Scrivendo la storia del futuro. La grande mostra allo ZKM di Karlsruhe

Gli artisti sono stati spesso in grado di anticipare le rivoluzioni tecnologiche, oppure di interpretarne gli effetti con sorprendente precisione. Una mostra allo ZKM di Karlsruhe, in Germania, racconta la storia dei rapporti tra arte e tecnologia.

Writing the History of the Future. The ZKM Collection
Writing the History of the Future. The ZKM Collection

Lo ZKM (Zentrum für Kunst und Medien) di Karlsruhe, in Germania, è uno dei pochi musei al mondo progettati per esporre, conservare e discutere i frutti del rapporto tra arte e tecnologia. Fondato nel 1989 e diretto da Peter Weibel, attivissimo nel settore sia come artista che come teorico sin dalla metà degli Anni Sessanta, il centro ha ospitato negli anni una serie di mostre ormai storiche come Media-Art-History (1997), Video Cult/ures (1999), Net_Condition (1999-2000), CTRL [SPACE] (2001) e Future Cinema (2002). Vastissima anche la collezione permanente, anch’essa un unicum mondiale, che comprende circa 8mila opere, tutte accuratamente catalogate sul sito web. Ed è proprio a questo patrimonio che è dedicato il progetto espositivo Writing the History of the Future. The ZKM Collection, un’esposizione in due parti che ripercorre l’intera storia delle relazioni tra arte e tecnologia. Dall’invenzione della fotografia, che provocò il primo grande momento di rottura cambiando per sempre il mondo delle immagini, a quella del cinema, della televisione, dei computer e infine di Internet. Ognuna di queste tecnologie, infatti, ha trasformato la società, l’identità e il modo di esprimersi delle persone, in modi spesso improvvisi e profondi; mutazioni, queste, che sono state interpretate, commentate e rielaborate dagli artisti, e in qualche caso anche preconizzate e anticipate, scrivendo così, proprio come annuncia il titolo “la storia del futuro

UNA MOSTRA IN DUE PARTI

Inaugurata in corrispondenza del trentesimo anniversario della fondazione dello ZKM, la mostra è stata divisa in due parti. La prima sezione, aperta già dallo scorso febbraio, è incentrata in modo particolare sulla storia dei processi partecipativi in arte e sugli albori della digitalizzazione, in un percorso che include anche la letteratura sperimentale, la poesia visiva, la Op Art e la primissima computer art. La seconda sezione invece, appena inaugurata, è dedicata alla storia della videoarte, agli sviluppi più recenti della new media art, agli ologrammi e alla sound art. La mostra, che resta aperta fino a marzo 2021, comprende in totale una selezione di circa 500 opere,  allestite in uno spazio di oltre 6mila metri quadrati. Un ricco programma di eventi, workshop e seminari completa il progetto, sottolineando così la sua natura didattica e di ricerca.

– Valentina Tanni

https://zkm.de

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.