo Citterio, aperto alla fine del 2024 come nuovo cuore della Grande Brera, dove una serie di mostre e installazioni vengono ormai da tempo organizzate grazie all’alleanza tra Brera e Museo Nazionale dell’Arte Digitale.

Sono partiti i cantieri del MNAD a Porta Venezia
Ma al di là dei nuovi posizionamenti burocratici, la grande novità di questo museo è la recente partenza del cantiere di restauro degli spazi dove prenderà sede. Il Casello Daziario Ovest di Porta Venezia è tutto coperto di impalcature e di pubblicità dotate di super visibilità, che contribuiscono in significativa parte a finanziare i restauri. Si tratta infatti di una particolare operazione di sponsorizzazione mista che permette allo sponsor di utilizzare i ponteggi a fini pubblicitari in cambio del finanziamento e della realizzazione di una parte degli interventi.
Anche attorno al vicinissimo Albergo Diurno sono ormai comparse cesate e strutture di cantiere, rendendo finalmente visibile la partenza dell’operazione anche sul secondo edificio. L’intervento poggia su 6 milioni di euro di finanziamento pubblico, ai quali si è aggiunta per il Casello una sponsorizzazione mista del valore di quasi 3 milioni di euro, che comprende lavori, contributo economico e attività di comunicazione. Siamo dunque nell’ordine dei 9 milioni di risorse mobilitate, anche se non si tratta di 9 milioni interamente destinati a lavori edilizi.

Quando aprirà il Museo Nazionale dell’Arte Digitale di Milano
I tempi? Secondo il più recente report della Direzione Cultura del Comune di Milano, l’apertura del Casello Daziario è prevista già per gennaio 2027, mentre la conclusione complessiva dei lavori dovrebbe arrivare nel 2028.
A regime nell’ex Albergo Diurno Venezia dovrebbero trovare posto lo spazio espositivo principale e la collezione, mentre nel Casello Daziario Ovest saranno ospitati uffici, laboratori, archivi e anche spazi per mostre temporanee. Il progetto e le attività già avviate si possono seguire sul sito ufficiale del Museo Nazionale dell’Arte Digitale.
Il MNAD è un museo che esiste formalmente da cinque anni, ha uno staff, una direttrice, una collezione. Ma non è mai stato aperto al pubblico. Tant’è che ancora oggi sul suo sito ufficiale campeggia la dicitura “Museo attualmente chiuso al pubblico”. Tra non molto questa condizione sembrerebbe poter cambiare. “È un percorso complesso, ma si sta procedendo”, dice la direttrice Maria Paola Borgarino.
Massimiliano Tonelli
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