L’archivio del MoMA è su Internet

Uno dei musei più importanti del globo ha scelto di digitalizzare il suo archivio, mettendolo a disposizione degli utenti della Rete e costituendosi come un esempio a cui anche altri musei dovrebbero guardare.

Il MoMA, a New York
Il MoMA, a New York

La prima tappa non può non avere inizio dai testi, dalle pagine ingiallite del catalogo, significativo documento della mostra d’apertura nel novembre del 1929: Cézanne, Gauguin, Seurat, van Gogh. Qualche anno dopo, African Negro Art celebra la consacrazione dell’arte africana; in catalogo, fra i collezionisti che hanno prestato le opere, i nomi di André Derain e Tristan Tzara, a ricordare che trent’anni prima l’arte africana aveva lasciato il segno a Parigi. Cercando poi materiale riguardante la mostra, curata da Alfred H. Barr, Picasso: Forty Years of His Art del 1939, nel comunicato stampa si legge, fra altro, la rassicurante informazione che, “nonostante i rischi della guerra, anche le opere per mare sono giunte a destinazione”. Tra queste, Guernica, che resterà lì in consegna per oltre quarant’anni, per volere di Picasso, come “prestito del popolo di Spagna”.
Siamo sul sito del MoMA. In successione cronologica, le esposizioni compongono un quadro d’insieme, visibile per la prima volta in un unico colpo d’occhio, in un dialogo che si apre anno dopo anno su Bauhaus, Espressionismo, Costruttivismo russo, Cubismo, Surrealismo, Dada e i più importanti artisti del Novecento; poi mostre di architettura, design, fotografia; tra le notizie, l’acquisizione, voluta dalla direttrice del Department of Architecture and Design Paola Antonelli, del simbolo @, o la recente mostra su Shigetaka Kurita e le emoji da lui inventate nel 1998.

Screenshot dal sito del MoMA di New York
Screenshot dal sito del MoMA di New York

UNA COLLEZIONE SCONFINATA

Lo spettro tematico, andando avanti nei decenni, fino ad arrivare ai giorni nostri, moltiplica i nomi degli artisti e degli eventi ed è impossibile qui renderne conto, quindi tocca decisamente al lettore percorrere e approfondire questo lungo arco di tempo.
Il fascino dei numeri dà letteralmente conto dell’importanza dell’impresa. Una collezione di quasi 200mila opere d’arte moderna e contemporanea e la possibilità di visionarne online più di 72mila, firmate da 20.924 artisti. A questo imponente nucleo si aggiunge la cronologia corredata da cataloghi e documenti delle mostre che, nell’arco di quasi un secolo, hanno consolidato la fama del Museum of Modern Art di New York, inaugurato il 7 novembre del 1929, dopo lo storico Big Crash del 29 ottobre di Wall Street, voluto da Abby Aldrich Rockefeller con le amiche Lillie P. Bliss e Mary Quinn Sullivan, passate alla storia come “the daring ladies” dell’arte.

Screenshot dal sito del MoMA di New York
Screenshot dal sito del MoMA di New York

UN ESEMPIO DA SEGUIRE

Un massiccio archivio, quello del MoMA, che fin dalla nascita, sotto la direzione di Alfred H. Barr, dal 1929 e per quarant’anni, impose l’innovativo modello di museo aperto al confronto culturale, portando avanti il dialogo fra arte americana ed europea e tra i diversi settori delle arti. Grazie al materiale ora messo a disposizione in Rete, in continuo aggiornamento, è possibile un viaggio nel tempo seguendo i tracciati segnati dalla storia dell’arte fra i due continenti. Un invito rivolto a tutti i musei del mondo: seguite l’esempio. Digitalizzare e mettere in Rete i documenti originali è rendere un servizio enorme all’arte, per la conoscenza e per la sua corretta divulgazione.

Adele Cappelli

www.moma.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #35

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Adele Cappelli
Adele Cappelli (Ascoli Piceno, 1967) si occupa di arte contemporanea, formazione e comunicazione in ambito culturale-artistico. Docente di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Urbino e docente a contratto di Storia dell’Arte Contemporanea all’UNICAM-Corso di Laurea Disegno Industriale e Ambientale, Scuola di Architettura e Design E. Vittoria.

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