Muore a Firenze Adolfo Natalini, l’architetto visionario fondatore del Superstudio

Nato a Pistoia nel 1941, aveva fondato il Superstudio con Cristiano Toraldo di Francia nell’anno della tragica alluvione dell’Arno. Professore ordinario alla facoltà di Architettura di Firenze, accademico dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze e dell’Accademia di San Luca, dalla fine degli anni Settanta aveva intrapreso l’attività professionale autonoma, operando in Italia e in Europa

Adolfo Natalini alla mostra Superarchitettura - Galleria Jolly, Pistoia 1966 - photo Cristiano Toraldo di Francia
Adolfo Natalini alla mostra Superarchitettura - Galleria Jolly, Pistoia 1966 - photo Cristiano Toraldo di Francia

Per una strana “acrobazia del destino”, appena sei mesi di distanza separano la scomparsa di Cristiano Toraldo di Francia da quella, avvenuta questa notte, di Adolfo Natalini. Padri del Superstudio – assieme a Gian Piero Frassinelli, Roberto e Alessandro Magris, e Alessandro Poli, tra il 1970 e il 1972 -, entrambi classe 1941, i due architetti sono stati i protagonisti di una stagione (probabilmente) irripetibile per Firenze, contrassegnata dal fiorire della sperimentazione. Un’esperienza, quelle dell’architettura radicale fiorentina, che nonostante il sedimentare del tempo continua a essere “materia viva” per generazioni di studenti, ricercatori, progettisti: un patrimonio di visioni, immagini, testi da analizzare, interpretare, plasmare, ancora oggi in grado di alimentare il pensiero come ha dimostrato anche la recente mostra di Palazzo Strozzi Utopie Radicali. Oltre l’architettura: Firenze 1966-1976. Di quanto avvenuto parallelamente e subito dopo la conclusione del percorso del Superstudio, era stato lo stesso Natalini a raccontarci: solo qualche settimana fa, aveva accettato di rispondere a una serie di sollecitazioni sulla sua attività professionale, sulla sua passione per il disegno e per la pittura, sull’irrisolto rapporto tra Firenze e l’architettura contemporanea. Oggi la città, sede dello studio Natalini Architetti, portato avanti con l “omonimo ma non parente” Fabrizio Natalini, e di alcuni dei suoi progetti più rilevanti – tra questi il Polo Universitario a Novoli, il Museo dell’Opera del Duomo e i vicino Centro Commerciale di Campi Bisenzio -, lo ricorda e lo piange.

ARCHITETTO, PROFESSORE, INTELLETTUALE

Abbiamo avuto un rapporto molto forte, sia dal punto di vista professionale che umano con Adolfo Natalini”, racconta commosso l’architetto Marco Magni, raggiunto telefonicamente da Artribune dopo la notizia della scomparsa del cofondatore del Superstudio. “Come molti altri, l’ho conosciuto da studente. Sia io che Piero Guicciardini ci siamo laureati con lui; poi ho lavorato con Adolfo, nello studio di Via del Salviatino, per cinque anni. Ho avuto modo di apprezzarne la visione, la giustezza, l’intelligenza, la filosofia. Per me è stato un maestro e ne piango la scomparsa. Abbiamo avuto il piacere di stargli vicino anche negli ultimi anni, continuando a lavorare su temi museali, nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze e nel Museo dell’Opera del Duomo di Pisa, aperto da pochissimo”. Prosegue Magni: “Con Cristiano Toraldo di Francia, sono stati testimoni di un’epoca di idealismo verso le potenzialità dell’architettura. Hanno attraversato una fase in cui l’architettura sembrava veramente in grado di poter curare i mali della società e di migliorare la vita degli uomini. Sicuramente pensare a una mostra, così come a occasioni di vera promozione dell’architettura, come i concorsi, credo sia il tributo migliore che si possa immaginare”. A fargli eco è l’assessore alla Cultura, design e moda del Comune di Firenze, Tommaso Sacchi, che nel suo messaggio di cordoglio ha sottolineato come “con Adolfo Natalini in questi anni ho sviluppato una amicizia fatta di scambi, di sguardi critici sulla cultura del nostro Paese, di sue riflessioni sempre attente e mai scontate. Natalini è stato un anticipatore, un architetto visionario, uno straordinario protagonista della cultura del nostro tempo. A Firenze, all’Italia, al mondo intero mancherà tantissimo. Mi stringo alla famiglia e abbraccio con grande affetto Arabella“.

IL DISEGNO, PASSIONE INDOMITA

Professore ordinario presso la facoltà di Architettura di Firenze, membro onorario del BDA (Bund Deutscher Architekten) e del FAIA (Honorary Fellow American Institute of Architects), accademico dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e dell’Accademia di San Luca, Adolfo Natalini ha sviluppato interventi per il contesto italiano e all’estero. Concentrando l’attenzione sulle “tracce che il tempo lascia sugli oggetti e sui luoghi e proponendo una riconciliazione tra memoria collettiva e memoria privata”, come indicano le sue note biografiche, ha lavorato ai progetti del Römerberg a Francoforte, del Muro del Pianto a Gerusalemme, della banca di Alzate Brianza, del Centro Elettrocontabile di Zola Predosa, per citarne alcuni. Con lo studio Natalini Architetti si è inoltre occupato della ricostruzione della Waagstraat a Groningen, del Museo dell’Opificio delle Pietre Dure a Firenze, della Dorotheenhof sulla Manetstrasse a Lipsia, della Muzenplein a l’Aja e del Polo Universitario a Porta Tufi, a Siena. Ma il disegno era, per sua stessa ammissione, una delle attività alle quali si dedicava con maggiore ostinazione, riservandogli tempo e pensiero. Proprio su questo aspetto si concentra, nel suo ricordo per ArtribuneSergio Risaliti, direttore del Museo Novecento – Firenze, istituzione che solo qualche mese fa ha ospitato la mostra Paradigma – Il tavolo dell’architetto Adolfo Natalini. “Con grande tristezza abbiamo appreso la notizia della scomparsa di Adolfo Natalini, un protagonista assoluto dell’architettura non solo in Italia, ma nel mondo. Recentemente è stato con noi, al Museo Novecento, coinvolto come suo solito con vitalità e spirito critico e acuto nell’organizzazione della mostra con la quale ha voluto rivelare la sua indomita passione per il disegno, esercitato ogni giorno con grande fantasia e freschezza”, racconta Risaliti, che conclude condividendo un recentissimo episodio. “Giorni fa ci aveva mandato un pensiero, esprimendo un suo desiderio: ‘Vivere, disegnare, scrivere e progettare architetture normali, dove sia possibile ricercare la felicità. Avere intorno quelli che mi vogliono bene. Ricambiarli”.

– Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.