Nella nostra inchiesta sul black power non poteva mancare la voce di Virgil Abloh, primo fashion designer africano-americano a raggiungere le vette del sistema della moda.

Prima vera star globale nera del fashion system, Virgil Abloh (Rockford, 1980) è un vulcanico creativo che spazia non solo dallo streetwear al mercato del lusso, dalla moda alla musica, ma è seriamente impegnato anche sul fronte ecologico e guarda con interesse al mondo dell’arte. Una dimostrazione? La sfilata, la mostra e il libro realizzati con il collettivo Alterazioni Video sul tema dell’Incompiuto.

Ti riferisci spesso alla “mia generazione” quando parli del tuo lavoro di artista, che riguardi l’arte, la moda o l’architettura. Cosa intendi con questa espressione?
La mia generazione è la nuova generazione: i bambini. I Millennial sono il futuro; per essere un passo avanti devo conoscere e osservare il mio pubblico. Mi sento come se fossimo in un nuovo Rinascimento per i giovani, e sarà così solo se la generazione che sta a capotavola, i guardiani, adotterà un nuovo atteggiamento. Solo così potrà far accadere un nuovo Rinascimento.

I media spesso ti descrivono come un caro amico di Kanye West e Kim Jones. C’è qualcun altro che tieni d’occhio e da cui trai ispirazione nella generazione precedente la tua, cioè fra i 30-40enni?
Ho sempre ammirato le opere di Duchamp, Caravaggio, Mies van der Rohe, Rem Koolhaas e Phoebe Philo. Sono stati generosi e hanno guardato attraverso il loro lavoro per parlare alla generazione più giovane.

Virgil Abloh
Virgil Abloh

Pensi che internet sia responsabile della frattura fra la tua generazione e quella precedente?
Internet differenzia la mia generazione da quella precedente. C’è un altro regno di conoscenza, creatività e ispirazione che una volta non era accessibile e ora lo è, grazie a Internet. Essenzialmente, questo connette le due generazioni. Dando alla “mia generazione” l’opportunità di esplorare il passato e a quella precedente di immergersi nel presente.

Un’altra espressione che ti piace usare è “unwire-rewire“. In che modo applichi questo concetto al tuo lavoro?
Lo faccio in molti modi: uno è la mia collezione Incompiuto. Gli esseri umani sono spesso ossessionati dal cancellare il loro impatto o cercano di far apparire le cose in maniera impeccabile, come un pavimento in legno splendidamente posato o una ceramica perfettamente cilindrica. Sono sempre stato dalla parte delle cose che evidenziano l’umanità. Scollego il pensiero comune della ricerca della perfezione e lo ricollego a qualcosa di reale.

Oltre alla tua collaborazione con Off-White e Louis Vuitton, hai lavorato anche con Nike, Supreme, Rimowa, Ikea ed Evian. Insomma, sei stato molto occupato nel 2018. Hai mai pensato che questo approccio potesse essere rischioso?
Lavoro meglio quando sono occupato. Non lo vedo come un rischio, non riesco a immaginarmi in un altro modo.

Virgil Abloh. Incompiuto Collection
Virgil Abloh. Incompiuto Collection

Hai iniziato con lo streetwear americano ma alla fine sei atterrato a Parigi e hai lavorato con il più grande gruppo retail e del lusso al mondo. Come cambia il tuo approccio quando lavori con Nike piuttosto che LVMH?
Mantengo lo stesso approccio in tutti i miei impegni.

Ci dai la tua opinione su normcore e fast fashion?
Il mio obiettivo è produrre capi belli, ma nel modo più lussuoso possibile. Non credo nel “fast fashion”, ma riconosco le tendenze intrecciate con la mia visione creativa, che poi incarno nel mio lavoro.

In quanto artista sei preoccupato per le questioni ambientali. Come affronti questo problema nel tuo lavoro?
È davvero una preoccupazione per me. Affronto la questione in molti modi, e il principale punto d’azione passa attraverso il mio lavoro. La mia collezione Pre-Fall 2017, intitolata Global Warming, è stato il mio modo di esprimere al mondo che questa è una fonte di preoccupazione. Ho fatto collidere abbigliamento primaverile e invernale in un modo che poteva sembrare allarmistico, ma invece ha a che fare con la realtà.

Genere, orientamento sessuale e razza. Questi concetti hanno un ruolo nel tuo lavoro?
Il mio lavoro è per tutti. Sono impetuoso sulla celebrazione della diversità. Viaggiare è un’ispirazione costante e un promemoria di quanto sia incredibile. È come se stessi camminando per strade diverse allo stesso tempo, vedendo, odorando e respirando la diversità e realizzando che le cose con cui cresci – razza, orientamento sessuale, genere o qualsiasi altra cosa – tendono a scomparire una volta che sei incorporato in una comunità globale.

– Aldo Premoli

www.off—white.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #49

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post ha fondato a Catania, l’Onlus Mediterraneo Sicilia Europa che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà.