Tre grandi stilisti alla fashion week parigina

Mentre sugli Champs-Élysées infuriava il decimo weekend dei gilets jaunes, Chitose Abe, Demna Gvasalia e Junya Watanabe hanno illuminato la fashion week parigina.

1. DECOSTRUZIONE E RICOSTRUZIONE DA SACAI

Chitose Abe per Sacai, autunno inverno 2019. Paris Fashion Week

La collezione A/I 2019 della giapponese Chitose Abe ha debuttato la sera di sabato 19 gennaio. Abe ha puntato su trame e volumi, proponendo ancora una volta sagome non convenzionali e incorporando nel suo lavoro l’aspetto maschile e femminile senza soluzione di continuità.
Ogni uscita è stata realizzata con “pezzi” decostruiti e ricostruiti, in una sintesi di sportswear e abbigliamento tradizionale. Sovrapposizioni svisate sono, del resto, un aspetto fondamentale dell’abbigliamento giapponese, che ormai è diventato usuale anche in occidente. Si tratta per Abe di una omaggio alla lezione della sua mentore Rei Kawakubo. Da non sottovalutare anche la ricerca di accessori accattivanti che completano sempre la ricerca di questo fenomeno del fashion system internazionale.

2. PARENTAL ADVISORY DA VETEMENTS

Demna Gvasalia per Vetements, autunno inverno 2019. Paris Fashion Week

Il georgiano Demna Gvasalia, direttore creativo di Vetements e Balenciaga, si è misurato in questa sfilata con il profumo della sovversione. Gvasalia ha lanciato un messaggio ‒ per niente chiaro, a dire il vero ‒ già dalla prima uscita, con un pull girocollo nero su cui era stampato il suo manifesto: “C’è un lato oscuro dell’umanità che i censori non permettono di vedere … ma noi lo faremo” (mah!). A seguire una serie di look uomo e donna fatti di giacche morbide, piumini scolpiti, felpe, camicie, pantaloni fluidi, maglieria pesante e persino fake fur in toni neutri, neri e improvvise accensioni fluo. Il motivo della censura ha prodotto tag come “parental advisory” sulle camicie, moduli da sequestro legale (compilati con lorem ipsum) e vari loghi aziendali trasformati in grafica giocosa, come Mastercard che diventa Pac-Man.

3. QUOTA 100 (!?) PER WATANABE

Junya Watanabe, autunno inverno 2019. Paris Fashion Week

Un altro giapponese uscito dalla scuola di Rei Kawkubo, ma ormai stabilizzatosi come una stella “aliena” del Paris fashion show per la prossima stagione A/I, ha provato a cimentarsi con una fascia demografica raramente rappresentata nelle sfilate di moda.
Junya Watanabe ha deciso di creare outfit per i “giovanotti” della sua generazione e di quella precedente, e ha per questo scelto di utilizzare modelli âgé nel suo spettacolo intitolato Silver Swagger. Alle lavorazioni patchwork, che sono una sua cifra stilistica tradizionale, si sono affiancati questa volta un diluvio di giacche strette con motivi evidenti soprattutto sul retro e dettagli lussuosi in pelle e raso. Frequente l’uso dei jeans in denim azzurro, che si sta rivelando in tutte le stagioni, sia per uomo sia per donna, uno dei grandi must della seconda metà del 2019.

Aldo Premoli

https://fashionweekonline.com/paris

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania e Cernobbio. E poi New York e Londra, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post e Artribune, ha fondato a Catania, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige inoltre la piattaforma on line SudStyle.it.