Morto l’architetto e urbanista spagnolo Ricardo Bofill

È morto a Barcellona Ricardo Bofill fondatore dello studio RBTA. In Italia ha progettato tra non poche polemiche il crescente per la piazza della Libertà di Salerno, recentemente inaugurata

ph Jorge Fernandez Sala
ph Jorge Fernandez Sala

Fondatore nel 1963 dello studio Ricardo Bofill Taller de Arquitectura (RBTA), l’architetto è scomparso nella sua Barcellona all’età di 82 anni. Particolarmente noto per interventi come l’ufficio-residenza La Fábrica e i complessi residenziali Walden 7 e La Muralla Roja, in Italia ha progettato la piazza della Libertà di Salerno, recentemente inaugurata.Non aveva mancato di suscitare opinioni divergenti, anche fra i nostri lettori, la notizia della conclusione dei lavori di Piazza della Libertà a Salerno progettata dall’architetto Ricardo Bofill e inaugurata, dopo una lunga gestazione, lo scorso settembre insieme al complesso Crescent. Un articolato intervento per il quale si era personalmente speso, in qualità di sindaco della città campana, l’attuale presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, non a caso fra i primi in Italia a manifestare il proprio dolore per la scomparsa del progettista catalano, avvenuta venerdì 14 gennaio 2021. “Cordoglio per la scomparsa di Ricardo Bofill, uno degli esponenti più rilevanti dell’architettura contemporanea. Lo ricordiamo per le sue qualità professionali, per la sua umanità, per il suo lavoro realizzato nella città di Salerno. Con la progettazione di piazza della Libertà e del Crescent ci ha lasciato uno dei segni più significativi dell’architettura contemporanea e della trasformazione urbanistica della città”, ha scritto De Luca sul proprio profilo Facebook, accompagnando il messaggio con una foto che lo mostra assieme a Bofill e al plastico del progetto, realizzato a breve distanza dalla Stazione marittima di Zaha Hadid Architects.

LA STORIA DI RICARDO BOFILL

A meno di un mese dalla scomparsa di Richard Rogers, ancora un lutto colpisce il mondo dell’architettura internazionale. Nato nel 1939 a Barcellona, in una famiglia della borghesia catalana, Ricardo Bofill Levi frequentò l’Escuela Técnica Superior de Arquitectura, dalla quale venne espulso prima di laurearsi “nel quadro di disordini politici generali”, come precisa la sua biografia ufficiale. Lasciato il paese d’origine, segnato dalla presenza di Francisco Franco, ultimò gli studi all’École des Beaux-Arts di Ginevra, in Svizzera. Ereditò dal padre, il costruttore Emili Bofill, la passione per l’architettura e anche lo studio: fondato nel 1932, nelle sue mani è divenuto una realtà internazionale e, nella prima stagione, di respiro multidisciplinare. Nel Taller de Arquitectura (RBTA) hanno operato con lui anche il critico letterario Salvador Clotas, il poeta José Agustín Goytisolo, l’economista Julia Romea, oltre agli architetti Anna Bofill e Peter Hodgkinson. Animato dal desiderio di prendere le distanze da quel “funzionalismo senz’anima” proprio di parte dell’architettura del Novecento, fin dai primi interventi Bofill si è distinto per la diversità del suo approccio, permeato da una peculiare relazione con le forme archetipe, con i modelli compositivi tradizionali e con la varietà delle espressioni stilistiche emerse ovunque, in primis nell’area mediterranea, nel corso della storia.

I PRINCIPALI PROGETTI DI RICARDO BOFILL

Ultimati rispettivamente nel 1973 e nel 1975, i complessi residenziali La Muralla Roja e Walden 7, entrambi in Spagna, rientrano a pieno titolo fra gli interventi identitari di Bofill. Appartiene a questa rosa di progetti anche l’edificio-cult La Fábrica, sede dello studio e residenza privata dello stesso progettista. Situata alla periferia di Barcellona, può essere considerata l’opera-manifesto di RBTA: scegliendo di insediarsi in un dismesso cementificio, Bofill attuò un processo di ripensamento, teorico e pratico, del canonico rapporto tra spazio e funzione. Il complesso industriale, destinato a essere smantellato, diviene così un luogo capace di sprigionare una bellezza fin lì impossibile da cogliere e meritevole di essere traghettato verso una sorprendente seconda vita. “Le contraddizioni e l’ambiguità del complesso alludevano intrinsecamente a una rinascita”, ha scritto a riguardo lo stesso Bofill, che nel complesso ha agito contemporaneamente come uno scultore, come un paesaggista e, non da ultimo, come un architetto. Con lo studio RBTA il progettista ha operato in una pluralità di scale e settori, occupandosi anche di infrastrutture: è questo il caso dei terminal 1 e 2 dell’aeroporto di Barcellona, del progetto, non realizzato, per la Stazione AV di Bologna, che risale alla metà degli anni Novanta, e del porto di Savona, concluso nel 2005. Oltre i confini catalani, fra i numerosi incarichi, si ricordano i progetti commissionati dal governo francese in particolare sul fronte dell’edilizia residenziale e del social housing, fra cui Les Espaces d’Abraxas (1982), gli uffici per Shiseido (2001) nel quartiere di Ginza, a Tokyo, e la Mohammed VI Polytechnic University (2016), in Marocco.

-Valentina Silvestrini

https://ricardobofill.com/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.