Virgil Abloh diventa designer per Vitra. E vende tutto in una sera

Evento nell’evento, durante il Vitra Campus Summer Party (tradizionale appuntamento durante i giorni di Art Basel) è stata presentata la minicollezione disegnata dall’infaticabile Virgil Abloh. Una lampada, una sedia e un mattone in ceramica. Tutto esaurito e un altro colpo messo a segno dal già mitico fashion designer.

Virgil Abloh per Vitra, TwentyThirtyFive, Ceramic Block & Antony
Virgil Abloh per Vitra, TwentyThirtyFive, Ceramic Block & Antony

Lo abbiamo intervistato meno di un mese fa, Virgil Abloh (Rockford, Illinois, 1980), e inevitabilmente il primo aggettivo utilizzato per defirnirne la febbrile attività è stato “vulcanico”. Perché se è vero che il fashion designer africano-americano è noto innanzitutto per il suo lavoro con Off-White e Louis Vuitton (ma anche Nike, Supreme e Rimowa), i suoi interessi spaziano a 360 gradi nel mondo della cultura e del visivo. Ne è una prova palese, ultima in ordine di tempo, la mostra che ha appena inaugurato al Museum of Contemporary Art di Chicago (Figures of Speech, fino al 20 settembre), nella quale con grande naturalezza si mescolano t-shirt e incursioni nel mondo dell’hip hop, collaborazioni con il mondo dell’arte (ricordate la Incompiuto Collection con Alterazioni Video?) e anche con quello del design.

ABLOH DESIGNER

Il design, appunto. Un anno fa c’è stata la notizia di una capsule collection che sarà realizzata con Ikea nel 2020 (un tavolo e una chaise-longue, uno specchio e alcuni tappeti, fra le altre anticipazioni), ma intanto durante la Biennale di Venezia, precisamente alla Ca’ d’Oro, si potevano vedere altre prove nel mondo delle fornitures. Con il titolo Acqua alta (fino al 24 novembre), infatti, la Carpenters Workshop Gallery – non esattamente l’ultima arrivata in questo settore – presentava una serie di lavori “disfunzionali” che prendevano Venezia e la vita dei suoi abitanti come esempi eloquenti dell’attenzione che deve essere portata ai cambiamenti climatici.

LA COLLEZIONE PER VITRA

Ora, proprio durante Art Basel e proprio durante uno degli eventi clou della settimana dell’arte svizzera, ovvero il Summer Party organizzato dal Vitra Campus, Virgil Abloh mette a segno una ulteriore operazione di successo. Nel corso della serata è stata infatti presentata ufficialmente, all’interno della mitica Fire Station disegnata da Zaha Hadid, la piccola collezione ispirata a Jean Prouvé e prodotta – in serie limitata, ça va sans dire – da Vitra (TwentyThirtyFive, fino al 31 luglio). L’arancione squillante contraddistingue la lampada Petite Potence, la poltrona Antony e il Ceramic Block. Quest’ultimo, un mattone in ceramica dipinto del medesimo arancio, è stato il perno dell’evento: prodotto in 999 esemplari numerati, era venduto a 149 euro al pezzo ed è andato esaurito in poche ore.

UN SUCCESSO ANNUNCIATO

Come per ogni exploit di Abloh, successo immediato e altrettanta immediata la ricaduta sul second market, con eBay che già da stamane iniziava a popolarsi di mattoni in vendita a prezzi più che triplicati. Mentre nel corso della serata, il buon Abloh si è esibito anche in qualità di dj sotto una pioggia battente. Fortuna che i teutonici organizzatori avevano previsto la distribuzione di decine e decine di ombrelli brandizzati Vitra.

Marco Enrico Giacomelli

Weil am Rhein // fino al 31 luglio
Virgil Abloh TWENTYTHIRTYFIVE
VITRA CAMPUS FIRE STATION
Charles-Eames-Strasse 2
www.vitra.com/en-us/campus

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.