A Roma un’installazione temporanea omaggia il Ponte Farnese di Michelangelo mai realizzato

Sarà l’artista Olivier Grossetête, invitato dall’ambasciata francese che ha sede in Palazzo Farnese, a dar corpo a questo incompiuto, seppur per la durata di qualche giorno. Ecco la storia dietro al Ponte Farnese 

Ponte Farnese, Olivier Grossetete, Roma
Ponte Farnese, Olivier Grossetete, Roma

Un “ponte volante”, una realizzazione effimera di un incompiuto storico: è il Ponte Farnese dell’artista Olivier Grossetête (Parigi, 1973), installazione temporanea che sarà svelata al pubblico il 13 luglio 2021 nel tratto di Tevere vicino a Ponte Sisto a Roma e rimarrà fluttuante nell’aria per alcuni giorni. Creata collettivamente con la partecipazione dei cittadini e realizzata con il sostegno della multinazionale italiana delle costruzioni Webuild, la struttura sarà sospesa a un’altezza di 18 metri grazie a dei palloni aerostatici, “omaggio effimero dove s’incontrano modernità e bellezza senza tempo”, spiegano gli organizzatori. L’artista francese non è nuovo a questo tipo di architetture temporanee: opere simili sono state installate in Francia, Spagna, Cina o Russia. Il riferimento, in questo caso, è al progetto di Michelangelo che nel XVI secolo venne commissionato dal papa Paolo III Farnese con l’intento di creare un collegamento tra Palazzo Farnese e i giardini che la famiglia possedeva sull’altra sponda del Tevere (luogo in cui oggi sorge Villa Farnesina, sede dell’Accademia dei Lincei).

IL PONTE FARNESE DI ROMA

Il Ponte Farnese, mai portato a termine, è rimasto nella sua fase iniziale, oggi ancora visibile in via Giulia e denominato “arco dei Farnesi”. La struttura venne infatti costruita solo nel suo primo tratto, nel 1603, e non fu mai terminato. Alla morte di Michelangelo, la sovrintendenza architettonica passò al Vignola e a Giacomo della Porta, ma il ponte comportava una spesa gigantesca, e i Farnese avevano già investito gran parte delle proprie risorse per costruire (e decorare!) il palazzo che infatti ancora oggi è uno dei più bei palazzi al mondo. Il problema economico venne aggravato da un terribile incendio del 1612, che distrusse librerie ed archivi preziosissimi, per cui non si pensò più a costruire il ponte di Michelangelo, ma solo a sistemare l’arco. A questo si aggiunse anche l’estinzione dei Farnese nel 1731 e il passaggio del palazzo ai Borbone, che comportò la conseguente perdita di tutte le opere d’arte trasportate a Napoli, compreso il Toro Farnese, ovvero la scultura antica più grande pervenutaci, oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il progetto di Michelangelo rimase quindi solo sulla carta, un’ambizione sfumata assieme la decadenza della nobile dinastia, simbolo del Rinascimento italiano. Oggi, in occasione dei grandi restauri del Palazzo Farnese, il ponte tornerà. Almeno per qualche giorno, come un incantesimo di mezz’estate a Roma.

– Giulia Ronchi

https://olivier-grossetete.com/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.