Morto Virgil Abloh. L’art director di Louis Vuitton aveva solo 41 anni

Primo afroamericano a scalare le vette del mondo della moda, dal 2018 era direttore artistico della collezione uomo di Louis Vuitton

Virgil Abloh, courtesy Ortigia Sound, System Festival
Virgil Abloh, courtesy Ortigia Sound, System Festival

“La mia generazione è la nuova generazione: i bambini. I Millennial sono il futuro; per essere un passo avanti devo conoscere e osservare il mio pubblico. Mi sento come se fossimo in un nuovo Rinascimento per i giovani, e sarà così solo se la generazione che sta a capotavola, i guardiani, adotterà un nuovo atteggiamento. Solo così potrà far accadere un nuovo Rinascimento”, così Virgil Abloh si raccontava ad Artribune nel 2019, in una intervista condotta da Aldo Premoli. Solo un anno prima, nel 2018, era diventato direttore artistico della collezione uomo Louis Vuitton. Una rivoluzione: Abloh, stroncato da un cancro nel pieno dello splendore creativo, è stato il primo fashion designer afro americano a scalare le vette del mondo della moda.

 

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CHI ERA VIRGIL ABLOH

Nato a Chicago nel 1980 da una famiglia originaria del Ghana, Abloh si forma per diventare ingegnere nel Wisconsin. Ma la sua vita sarebbe stata un’altra. L’ingresso nel mondo della moda avviene grazie ad uno stage da Fendi e all’amicizia con il rapper Kanye West. La musica, anche grazie alla collaborazione con Jay-Z, sarà centrale in tutta la sua carriera. Fonda nel 2012 a Milano il marchio creativo Off-White, nata come Pyrex Vision, di cui è anche direttore artistico. Il brand, anche grazie all’influenza di Kanye West, diventa subito popolarissimo. Nel 2018 Abloh cede il 60% a LVMH. Ha collaborato con anche con Nike, Supreme e Rimowa.

ABLOH E LA NUOVA GENERAZIONE

“Il mio lavoro è per tutti. Sono impetuoso sulla celebrazione della diversità. Viaggiare è un’ispirazione costante e un promemoria di quanto sia incredibile. È come se stessi camminando per strade diverse allo stesso tempo, vedendo, odorando e respirando la diversità e realizzando che le cose con cui cresci – razza, orientamento sessuale, genere o qualsiasi altra cosa – tendono a scomparire una volta che sei incorporato in una comunità globale”, raccontava sempre a Premoli. Tutti temi, insieme alle questioni ambientali, che gli hanno guadagnato l’affetto e il seguito dei giovanissimi. Rivoluzionaria la collezione del 2017 intitolata Global Warming, che faceva collidere abbigliamento primaverile e invernale in una unica soluzione.

LE COLLABORAZIONI CON GLI ARTISTI

Non sono mancate nella sua carriera le collaborazioni con gli artisti. Nel 2019 lo stilista, nato dallo street wear, poi approdato al settore del lusso, ha collaborato con Alterazioni Video sul tema dell’incompiuto. Nello stesso anno, nell’ambito di Art Basel, per il Vitra Campus, aveva presentato, all’interno della Fire Station disegnata da Zaha Hadid, la collezione ispirata a Jean Prouvé e prodotta in serie limitata da Vitra, spaziando dalla moda al design.

Nel 2021, in piena pandemia, ha organizzato un’asta online sulla piattaforma Canary Yellow, insieme all’artista superstar Damien Hirst e al designer Tetsuzo Okubo. Un progetto difficile da etichettare, che ha visto giubbotti, camicie, maglioni, giacche da motociclista e capi di abbigliamento di vario genere provenienti direttamente dal guardaroba dell’artista britannico e “ritoccati” con gli interventi di Okubo il quale, attingendo dal suo immaginario artistico, ha applicato sui tessuti pillole, smiley e teschi. Capi ovviamente tutti costosissimi, addirittura “marchiati” dagli schizzi di colore prodotti da Hirst indossandoli in pieno furore creativo. Sempre nel 2021 rilascia questa intervista a Sotheby’s dove racconta la sua relazione con l’opera di Christo e la sua visione del mondo dell’arte. E di come l’opera dell’artista a suo parere rivoluzionerà il prossimo futuro dell’arte.

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