Alcova a NoLo. Il design internazionale nella fabbrica della vecchia Milano

Che sia l’embrione di un nuovo distretto del design oltre le “colonne d’Ercole” di piazzale Loreto? Comunque vada, il progetto espositivo di Joseph Grima e Valentina Ciuffi colpisce per la scelta di uno spazio fortemente connotato, lontano dall’estetica genericamente glamour di molte location del Fuorisalone.

Alcova
Alcune immagini di Alcova a cura di Joseph Grima e Valentina Ciuffi

Lo spazio è tale da stupire anche i più disincantati tra gli “animali” da Fuorisalone, quelli che pensano di avere già visto tutto tre volte. L’ex fabbrica di panettoni Cova, nella periferia che da Piazzale Loreto corre verso nord e che con l’etichetta di NoLo sembra aver imboccato un percorso di gentrificazione non dissimile da quello visto a suo tempo in Zona Tortona o Isola, è un esempio di archeologia industriale in parte ricolonizzato dalla natura. La vegetazione, che col tempo ha cominciato a far valere i suoi diritti sulla struttura, è stata lasciata intoccata, così come i muri grezzi e persino gli strumenti di lavoro (macchinari industriali, impastatrici) disseminati qua e là, a fare da contraltare alle opere di una trentina di creativi e brand internazionali. 

ARAZZI E DESIGN

Alcova – o “Al Cova” – è una delle novità più attese della design week 2018, frutto della collaborazione tra Joseph Grima, cofondatore dello studio Space Caviar e direttore creativo della Design Academy di Eindhoven, e Valentina Ciuffi di Studio Vedèt. Il filo che lega le realtà selezionate, per il resto eterogenee, è quello della sperimentazione e della capacità di uscire dai sentieri battuti. Le due fondatrici di Buro Bélen, le olandesi Brecht Duijf e Lenneke Langenhuijsen, hanno lavorato sul concetto di protezione solare e rivisitato gli oggetti che permettono di filtrare i raggi del sole, dal cappello alla tenda. Il collettivo Better Known As mette in scena uno studio fotografico svelando che cosa si nasconde dietro le immagini perfette delle riviste patinate. Gli Architetti Artigiani Anonimi portano le piante di limone della loro Amalfi e un sistema libreria in terracotta, “materia mater” dalle molte qualità estetiche e meccaniche, mentre gli Arazzi Contemporanei di I-Mesh fanno appello alla tecnologia e a materiali solitamente appannaggio dell’industria. 

OGGETTI DI USO QUOTIDIANO IN MOSTRA

Il tavolo-schermo digitale dei francesi di Label Dalbin può fare la gioia dei video artisti, o dei collezionisti di video art. Accanto all’esplorazione del futuro prossimo, il passato compare come citazione o clin d’oeil: la designer slovena Lara Bohinc gioca con le stelle e le galassie ma anche con le geometrie dell’art déco, l’installazione del giovane Kostas Lambridis si ispira a un mobile realizzato nel Seicento, da trenta artigiani italiani, per un nobile britannico. Menzione speciale per Nanban, che con la collaborazione dello studio Piovenefabi ha creato tre strutture che ricordano i classici chioschi giapponesi. In esposizione, tanti piccoli oggetti di uso quotidiano disegnati da progettisti apprezzati in patria o dal design anonimo, dalla tavoletta di cioccolato che può suggerire nella forma il fermaglio delle geishe come i torii, i tradizionali portali d’accesso nipponici, ai tessuti. 

Giulia Marani

Alcova / fino al 22 aprile
A cura di Joseph Grima e Valentina Ciuffi
Via Popoli Uniti 11-13, Milano

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.