Il libro che descrive gli arredi urbani delle città

Dalle cabine telefoniche alle fontane ai semafori, sono innumerevoli gli elementi che compongono l’identità del tessuto urbano. Nel suo libro Vittorio Magnago Lampugnani ne prende in esame alcuni, svelando una serie di curiosità.

Targa smaltata di numero civico con cornice, 1900 ca. pixabay - Pieternella Busink
Targa smaltata di numero civico con cornice, 1900 ca. pixabay - Pieternella Busink

In una delle città invisibili di Italo Calvino, Marco Polo ricostruisce la storia di Zaira, non leggendola nelle carte di archivi e biblioteche, ma a partire dal suo tessuto urbano: “La città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole”.
E sulla via tracciata dal mercante veneziano si pone anche Vittorio Magnago Lampugnani, fra i massimi esperti internazionali di storia delle città. Nel suo saggio Frammenti urbani ci accompagna alla ricerca di quegli elementi di arredo pubblico che contraddistinguono gli spazi dei nostri centri abitati e ne determinano particolarità e fascino. Per lui però nessuna relazione da città impossibili e nemmeno il Kublai Kan come destinatario: piuttosto un vagabondaggio urbano nella vecchia Europa da più moderno e disincantato flâneur. “Ambivalenti ed enigmatici”, scrive l’autore, i piccoli oggetti che arredano le nostre città “sono diventati a tal punto scontati, a tal punto inglobati nello spazio urbano che ormai quasi non li notiamo”. Gli occhi allora, per dirla con Perec, vanno rivolti a “quello che succede ogni giorno, il banale, il quotidiano, l’evidente, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, l’abituale”. E non per questo lo sguardo è meno sorpreso.

Vittorio Magnago Lampugnani Frammenti urbani (Bollati Boringhieri, Torino 2021). In copertina, Lampionaio, Palermo, 1890 ca. Photo © Archivi Alinari, Firenze
Vittorio Magnago Lampugnani Frammenti urbani (Bollati Boringhieri, Torino 2021). In copertina, Lampionaio, Palermo, 1890 ca. Photo © Archivi Alinari, Firenze

IL LIBRO DI MAGNAGO LAMPUGNANI

In questo libro, preciso e accademico ma assolutamente godibile, Magnago Lampugnani offre una rassegna del tutto inedita dei tanti “frammenti” che arredano le nostre città, distinguendoli in microarchitetture (chioschi, bagni pubblici, cabine telefoniche, fermate dei mezzi pubblici, accessi alle metropolitane), oggetti veri e propri (monumenti, fontane, panchine, lampioni, orologi, cestini, semafori, numeri civici…) ed elementi di arredo (vetrine, pavimentazioni, tombini, marciapiedi, recinzioni). Scelta arbitraria e soggettiva? Solo in parte, di certo animata da una viva curiosità personale.
All’autore preme soprattutto raccontare le molte storie di cui questi “segni” sono custodi, con preziose incursioni nella letteratura, nell’arte e nel cinema (una vera miniera di notizie). E il lettore imparerà moltissimo. Non solo sullo sviluppo della città, ma anche sulla cultura e la gente di uno specifico luogo. Di fatto ogni elemento di arredo urbano, sia un elegante lampione a gas o un più banale tombino in ghisa, “parte da una necessità pratica, una funzione specifica, un utilizzo preciso”. Ma poi, nel corso del tempo (quindi non solo nello spazio), ogni oggetto si modifica (o addirittura scompare) per rispondere a esigenze ed estetiche nuove, politiche ed economie del momento. Ne uscirà trasformato sia il nostro vissuto quotidiano che la nostra stessa vita sociale.

Cabina telefonica con distributore di francobolli e cartoline, Berlino, 1928. Getty Images
BERLIN, GERMANY – 1928: New phone booths in Berlin which also deliver stamps or postcards in 1928 in Belin, Germany. (Photo by Keystone-France/Gamma-Keystone via Getty Images)

LA CABINA TELEFONICA

Basti un esempio, tra gli innumerevoli: la cabina telefonica. La sua comparsa, diffusione e rarefazione ben riflette la radicale rivoluzione antropologica avvenuta in appena un secolo nell’ambito delle telecomunicazioni (e non solo). Nata a fine Ottocento come ambiente orientato alla discrezione e al comfort, per lungo tempo è rimasta uno spazio intimo che offriva, oltre all’apparecchio, una comoda seduta, una lampada, un elenco telefonico e in rari casi persino quaderno e matita. Progressivamente, quando telefonare sembrava non richiedere più l’intimità degli inizi, si è trasformata in un oggetto sempre più freddo e trasparente. Il telefono cellulare ha poi definitivamente segnato “il punto di arrivo dell’evoluzione dell’uomo telefonante: da persona riservata e rispettosa a esibizionista senza barriere”. E la definitiva uscita della cabina pubblica dallo spazio urbano, salvo qualche rara e nostalgica riconversione.

Tombino con stemma e simbolo della città di München. Photo Wikicommons - Daniel Wütschert
Tombino con stemma e simbolo della città di München. Photo Wikicommons – Daniel Wütschert

GUARDARE LA CITTÀ CON OCCHI NUOVI

Di certo, dopo la lettura di questo libro non potremo più guardare la città in cui viviamo, o che attraversiamo distratti, con gli stessi occhi. Come gli abitanti dell’immaginaria Bauci (sospesa nel vuoto su trampoli sottili), avremo un avamposto privilegiato da cui godere nuove vedute. E magari ci convinceremo, con Magnago Lampugani, che “è solo con la sobrietà della composizione architettonica e dell’allestimento urbano che gli spazi pubblici diventano al contempo funzionali ed espressivi”.

– Mariachiara Mazzariol

Vittorio Magnago Lampugnani – Frammenti urbani
Bollati Boringhieri, Torino 2021
Pagg. 290, € 25
ISBN 9788833936284
www.bollatiboringhieri.it

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