La rinascita del Forte di Gavi in Piemonte: archeologia, vino e cultura aprono le porte a tutti
4 milioni di euro, 4 anni di lavoro e una sinergia unica tra archeologia e territorio. Il Forte di Gavi riapre l'11 luglio 2026 in una veste completamente accessibile e multimediale, legandosi a filo doppio con il sito romano di Libarna
Nato nel Medioevo come castello, trasformato dalla Repubblica di Genova in un’imprendibile macchina bellica su tre livelli e, infine, convertito in penitenziario. Per quattro secoli, l’imperativo del Forte di Gavi è stato uno solo: respingere. Oggi, a quattrocento anni esatti dall’avvio del grandioso cantiere seicentesco (iniziato l’11 marzo 1626) che lo ha trasformato in fortezza, il complesso che dominava la Val Lemme (in Piemonte in provincia di Alessandria) come simbolo di inaccessibilità, cambia pelle. L’11 luglio il monumento riapre al pubblico dopo un articolato progetto di recupero, accessibilità e valorizzazione durato 4 anni.
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La nuova vita del Forte di Gavi
Il Forte di Gavi si reinterpreta come luogo di inclusione culturale, superando le barriere fisiche, sensoriali e cognitive grazie a un poderoso investimento di 4 milioni di euro (di cui 2,4 del PNRR). Un vero e proprio “intervento bandiera” per il Ministero della Cultura in Piemonte. “Abbiamo affrontato in modo sistematico e definitivo il tema delle barriere architettoniche”, spiega Filippo Masino, Direttore dei Musei Nazionali del Piemonte. “Ora il Forte parla davvero a tutti”. Simbolo di questa rinascita è la rigenerazione dell’antico vigneto storico sul Bastione San Tommaso, curata in collaborazione con il Consorzio Tutela del Gavi. Le radici della vite affondano nella storia stessa del Forte, quando nel 1900 si piantarono barbatelle per arginare la fillossera. “I Genovesi portarono qui la viticoltura” sottolinea Maurizio Montovio, Presidente del Consorzio “le stesse mani che costruivano le mura coltivavano la terra. Dal vigneto recuperato nasceranno poche, simboliche bottiglie di Gavi DOCG. Il ricavato delle vendite sarà interamente devoluto a progetti di scopo sociale. L’accessibilità del monumento sposa così una finalità di inclusione attiva“. In tutto 150 bottiglie di Cortese rosso che si potranno assaggiare tra 4 anni.
Un’esperienza sensoriale e multimediale: oltre l’architettura
Il nuovo allestimento, curato con un segno grafico contemporaneo dall’architetto Bernardo Bocchino, crea un centro di interpretazione museale che colma un vuoto storico. Laddove un tempo la comprensione del luogo era affidata unicamente alle guide o all’immaginazione dei singoli, oggi sorgono ambienti immersivi, dove i visitatori possono rivivere la storia: possono entrare nelle celle, osservare i giacigli dei soldati e ascoltare i suoni registrati della ronda notturna o il racconto della rocambolesca fuga dell’ufficiale britannico che era prigioniero qui, ricostruita dall’AI. E poi ci sono mappe tattili, il plastico tridimensionale del Forte e la riproduzione di un cannone del ‘600 esplorabile al tatto permettono la fruizione a non vedenti e ipovedenti.

Il Forte di Gavi come contenitore di arte contemporanea
Ma la vocazione del forte non è solo quella di essere museo di se stesso, grazie a questo nuovissimo allestimento multimediale, ma anche di contenitore di arte contemporanea. La grande festa di riapertura dell’11 luglio darà, infatti, anche il via alla mostra Fammi un quadro del sole. Omaggio a Emily Dickinson e alla prima edizione di Fortissima Parade (fino al 4 ottobre) con l’obiettivo di creare di anno in anno una collezione. Per esempio, il collettivo IDEM Studio, su invito, ha realizzato l’installazione Air – Un’improvvisa attesa, a cura di Fabio Vito Lacertosa e Chiara Manca. Realizzata per la prima volta nel 2021, Air è composta da centinaia di sovradimensionati e colorati coriandoli dipinti. Invece, i Truly design hanno creato nella cappella una pala d’altare moderna nel loro inconfondibile stile muralista. “Il nostro obiettivo non era trasformare il Forte in un museo della tecnologia,” dichiara il direttore del Forte, Riccardo Vitale. “Il Forte ha sempre raccontato la storia con la forza della sua pietra. Noi lo abbiamo solo messo nelle condizioni di farsi capire da chiunque“.
L’asse strategico con la Libarna Romana
La rinascita del Forte non è un evento isolato, ma si inserisce in una profonda strategia di rete guidata dai Musei Nazionali del Piemonte. L’alleanza più significativa è quella con la vicina Libarna (li separano 15 minuti di auto), il sito archeologico più grande e attivo della regione, un’antica città commerciale romana nata sulla via Postumia. Forte di Gavi e Libarna condividono la stessa storia e gli stessi flussi commerciali che dall’emporio ligure superavano l’Appennino. Oggi questa unione diventa operativa: la nuova sala multimediale di Gavi ospiterà i grandi convegni dell’area archeologica, mentre nei percorsi museali del Forte viene celebrato il passato romano del territorio. Anche Libarna si prepara a una metamorfosi nei prossimi due anni, grazie a un accordo con Rete Ferroviaria Italiana per nuovi scavi (tra cui le antiche terme) e al recupero di una ex casa cantoniera che diventerà un antiquarium per esporre i reperti locali. I cantieri di restauro, incluso quello del mosaico curato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, saranno aperti al pubblico.
Claudia Giraud
Forte di Gavi
Via al Forte, 14 – Gavi (AL)
L’11 luglio ingresso gratuito, senza prenotazione (visite all’Alto Forte con prenotazione obbligatoria via [email protected])
www.museipiemonte.cultura.gov.it
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