È morto Peter Lindbergh, il leggendario maestro della fotografia di moda

È stato il fotografo delle Supermodels all’inizio degli anni ’90. Le sue immagini in bianco e nero sono state di ispirazione per i video di George Michael e per le campagne pubblicitarie di Gianni Versace.

Peter Lindbergh, White Shirts. Estelle Léfebure, Karen Alexander, Rachel Williams, Linda Evangelista, Tatjana Patitz & Christy Turlington, Malibu, 1988 © Peter Lindbergh, courtesy of Peter Lindbergh, Paris & Gagosian Gallery
Peter Lindbergh, White Shirts. Estelle Léfebure, Karen Alexander, Rachel Williams, Linda Evangelista, Tatjana Patitz & Christy Turlington, Malibu, 1988 © Peter Lindbergh, courtesy of Peter Lindbergh, Paris & Gagosian Gallery

È con grandissimo dolore che annunciamo la scomparsa di Peter Lindbergh in data 3 settembre 2019, all’età di 74 anni. Lo ricordano la moglie Petra, la sua prima moglie Astrid, i suoi quattro figli Benjamin, Jérémy, Simon, Joseph e i suoi sette nipoti”. Con questo post, pubblicato sulla pagina Instagram ufficiale di Peter Lindbergh, viene annunciata la morte del maestro che ha posto una pietra miliare nella storia della fotografia di moda del Novecento. Ha ritratto nel tempo top model e celebrities come Naomi Campbell, Linda Evangelista, Cindy Crawford, Milla Jovovich, Kate Moss, Isabella Rossellini e Monica Bellucci, attraverso fotografie in bianco e nero diventate iconiche. Sua è la copertina del numero di settembre dell’edizione britannica di Vogue, attualmente in edicola, che ritrae 15 donne dell’attualità (Greta Thunberg, Yara Shahidi, JameelaJamil e altre), tra gli ultimi lavori realizzati.

PETER LINDBERGH: LA VITA

Nato nel 1944 a Leszno, in Polonia, Lindbergh era di nazionalità tedesca. La sua formazione è correlata alla sfera artistica: ha studiato pittura presso il College of Art di Krefeld, tenendo sempre tra i suoi riferimenti Joseph Kosuth e il movimento concettuale; prima di laurearsi, viene invitato alla Galerie Denise René – Hans Mayer nel 1969, dove ha debuttato. L’iniziazione alla fotografia avviene a Düsseldorf dove si trasferisce, lavorando a fianco del fotografo tedesco Hans Lux; due anni dopo aprirà il suo studio (siamo nel 1973). Il salto in avanti avvenne a Parigi alla fine degli anni ’70, dove entra in contatto con personalità del calibro di Helmut Newton, Guy Bourdin e Hans Feurer e elabora un nuovo concetto di ritratto fotografico. Diventa famoso per ritrarre le figure femminili nella loro bellezza naturale, ribaltando gli standard di bellezza artificiosi della moda e privilegiando i tratti caratteriali di ogni soggetto che affiorano attraverso espressione e gestualità.

PETER LINDBERGH: I SUCCESSI

Tra i suoi lavori memorabili, c’è la copertina del gennaio 1990 di British Vogue, in cui per la prima volta vengono fotografate insieme le allora giovani modelle Linda Evangelista, Naomi Campbell, Cindy Crawford, Christy Turlington e Tatjana Patitz. Le fotografie delle Supermodels hanno un ampio seguito, diventando ispirazione per il video di George Michael, Freedom! ’90 e per le campagne pubblicitarie di Gianni Versace. Ha collaborato con i brand più prestigiosi e le riviste di moda più seguite dalla fine degli anni ’70, tra cui edizioni internazionali di Vogue, The New Yorker, Rolling Stone, Vanity Fair, Harper’s Bazaar US, Wall Street Journal Magazine, The Face, Visionaire e Interview. Ha realizzato nel 2017 il suo terzo Calendario Pirelli (le precedenti edizioni da lui firmate risalgono al 1996 e al 2002). Le opere di Lindbergh sono presenti all’interno delle collezioni permanenti dei principali musei internazionali, come il Victoria & Albert Museum di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e il Metropolitan Museum di New York. Tra le mostre personali, invece, si ricordano A Different Vision on Fashion Photography, esposta alla Kunsthal Rotterdam nel 2016 (Artribune l’aveva raccontata qui ), celebrato da tutte le sue Supermodels) alla Kunsthalle München e alla Venaria Reale di Torino; e Shadow And Substance alla Gagosian Gallery di Londra. Ha diretto Inner VoIces (1999), che ha vinto il premio per il miglior documentario al Toronto International Film Festival e Models, The Film (1991), raccontando la sua carriera nell’alta moda.

-Giulia Ronchi

 

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.