Tutte le reazioni della moda alla guerra in Ucraina

Dai gesti umanitari verso il popolo ucraino all’interruzione dei rapporti commerciali con la Russia, il mondo della moda sta prendendo posizione rispetto al conflitto in Ucraina

Balenciaga. Autunno inverno 2022-23. Collection. Paris Fashion Week
Balenciaga. Autunno inverno 2022-23. Collection. Paris Fashion Week

Se già la Fashion Week di Milano era stata segnata dallo scoppio del conflitto in Ucraina, la Paris Fashion Week si chiude nel pieno delle proteste e iniziative che inneggiano alla pace.
La guerra è arrivata in un momento di grande fermento per il mondo della moda, che dopo la battuta di arresto di gennaio ha dimostrato una decisa ripresa a febbraio con un calendario di eventi tra Milano e Parigi che torna al 90% in presenza. E se da un lato le immagini forti della guerra e i titoli a volte roboanti dei giornali stridono con le foto dei fashion show, dall’altro non sarebbe servita l’interruzione degli eventi di moda, già colpiti dal Covid. Come già è stato ribadito da diversi addetti ai lavori, la moda è la seconda voce del PIL italiano e muove attorno a sé fatturati importanti e tantissimi posti di lavoro. Si sono così moltiplicate le iniziative di solidarietà da parte delle più importanti aziende di moda verso il popolo ucraino con un unico obiettivo di concreto supporto.

Balenciaga. Autunno inverno 2022 23. Collection. Paris Fashion Week
Balenciaga. Autunno inverno 2022-23. Collection. Paris Fashion Week

STILISTI E MAISON A SUPPORTO DELL’UCRAINA

Il primo a lanciare un segnale da Milano è stato Giorgio Armani con la sua collezione Segni di luce portata in passerella senza musica. Inoltre il Gruppo Armani ha annunciato una serie di iniziative, tra le quali una donazione di 500mila euro per la raccolta fondi di UNHCR, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per i Rifugiati, per l’assistenza e la protezione delle persone costrette a fuggire a causa del conflitto in atto in Ucraina.
Da Parigi l’atto più eclatante è arrivato dallo stilista georgiano Demna Gvasalia, direttore creativo di Balenciaga, che ha messo in scena una sfilata intesa come atto di resistenza alla tempesta geopolitica, un autentico grido contro la guerra. Il suo show vuole essere un inno a ciò che l’umanità è da sempre capace di affrontare, anche di fronte al suo inverno sociale, politico e climatico più rigido. Il designer, poco prima della passerella, ha fatto recapitare a tutti gli invitati una lettera firmata di suo pugno. “La guerra in Ucraina”, scrive, “ha fatto riemergere in me il trauma che mi porto dietro dal 1993, quando la stessa cosa è successa nella mia terra e sono diventato per sempre un rifugiato. Per sempre, perché è una condizione che non ti abbandona. La paura, la disperazione, la consapevolezza che nessuno ti vuole. Ma ho anche realizzato ciò che conta davvero nella vita: la vita stessa e la compassione umana”.

Balenciaga. Autunno inverno 2022-23. Collection. Paris Fashion Week
Balenciaga. Autunno inverno 2022-23. Collection. Paris Fashion Week

DONAZIONI, ATTI DI PROTESTA E CHIUSURE DEI NEGOZI

Non solo comunicazione, ma una gara di solidarietà tra le aziende italiane del settore della moda per rispondere in maniera concreta all’emergenza in Ucraina. Sono infatti molte le maison e gli stilisti che, in sinergia con l’appello della Camera Nazionale, promotrice della gara di solidarietà a seguito dell’impulso ricevuto da Otb Foundation, hanno deciso di garantire il proprio supporto alle persone in fuga dall’Ucraina e a quanti rimangono nel Paese con importanti donazioni. Tra i brand che si sono attivati in tal senso spiccano Armani, Bottega Veneta, Dolce&Gabbana, Etro, Ferragamo, Gruppo Prada, Valentino, Moncler, Trussardi, Max Mara, tanto per citarne alcuni. Anche dall’estero non sono mancati i segnali, come il gruppo francese del lusso LVMH che ha avviato una serie di iniziative, tra cui una donazione di cinque milioni di euro all’ICRC ‒ International Committee of the Red Cross, per aiutare le vittime della guerra. E ancora la Maison Chanel ha espresso solidarietà al popolo ucraino donando due milioni di euro alle associazioni Care e UNHCR. Last but not least anche diversi personaggi si sono mossi, da Donatella Versace fino a Chiara e Valentina Ferragni, che hanno scelto di sostenere la Croce Rossa Italiana. Dall’altra parte, c’è chi ha intrapreso anche delle azioni mirate nei riguardi dell’economia russa. Dalla redazione di Vogue Ucraina si è sollevato un appello ai giganti del settore come Kering, LVMH e Richemont affinché neghino la distribuzione dei propri marchi in Russia. La lista di marchi che hanno scelto di limitare le vendite e chiudere gran parte dei loro punti vendita in Russia si allunga di giorno in giorno: da Hermès a Nike, fino alle piattaforme online come Net-à-porter e Asos che stanno bloccando le consegne in Russia. Il rovescio della medaglia è l’impatto economico della chiusura del mercato russo, che rappresenta un importante bacino per i beni di lusso e il Made in Italy. Sull’export verso la Russia, Mario Draghi sta avviando delle trattative affinché i beni di lusso italiani vengano esclusi dalle sanzioni di ritorsione che bloccheranno le esportazioni e alcune transazioni finanziarie con la Russia.

Balenciaga. Autunno inverno 2022-23. Collection. Paris Fashion Week
Balenciaga. Autunno inverno 2022-23. Collection. Paris Fashion Week

MODA, GUERRA E RISCHI ECONOMICI

Commenta Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana: “Quello che più mi addolora è l’aspetto umano. Per il business siamo preoccupati perché ciò porterà problemi nei rapporti diretti di export, un aumento dei costi dell’energia e uno sbilanciamento del sistema economico…È difficile in questo momento quantificare il danno per il lusso perché non sono ancora chiari i confini delle sanzioni. E poi queste hanno anche effetti indotti e quindi non si limita al discorso dell’esportazione verso quel Paese, ma diventa globale perché rincarano i prodotti a livello globale”.
Capasa ha inoltre ricordato che le esportazioni italiane di beni di lusso in Russia ammontano a circa 1,2 miliardi di euro all’anno. Per la moda donna, in particolare, la Russia è il settimo Paese per numero di esportazioni, con introiti di 374 milioni di euro. Stando ai dati di Global Blue, solo a Milano, nell’ultimo anno, si registra il 39% degli acquisti da parte di turisti russi. La Russia è senza dubbio un mercato strategico per il tessile e per la moda italiani: unitamente alla Cina, rappresenta un importante fatturato per moltissime aziende che rischiano oggi il collasso.

Federico Poletti

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Federico Poletti
Eclettico, nomade e multitasking: questi sono gli aggettivi che meglio definiscono l’orizzonte creativo e professionale di Federico Poletti. Milanese di adozione, parte da una formazione accademica nell’arte (laureato in Conservazione dei Beni Culturali) per arrivare a una visione della moda come progetto multi-culturale, crossover fluido in cui si mixano estetiche differenti. Giornalista, curatore indipendente e globe trotter instancabile, Federico si aggira per le fashion week più remote a caccia di nuovi talenti e delle più svariate forme di creatività 5.0. Tra le ultime fatiche editoriali, in uscita il suo ultimo libro edito da Skira: Maglifico! 50 anni di straordinaria maglieria italiana.