Raddoppio del Museo del Novecento. La passerella sospesa divide Milano

A pochi giorni dal termine ultimo per la consegna degli elaborati per il concorso dell’ampliamento del Museo del Novecento di Milano, la Soprintendenza ha espresso i propri dubbi sulla possibilità di realizzare un collegamento aereo tra il primo e il secondo Arengario. E la reazione dell’Ordine degli Architetti non si è fatta attendere.

Museo del Novecento, Milano
Museo del Novecento, Milano

Nuova presa di posizione dell’Ordine degli Architetti della provincia di Milano in difesa dello strumento del concorso di progettazione. A poche settimana dalla lettera inviata al Sindaco Sala per criticare la scelta di ricorrere allo strumento dell’Appalto Integrato nella realizzazione della Scuola Scialoia, escludendo così il gruppo di progettisti capitanato dall’architetto Matteo Scagnol che si è aggiudicato il relativo concorso dalla possibilità di seguire il processo fino alla fine, l’OAMI è sceso in campo in merito ai uno dei più attesi concorsi dell’anno: NOVECENTOPIÙCENTO. A venti anni dalla competizione per il primo Arengario, il 21 dicembre scorso sulla piattaforma Concorrimi è stato pubblicato il bando del concorso, promosso dal Comune di Milano, per la riconversione e annessione dell’edificio prospiciente Piazza Del Duomo, noto come “Secondo Arengario”, al percorso di visita dell’attuale Museo del Novecento. Obiettivo dichiarato: la nascita di un unico grande complesso museale dedicato alle arti moderne e contemporanee, situato in un luogo unico della città di Milano. Fin dalle prime battute, a suscitare opinioni contrastanti – alimentando sia manifestazioni di apprensione, espresse anche da professionisti del settore via social, sia visionarie interpretazioni – era stata la risoluzione del passaggio tra i due edifici. “Ai concorrenti è richiesto di progettare una struttura di collegamento aereo tipo passerella. La soluzione dovrà essere studiata in modo da preservare la continuità fisica e assicurare la migliore condizione possibile di continuità visiva tra la Galleria Vittorio Emanuele II e Piazza Diaz”, indica in bando, aggiungendo alla fine del medesimo paragrafo che “data la rilevanza e l’unicità del contesto in cui si inseriscono i due Arengari, ai concorrenti è altresì richiesto di studiare una variante progettuale, la quale non dovrà prevedere alcun collegamento fisico fra i due edifici, così da consentire una maggiore flessibilità nelle successive fasi di progettazione”.

Museo del Novecento - Milano
Museo del Novecento – Milano

IL PARERE DELLA SOPRINTENDENZA SUL COLLEGAMENTO AEREO

Lo scorso 4 marzo, a una manciata di giorni dal termine inizialmente indicato per la ricezione delle proposte progettuali relative al primo grado, sul sito ufficiale del concorso, sono stati resi noti alcuni chiarimenti tecnici della Soprintendenza, relativi anche alla dibattuta passerella. “Il bando chiede «di progettare un collegamento aereo tipo passerella» tra le due torri-propilei dell’Arengario. Tale collegamento aereo tipo passerella presenta la criticità di un elemento architettonico che intercetta l’asse da Piazza Scala, Galleria Vittorio Emanuele II, Arengario, Largo Diaz, Grattacielo Martini. Questo asse nord-sud trasversale al Duomo forma un cannocchiale visivo e prospettico di straordinaria valenza urbana. Nel tempo si è costruita una scenografia alla scala urbana, che è stata il cardine e il principio compositivo, enunciato già nel concorso del 1861, rafforzato nei successivi interventi finalizzati ad esaltare la lunga prospettiva dalla Galleria, nei propilei delle due torri dell’Arengario (dove era già l’arco monumentale del braccio di Palazzo Reale), prolungata poi lungo l’asse di largo Diaz con la creazione di un fondale scenico nello snello Grattacielo Martini”, precisa la nota, che nelle righe successiva prosegue chiamando in causa un precedente eccellente come la piramide del Louvre di Pei.

COLLEGAMENTO IPOGEO OPPURE AEREO?

Prosegue quindi l’arch. Ranaldi che “a fronte delle criticità evidenziate, molto palesi, non significa che il collegamento non sia possibile. Si vuole evidenziare infatti che altre soluzioni di collegamento e ampliamento parrebbero in modo significativo meglio contemperare le caratteristiche storiche architettoniche e urbane proprie del complesso, già proposte da questa Soprintendenza e che a parere della scrivente sono da privilegiarsi; diversamente non vengono indicate nel bando, e sembrerebbero quasi disincentivate. Mi riferisco, come è noto agli indirizzi della presente, alla soluzione alternativa, non di inferiore valenza funzionale ed architettonica, di un collegamento ipogeo tra le due torri di fatto già esistente, da ampliare come hall e snodo distributivo, di accoglienza con servizi di supporto, in posizione centrale tra le due torri dell’Arengario. La soluzione per intendersi è quella della piramide del Louvre di Pei che ha creato nuovi valori iconici e il cuore ipogeo della nuova distribuzione dei musei del Louvre.” Milano come Parigi, dunque? La posizione della Soprintendenza è chiara e viene supportata anche da questioni di natura infrastrutturale. “Tale opzione alternativa incontra il favore di questa Soprintendenza, come è stato ampiamente spiegato negli incontri e supportato nel sopralluogo congiunto nei sotterranei, dove sarebbe sufficiente ampliare e potenziare il collegamento ipogeo (già esistente) per farne il fulcro museale tra le due torri. La soluzione offre inoltre enormi potenzialità di accessibilità e continuità con gli ampi spazi della Metro nelle aree dell’ex bunker sottoutilizzato e adiacente, tra l’altro, all’area archeologica del Battistero di San Giovanni in fonte e Santa Tecla sotto il sagrato del Duomo”. C’è da dire che non è la prima volta: la Soprintendenza è già intervenuta a gamba tesa in un altro concorso in essere a Milano, quello nell’ambito del progetto C40 degli ex Macelli di Viale Molise. Anche lì “pareri” arrivati a gara aperta con tutti gli studi spiazzati e costretti a lavorare inutilmente o il doppio.

LA REAZIONE DELL’OAMI

Il Presidente dell’OAMI, Paolo Mazzoleni, ha quindi deciso di scrivere sia a Beppe Sala che alla Soprintendente Ranaldi dichiarando che tale parere “confligge con le indicazioni contenute nel Documento Preliminare alla Progettazione del Bando di Concorso, mettendo seriamente in discussione la possibilità di rispondere alla chiamata con un progetto coerente e fattibile”. Pur non entrando nel merito dell’opinione espressa, nella missiva si sottolineano i rischi derivanti dai tempi scelti per questa comunicazione: “Ad aggravare la situazione, il fatto che la scadenza del concorso sarebbe stata tra pochi giorni, che probabilmente alcuni partecipanti hanno già consegnato e che sicuramente molti altri hanno già completato il progetto. A poco vale, in questo senso, la proroga – peraltro modesta – di quindici giorni del termine di consegna”, indica Mazzoleni. Più in generale e, provando a osservare la vicenda in un’ottica nazionale, la posizione dell’OAMI intende richiamare l’attenzione sul tema dei concorsi di progettazione, sugli sforzi messi in campo dagli addetti del settore, nonché sulla reputazione e percezione finale di questo strumento. “Ci dispiace dover richiamare qui nuovamente le molte e note ragioni per cui riteniamo, insieme a molti altri, il concorso lo strumento d’elezione per progettare le architetture più rilevanti per una comunità: il concorso di progettazione è infatti forse l’unico tra i metodi a disposizione della Pubblica Amministrazione a garantire al contempo trasparenza, meritocrazia e il perseguimento del massimo interesse pubblico nella qualità del risultato. Questa pratica è però anche preziosa e delicata, fondando il suo funzionamento sulla volontà dei progettisti di accettare con generosità la sfida e di mettersi al servizio dell’interesse pubblico dedicando energie e tempo affinché possa essere individuata la migliore soluzione ai problemi che il progetto pone. Nella situazione che si è venuta a creare, temiamo che questa generosità e questa fiducia verranno nuovamente traditi”, prosegue il Presidente.

A PROPOSITO DI CONCORSI DI PROGETTAZIONE

Il potenziale “pericolo” messo in evidenza dalla lettera dell’OAMI è riassunto in questa dichiarazione: “Rischiamo di dare un argomento in più ai molti detrattori dei concorsi, a tutti coloro che considerano la progettazione un servizio da acquistare al minor prezzo, a tutti coloro che considerano il progetto (e il progettista) orpelli di scarsa rilevanza. Al contempo però non possiamo esimerci dal difendere gli interessi non solo dei partecipanti e dei progettisti in generale, ma anche e soprattutto della città”, scrive ancora Mazzoleni. Una presa di posizione cui, in data odierna, è seguita la pubblicazione di ulteriori precisazioni rese note sempre attraverso il sito ufficiale del concorso. Nella nuova nota si invitano i concorrenti a fare riferimento alle indicazioni presenti nel bando, evidenziando che “i chiarimenti della Soprintendenza, lungi dal pregiudicare in alcun modo la legittimità delle scelte compiute dall’Amministrazione in sede di redazione dei documenti del Concorso, e che rappresentano l’esito di attente ed oculate valutazioni di carattere museologico, urbanistico e culturale, si limitano ad esplicitare quanto già chiaramente previsto all’interno del Documento Preliminare alla Progettazione, laddove si evidenzia che il progetto, intervenendo su bene culturale vincolato ai sensi del combinato disposto degli artt. 10 e 12 del D.Lgs. 42/2004”. In questo quadro, una certezza arriva intanto dalla rimodulazione del calendario di NOVECENTOPIÙCENTO, con la conferma del 18 marzo come data di scadenza per la prima fase. Ai concorrenti che avevano già inviato la propria candidatura è stata data l’opportunità di riconfermare o modificare i materiali caricati nella propria area riservata. Entro la fine del mese di marzo, quindi, dovrebbero essere noti i nomi dei progettisti ammessi alla seconda fase, la cui chiusura è invece prevista per l’inizio di giugno. Salvo ulteriori modifiche…

– Valentina Silvestrini

Vai al bando NOVECENTOPIÙCENTO

Dati correlati
Spazio espositivoMUSEO DEL NOVECENTO
IndirizzoVia Marconi, 1 - Milano - Lombardia
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.