Tutti i nuovi musei che inaugurano entro il 2026. Da Londra a Tashkent, passando per Abu Dhabi
Non solo il Guggenheim Abu Dhabi: a scandire l’attesa per l’arrivo del 2027, saranno settimane ritmate dalle aperture di nuovi musei e poli per l’arte sorti anche in destinazioni fin qui considerate secondarie nella geografia culturale globale. Una selezione delle aperture imminenti
Escludendo sorprese, l’inaugurazione del Guggenheim Abu Dhabi (GAD) – il prossimo 11 dicembre – sarà l’ultima grande novità dell’architettura museale per il 2026.

I nuovi musei che aprono nel 2026: l’epopea del Guggenheim Abu Dhabi
A due decenni dall’annuncio ufficiale, la costruzione del nuovo monumentale complesso museale della capitale emiratina – 11.600 metri quadrati di superficie complessiva, distribuiti su 30 gallerie, oltre a 23.000 metri quadrati di spazi espositivi esterni – ha conosciuto fasi alterne, tra frenate e slittamenti. La sua apertura arriverà a un anno di distanza dalla scomparsa del suo progettista – l’architetto Frank Gehry, deceduto il 5 dicembre 2025 –, e doterà il distretto culturale dell’isola di Saadiyat di un polo museale che si candida a punto di riferimento, locale e regionale, per l’arte moderna e contemporanea. Dopo i precedenti di New York, Venezia e Bilbao, il colosso Guggenheim approda quindi definitivamente nel quadrante mediorientale rendendo visibile una collezione in progress dal 2009, dedicata ai principali filoni artistici sorti dal 1960 nonché a sperimentazioni e ricerche dei giorni nostri. A precedere questo atteso taglio del nastro, altre inaugurazioni contribuiranno a rendere il 2026 un anno prolifico sul fronte museale, nonostante tensioni, instabilità globali e conflitti ancora distanti da concrete ipotesi risolutive.

Dopo Zumthor, pronto a Los Angeles anche il museo disegnato dallo studio MAD
Si comincia il 22 settembre con il Lucas Museum of Narrative Art a Los Angeles, seconda grande novità museale del 2026 per la metropoli californiana dopo l’inaugurazione, lo scorso aprile, delle David Geffen Galleries del LACMA su progetto di Peter Zumthor. Sede permanente degli archivi del regista e sceneggiatore, artefice di amatissime saghe cinematografiche come Star Wars e Indiana Jones, il museo è stato progettato dall’architetto cinese Ma Yansong e dal suo studio MAD (la progettazione paesaggistica si deve all’architetta Mia Lehrer dello studio MLA): dotata di sale espositive e cinematografiche, di biblioteca, ristorante-caffetteria e spazi comunitari, l’avvolgente struttura del museo si estende per oltre 27.800 metri quadrati nell’Exposition Park. Restando negli USA, bisognerà attendere il 6 dicembre 2028 per il taglio del nastro del nuovo Memphis Art Museum. La sua inaugurazione sancirà il completamento dell’ampliamento del più antico (e, già in passato) più grande museo d’arte del Tennessee: l’incremento del 50% dei suoi spazi espositivi si deve agli studi Herzog & de Meuron, archimania e OLIN (per il landscape design). Una volta pronto sarà tra i primi musei realizzati in legno lamellare negli USA.
Basilea: al via la graduale apertura dell’Ensemble Fondation Beyeler
Nella vicina Svizzera, questo autunno la Fondation Beyeler di Riehen (nei pressi di Basilea) avvia il progressivo disvelamento delle novità architettoniche nel suo (ampliato) Beyeler Park. La prima fase inizia il 26 settembre, per protrarsi fino al 14 gennaio 2027: i visitatori potranno accedere – per la prima volta – ai nuovi edifici progettati da Peter Zumthor: il Wyss Museum, l’Ammann Pavilion e l’Erlen Gatehouse, che nei prossimi giorni racconteremo nel dettaglio. Annunciato nel 2017, l’iter edificatorio promosso per dotare la Fondazione di nuovi spazi si è dunque concluso: al pluripremiato edificio affidato dal collezionista Ernst Beyeler a Renzo Piano e al suo studio all’inizio degli Anni Novanta (e successivamente ampliato), oggi si sommano non solo i tre citati innesti di Zumthor. L’operazione portata avanti è stata infatti finalizzata anche al restauro di alcuni manufatti “storici” inclusi nel parco, nei quali si insediano un atelier per laboratori didattici d’arte, uno spazio per la musica, un’aranciera con serra e un negozio di piante.

Da Londra a Gent, tra riqualificazione e addizioni: novità in arrivo nei musei d’Europa
Tra ottobre e novembre i riflettori vanno puntati su Belgio e Regno Unito. Dopo un intervento durato un quadriennio, curato dallo studio inglese Carmody Groarke e dai team locali ATAMA e RE-ST, il 3 ottobre 2026 riaprirà – rinnovato e ampliato – il Design Museum Gent: la sua inaugurazione si svolge contestualmente al Design Fest Gent. L’addizione della nuova ala espositiva accompagna l’esordio di una nuova fase nella storia del più grande museo del design del Paese (quasi 6.500 metri quadrati di superficie complessiva), custode di una collezione senza precedenti per il Belgio composta da circa 24.000 opere. Tra gli aspetti salienti, in questo caso si segnalano l’utilizzo nella nuova costruzione di mattoni realizzati con il 63% di materiali di scarto locali e il completamento del giardino del museo, su progetto di Bas Smets. Si tratta dello stesso architetto del paesaggio coinvolto a Roma nel team multidisciplinare che si sta occupando del progetto del Grande MAXXI.
Conto alla rovescia anche per l’inaugurazione del KANAL–Centre Pompidou di Bruxelles, pronto ad accogliere i visitatori a partire dal 28 novembre. In questo caso l’intervento architettonico, coordinato dal team composto da noAarchitecten (con sede a Bruxelles), EM2N (di Zurigo) e dai londinesi di Sergison Bates architects, si è focalizzato sul recupero e riuso della dismessa fabbrica di automobili della Citroën, presente nel centro della città dagli Anni Trenta del Novecento. Nei suoi 40.000 metri quadrati, KANAL non si limiterà ad assolvere alla funzione espositiva: la sua gamma di spazi per la collettività comprende infatti una sala per musica dal vivo e performance, un centro dedicato all’architettura moderna e contemporanea, una libreria e biblioteca, un ristorante con bar panoramico.
A Londra, sempre il 28 novembre, sarà poi la volta del London Museum che, a mezzo secolo dalla sua istituzione, ha trovato casa nel complesso vittoriano del General Market di Smithfield; a sua volta aperto nel 1883, è rimasto chiuso per oltre 30 anni. Il restauro del sito e il suo adattamento alle funzioni museali – ovvero un’operazione dal valore di 437 milioni di sterline, a trazione pubblica, con il supporto di alcuni enti filantropici – si devono agli studi di architettura Stanton Williams e ad Asif Khan, con Julian Harrap Architects sul fronte della conservazione.

Ancora nuove rotte per il contemporaneo, dall’Uzbekistan alla Georgia
È ormai un fatto acclarato, ma l’estensione della “geografia culturale” (con specifico riguardo per l’arte contemporanea) introduce nelle dinamiche globali destinazioni rimaste a lungo poco battute. A consolidare l’ascesa dell’Uzbekistan contribuirà l’appena inaugurato Centre for Contemporary Arts Tashkent (CCA Tashkent): si tratta della prima istituzione permanente dedicata all’arte contemporanea nel Paese ed è l’esito di un percorso anche di rigenerazione urbana. Per il nuovo polo si è infatti scelto di riqualificare un dismesso deposito tramviario risalente al 1912, progettato dall’architetto Wilhelm Heinzelmann e dal 2019 nelle disponibilità della Uzbekistan Art and Culture Development Foundation (ACDF). Incluso nella strategia di sviluppo culturale promossa da quest’ultima istituzione, l’immobile è stato rinnovato da Studio KO: è la stessa società che, quasi un decennio fa, si è fatta conoscere in particolare per il Musée Yves Saint Laurent Marrakech, in Marocco. In un involucro architettonico volutamente fedele alle sue stratificazioni storiche, agli spazi espositivi del CCA Tashkent si sommano quelli di una libreria e di una biblioteca specializzata in storia dell’arte, letteratura e studi orientali. All’esterno, il cortile si apre alla comunità con spazi per laboratori, incontri e cinema all’aperto.
Esordisce, infine, il prossimo 31 ottobre 2026, la Kvareli Foundation for Contemporary Art, presentata come una novità assoluta per il contesto della Georgia. Sorta nella città di Kvareli, sul fronte orientale dello stato, si deve a un’iniziativa del collezionista e imprenditore georgiano Jemal Inaishvili che per la sua sede, un edificio di nuova costruzione, ha puntato sullo studio di architettura con sede a Tbilisi Midamo, guidato dagli architetti Giorgi Chkonia e Dato Danelia. Nel programma funzionale, oltre agli ambienti espositivi, per la ricerca e conservazione dell’arte contemporanea georgiana, sono stati inclusi un hotel e aree che consentono di svolgere attività all’aperto a contatto con il paesaggio caucasico.
Valentina Silvestrini
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