Nasce la Fondazione Beatrice Trussardi. Progetto d’arte nomade con un’anima internazionale

La Presidente della Fondazione Nicola Trussardi dà vita a un progetto che porta il suo nome, con il quale estende su scala internazionale visione e progetti della Nicola Trussardi. Anche in questo caso, con la direzione artistica del critico d’arte e curatore Massimiliano Gioni

Mountain Hut in Val Fex, Engadin Site of Pawel Althamer's project for the Beatrice Trussardi Foundation 2021 Courtesy Beatrice Trussardi Foundation Photo by Marco De Scalz
Mountain Hut in Val Fex, Engadin Site of Pawel Althamer's project for the Beatrice Trussardi Foundation 2021 Courtesy Beatrice Trussardi Foundation Photo by Marco De Scalz

Nasce dall’esperienza della Fondazione Nicola Trussardi la nuova Fondazione Beatrice Trussardi, su volontà dell’imprenditrice culturale Beatrice Trussardi, dal 1999 Presidente della Fondazione Nicola Trussardi e oggi a capo di un progetto concepito per “espandere su scala internazionale il percorso iniziato a Milano con la Fondazione Nicola Trussardi, affiancandovi una serie di altri progetti di ricerca e studio”. La nuova Fondazione può essere quindi definita una sorta di diramazione – seppur completamente autonoma – della Nicola Trussardi la cui attività, negli anni, si è contraddistinta per i progetti d’arte contemporanea sviluppati a livello nazionale, in particolar modo a Milano, città in cui nel 1996 è nata la Fondazione con sede a Palazzo Marino alla Scala; nel 2003, sotto la guida di Beatrice Trussardi e la direzione artistica di Massimiliano Gioni, la Fondazione Nicola Trussardi ha lasciato la sua sede per diventare una Fondazione “nomade”, con mostre pensate e organizzate in diversi siti della città, spesso luoghi simbolici o dimenticati, con interventi di artisti internazionali quali Allora e Calzadilla, Maurizio Cattelan, Tacita Dean, Jeremy Deller, Agnes Denes, Elmgreen and Dragset, Urs Fischer, Fischli e Weiss, Ragnar Kjartansson, Sarah Lucas, Ibrahim Mahama, Paul McCarthy, Paola Pivi, Pipilotti Rist, Anri Sala e Tino Sehgal. Questo DNA nomade è lo stesso che animerà visione e missione della Fondazione Beatrice Trussardi, che inaugurerà le sue attività il prossimo 11 luglio con il progetto dell’artista Pawel Althamer in Val Fex in Engadina, in Svizzera.

Beatrice Trussardi ph Massimo Listri
Beatrice Trussardi ph Massimo Listri

LA FONDAZIONE BEATRICE TRUSSARDI

La direzione artistica della nuova Fondazione è affidata a Massimiliano Gioni, che quindi curerà i progetti sia della Beatrice Trussardi sia della Nicola Trussardi: quest’ultima, proseguirà con la sua programmazione su scala nazionale, con il prossimo progetto previsto per il 2022. Oltre alle mostre, la Fondazione Beatrice Trussardi svilupperà una serie di progetti di studio e ricerca “che radichino gli interventi artistici in un’attenta ricognizione del territorio, fisico, sociale e culturale, nel quale andranno a inserirsi”: il programma di ricerca sarà coordinato dallo scrittore Giuliano da Empoli, presidente del think tank Volta e del comitato strategico dell’associazione Civita, docente di politica comparata a Sciences-Po a Parigi e Senior Fellow del think tank globale More in Common, oltre a essere stato assessore alla Cultura di Firenze, Presidente del Gabinetto Vieusseux e membro del Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia.

IL PRIMO PROGETTO DELLA FONDAZIONE BEATRICE TRUSSARDI

Il progetto pensato da Pawel Althamer (Varsavia, 1967) per l’Engadina, valle alpina del Canton  Grigioni in Svizzera risponde al filone di ricerca che la Fondazione Beatrice Trussardi si prefigge di seguire: avviare “una riflessione sulle trasformazioni dell’ambiente – sia fisico sia sociale – che, in particolare in questo ultimo anno, stanno ridefinendo i confini tra il contesto urbano e quello rurale, tra locale e globale”. L’Engadina diventa quindi un osservatorio privilegiato per studiare i cambiamenti che negli ultimi decenni hanno interessato le zone rurali europee, zone in cui tradizioni secolari si avvicendano alla volontà (o alla necessità) di relazionarsi maggiormente con la realtà urbanistica. Pawel Althamer presenterà quindi un’installazione in una baita a 2000 metri di altezza in Val Fex, accessibile solo a piedi o in carrozza. Un luogo isolato e difficilmente raggiungibile, dove l’artista fino al 29 agosto metterà in scena un tableaux in cui si combinano memorie di arte sacra e influenze vernacolari provenienti da culture diverse.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.