Natura e tecnologia nella nuova collezione di Iris van Herpen

È una haute couture che guarda alle dinamiche del presente quella messa a punto da Iris van Herpen con la sua nuova collezione presentata a Parigi. Un dialogo fra tecnologia e natura nel segno della sostenibilità.

Già nella collezione presentata lo scorso maggio Iris van Herpen si era ispirata a membrane vegetali e fossili, pinne e onde sonore. La designer olandese in quell’occasione aveva messo in scena le forme ramificate dei dendriti (aggregati di cristalli di aspetto arborescente, che si compongono sui piani di sfaldatura delle rocce) insieme a quelle degli idrozoi (celenterati che si presentano sotto forma di medusa), provando a evocarne i movimenti naturali con l’incedere di abiti che fluivano al passo con le modelle, trasformatesi in animali marini.
Grazie al suo talento tanto tecnico che artistico, le presentazioni di Iris van Herpen sono sempre state simili a happening. E anche la nuova collezione è tornata a esplorare l’ambiente naturale. Il rapporto con la natura rappresenta un basso continuo tra le fonti di ispirazione di qualsivoglia designer in qualsiasi epoca.  Ma in questo caso l’approccio è inedito: qui la natura non è fonte di decorazione ma l’oggetto di un processo mimetico dove individuo e ambiente si fondono, complici scienza e tecnologia. Per la sua collezione primavera-estate ad esempio la couturier olandese ha collaborato con Parley for the Oceans utilizzando il tessuto Ocean Plastic® realizzato con detriti marini riciclati. Van Herpen giudica il filato di cui è costituito questo manufatto tessile di qualità assolutamente identica a una seta di origine organica.
Il problema ambientale che affligge il fragile pianeta su cui viviamo da sempre è al centro dell’attenzione della couturier, che a questo proposito afferma: “Attualmente si tratta di voler decidere, non è più una questione di maggiore o minore qualità. Fondamentalmente, non ci sono molte ragioni per non utilizzare materiali sostenibili, a parte cambiare mentalità”.

Iris van Herpen, Collezione primavera estate 2021
Iris van Herpen, Collezione primavera estate 2021

LA NUOVA COLLEZIONE DI IRIS VAN HERPEN

Per questa sua ultima collezione Van Herpen si è ispirata a Entangled Life, un libro di Merlin Sheldrake su come i funghi interagiscono con la vita sulla Terra. L’uso della pieghettatura nei suoi abiti è facilmente riconducibile alla diposizione delle branchie di questi particolarissimi vegetali. Il micelio, la parte ramificata simile a un pizzo che appare nel fungo, ha influenzato sia le silhouette che il decoro delle sue creazioni. La palette dei ventuno abiti presentati qui appare terrosa, tutte le tinte del marrone, rossi caldi, viola che virano all’azzurro e bianchi rosati lattiginosi. Il continuo stato di metamorfosi del terreno su cui i funghi intersecano la loro vita aerea e sotterranea viene rappresentato da tessuti traslucidi e in sovrapposizione di strati sottilissimi.

A CHE SERVE OGGI LA HAUTE COUTURE

Iris van Harpen non ha mai fatto mistero di essere una lettrice degli scritti di Leonardo da Vinci: sin dalla prima collezione del 2008 si è impegnata molto per allineare la moda con la scienza e la natura con la tecnologia. I risultati sono sempre stati notevoli, ma è questa collezione a segnare una svolta. Questi pezzi sono meraviglie tecniche che sembrano più in sintonia con i corpi dei modelli più di quanto avvenuto in precedenza. Con l’introduzione di pezzi unici realizzati utilizzando la stampa 3D, Van Herpen ha poi dimostrato che è possibile ottenere progetti unici anche utilizzando la tecnologia. La couture è nata negli atelier parigini dello scorso secolo come un artigianato destinato a pochi. Gli abiti disegnati da Christian Dior, Coco Chanel o Cristóbal Balenciaga venivano costruiti per una cliente specifica e senza budget limit. Erano realizzati con i migliori materiali, con una cura per il dettaglio e un sovraccarico di decoro ottenuto manualmente che non concede repliche. Da allora rapide trasformazioni sociali, economiche, commerciali e pure artistiche hanno trasformato radicalmente la situazione. Il senso della couture oggi può essere solo quello di costituire un laboratorio di ricerca, svincolato dalla necessità di produzioni massive, con ricadute imprevedibili quanto interessanti, tanto dal punto di vista estetico che da quello delle tecniche produttive.

Iris van Herpen, Collezione primavera estate 2021
Iris van Herpen, Collezione primavera estate 2021

DA VIKTOR & ROLF AD ALBER ELBAZ

Delle presentazioni tenutesi la scorsa settimana a Parigi alcune sono apparse stanche nonostante la profusione di mezzi messa in campo dai super gruppo del lusso a cui appartengono. Altre sono risultate essere di rilievo. Come è accaduto per la rave-couture Viktor&Rolf: il duo olandese, già conosciuto per il suo concettualismo, ha adottato un approccio più istintivo questa stagione, facendo della gioventù e dell’upcycling i temi principali. O per la techno-couture messa in campo da un talento indubitabile come quello di Alber Elbaz, che ha introdotto il suo nuovo marchio AZ FActory con una collezione tanto gioiosa quanto dichiaratamente attenta al problema della sua sostenibilità.
Tutto quanto di meglio è apparso in questa nuova stagione, insomma, è legato da una traccia che interpreta come dovuto il sentimento del tempo che stiamo vivendo: l’utilizzo della tecnologia e l’attenzione ai problemi ambientali. Carrozze, atmosfere favoleggianti e palazzoni, al contrario, sono apparsi davvero fané.

Aldo Premoli

www.irisvanherpen.com

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post”. Direttore della piattaforma super local “SudStyle.it”; senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide; a Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Dal 2020 visiting professor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.