Carlo Ratti firma la nuova Fondazione Agnelli di Torino. Con un opening di lusso. Tutte le foto

In occasione dei 50 anni di attività e ricerca, l’istituzione si rinnova e prende sede nella storica villa del Senatore Giovanni Agnelli. Torino si potenzia con un indirizzo votato alla ricerca e all’istruzione, all’insegna dell’efficienza energetica e dell’innovazione tecnologica.

Fondazione Agnelli, Torino - Foto Beppe Giardino
Fondazione Agnelli, Torino - Foto Beppe Giardino

Già inserita lo scorso anno nella Deezen’s top 10 vision for the future, grazie al cosiddetto “Office 3.0”, la Fondazione Agnelli, profondamente rinnovata dall’intervento firmato Carlo Ratti Associati, è stata inaugurata il 15 giugno. A cambiare pelle è uno storico edificio torinese, già al centro di una precedente integrazione curata dall’architetto Albertini negli anni ’70. Per quella che fu la dimora del Senatore Giovanni Agnelli – tra i fondatori della Fiat, nel 1899 – si apre quindi un nuovo orizzonte, all’insegna dell’apertura alla città e della condivisione di idee e conoscenze. In questa sede, infatti, si rafforzeranno – e continueranno a prendere forma – i numerosi progetti nel campo dell’istruzione curati dalla Fondazione diretta da Andrea Gavosto, della quale sono rispettivamente Presidente e Vice Presidente Maria Sole Agnelli e John Elkann. Oltre alle iniziative già consolidate, come Eduscopio, Torino fa Scuola e La scuola in ospedale, nel medesimo luogo fissa ora la propria sede torinese “la più grande piattaforma fisica in Europa per talenti del digitale”: Talent Garden, main partner della ridefinizione funzionale dell’edificio. Gli spazi della nuova struttura, annoverata tra “i primi esempi al mondo di architettura digitale e responsiva”, dispongono di circa 3000 mq per il coworking, affidati proprio a Talent Garden.

OFFICE 3.0

Tra gli aspetti salienti dell’intervento di Carlo Ratti e del suo team va segnalato l’impiego di tecnologie innovative, come i sensori IoT – Internet of Things che consentiranno a ciascuno degli occupanti delle postazioni del coworking di personalizzare il proprio ambiente di lavoro. Le condizioni illuminotecniche e climatiche saranno infatti definibili in autonomia, assicurando nelle fasi di inutilizzo della postazione – o in assenza dell’occupante – il risparmio di energia attraverso lo standby del sistema di condizionamento. Viene inoltre impiegato l’indoor positioning system sviluppato dalla piattaforma Desigo CC di Siemens: in questo modo gli utenti potranno essere geo-localizzarti nel complesso, senza venire identificati, e, tramite un’app per smartphone, il sistema azionerà automaticamente le risposte degli impianti. Negli spazi interni sono stati inseriti pannelli mobili in vetro, tende di assorbimento acustico e divisori pieghevoli in pannelli di legno per favorire un’ampia gamma di riconfigurazioni, sulla base delle mutevoli necessità.

ARTE CONTEMPORANEA, MOVIMENTO E RISTORAZIONE

È La congiuntura del tempo (Tempo junction, 2017) il titolo dell’opera concepita, appositamente per la nuova sede della Fondazione Agnelli, da Olafur Eliasson. Attraverso una combinazione di pannelli di vetri, specchi e pannelli modulari policromi, dalla finestra di collegamento tra la dimora storica e la cosiddetta “manica Albertini” si irradieranno ombre colorate e bagliori. Per gli spazi condivisi, inoltre, la Galleria Franco Noero ha selezionato lavori di Darren Bader, Lara Favaretto, Mark Handforth, Gabriel Kuri e Francesco Vezzoli; esposta anche l’ Hawaiian Punch di Blair Thurman. In partnership per Technogym è stato allestita un’area per il benessere, anch’essa parte attiva del fabbisogno energetico della Fondazione. Attivati dal movimento fisico, i dispositivi per lo sport di ultima generazione presenti produrranno energia elettrica. Entro giugno, inoltre, aprirà Gastronomia Torino, uno spazio ristorazione aperto alla città, collocato al piano terra della Fondazione. Oltre alla consulenza dello Chef stellato Alfredo Russo, sarà dotato di totem interattivo – cui farà seguito un’app per smartphone – per ordinare, pagare e servirsi in autonomia, sia per il consumo in loco, sia per il take away. Destinato a nuova vita, infine, anche il giardino annesso alla villa storica di via Giacosa: grazie al progetto dell’architetto del paesaggio Louis Benech è stato ricreato il frutteto di inizio Novecento.

 

– Valentina Silvestrini

 

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.