Sport, cultura, scuola e welfare vivono insieme. Perché le politiche pubbliche continuano a separarli?

In una società in cui i rigidi confini tra le discipline tendono a sgretolarsi per una visione sempre più olistica del vivere sociale, sarebbe vantaggioso regolamentare le esperienze interdisciplinari per promuoverle e valorizzarle nell’ambito delle politiche pubbliche

Il nostro tempo è segnato da confini artificiali e del tutto arbitrari. Si tratta di confini necessari, utili. Spesso anche inevitabili. Fare in modo che tali confini permangano è quindi utile, almeno quanto è utile ricordare però che in quanto arbitrari, è bene che vengano saltuariamente revisionati in base all’evoluzione dei tempi e al sorgere di nuove esigenze.

I confini tra gli ambiti del vivere sociale

Il confine amministrativo, progettuale, economico, culturale e sociale che divide lo sport dalla cultura è ad esempio funzionale al rispettivo sviluppo di entrambe le dimensioni dell’agire umano: evita il sovrapporsi di competenze; identifica obiettivi chiari per entrambe le dimensioni dell’agire democratico e individuale; consente di sviluppare strategie volte a generare, ciascun settore per propria quota di competenza, un valore pubblico.

La stessa distinzione sussiste tra l’istruzione e la cultura, dallo sport e dal tempo dedicato alla socialità: i confini tracciati sono coerenti con una visione della “produzione”, ma nella vita delle persone, due o più di queste dimensioni spesso coincidono. Ed è un dato di cui bisognerebbe tenere conto. Non si tratta, è bene precisarlo, di avviare progettualità che integrino due o più dimensioni: le esperienze, in questo senso, esistono, e sono molteplici.

Le esperienze che integrano le diverse dimensioni del vivere sociale

In ambito sportivo, ad esempio, tra le esperienze più riconosciute è il caso di Football Beyond Borders, progetto che nel Regno Unito coinvolge ragazzi a rischio di esclusione scolastica; ma l’intero fenomeno del calcio sociale, per restare in ambito sportivo, si fonda prevalentemente sull’effetto positivo di leve quali integrazione sociale, sport e solidarietà informale, trasformando l’attività sportiva in un “rito” di una collettività coesa. 

Numerosi sono gli esempi, tanto in ambito nazionale quanto internazionale, di progetti che integrano cultura e socialità, o ancora azioni che pongono in relazione cultura e salute, soprattutto quando si pensa ad attività culturali declinate per soggetti con disabilità cognitiva o motoria (Dance Well di Bassano del Grappa, ma qui l’elenco è estremamente lungo).

L’interesse concreto per le esperienze interdisciplinari

Tali esperienze testimoniano un interesse concreto e una sempre più diffusa consapevolezza della profonda interconnessione delle sfere umane in cui, in genere, siamo soliti dividere ciò che un tempo era noto come “tempo libero”. Anche se non si tratta di un fenomeno “emergente”, dal momento che sono parecchi i progetti “dal basso” che, a livello locale, nazionale e comunitario, incentivano la creazione di esperienze che fondono differenti attività: programmi come Erasmus + Sport, Erasmus + Gioventù, call inserite all’interno di Creative Europe, fino ad arrivare alle iniziative promosse da Cultura e Salute o da Fondazione con il Sud, tendono ad agire proprio in questo senso.

Il coinvolgimento inter-funzionale, che mette quindi in relazione sport, cultura, arte, inclusione sociale, welfare, programmi formativi e di istruzione informale, si inscrive pertanto in un panorama composito e maturo. Ciò che manca al sistema è la capacità di “includere” all’interno di un unico cappello operativo l’insieme di tali azioni. Una strategia sovraordinata che abbia obiettivi e indicatori comuni, e che trovi poi nelle singole linee di ‘gestione’ verticale concrete modalità di attuazione (dall’amministrazione all’erogazione, fino alla rilevazione degli impatti).

I vantaggi di regolamentare le esperienze interdisciplinari anche in Italia

Una sorta di capability approach applicato a livello sistemico, con l’obiettivo di porre il benessere dei cittadini al centro del proprio operato.
Un approccio di questo tipo, ponendosi come sovrastruttura alle linee già esistenti, non dovrebbe “rivoluzionare” l’intero cosmo di organi, organismi e operatori che già agiscono per favorire lo sviluppo umano; ma supportarne l’attività e misurarne gli effetti.
Un sistema che, probabilmente, troverebbe soprattutto nella dimensione territoriale l’opportunità di introdurre all’interno del dibattito pubblico e decisionale il benessere dei cittadini nella sua interezza, come scopo ultimo dell’agire amministrativo e non come effetto, quasi indiretto, di una molteplicità di singole azioni.

Un modello valido di progetto interdisciplinare

Un esempio di questa impostazione è rappresentato dal modello gallese del Well-being of Future Generations, che, a differenza dei numerosi interventi in questa direzione, non si limita a finanziare un progetto interdisciplinare, ma introduce una riflessione “pluridimensionale” all’interno del processo di definizione e approvazione di una decisione pubblica. Una politica sui trasporti, ad esempio, viene quindi “sviluppata” e successivamente “valutata” tenendo conto anche delle dimensioni della salute e dell’attività fisica, dell’accessibilità per le fasce più deboli, della coesione delle comunità, della qualità dell’aria e dell’impatto climatico, dell’accessibilità a scuole e servizi culturali, nonché degli effetti stimati sulle future generazioni.

Una proposta per regolamentare le esperienze interdisciplinari nel nostro Paese

Una condizione analoga, ad esempio, potrebbe essere applicata nel nostro Paese attraverso la realizzazione di “Patti territoriali per il benessere” che, unendo una dimensione amministrativa già esistente e utilizzando come base di lavoro documenti di pianificazione già presenti o comunque molto diffusi (Documento unico di programmazione, piano sociale di zona, piano regionale della prevenzione, piano dell’offerta formativa territoriale, strategie specifiche per anziani, giovani, categorie fragili, ecc.), sviluppino una documentazione unitaria, con indicatori specifici per ciascuna delle dimensioni del “benessere”. Questa potrebbe fungere da base di partenza per stimare gli effetti di ogni singola proposta all’interno dell’insieme considerato.

Senza dubbio, l’avvio di questo tipo di processo potrebbe risultare ostico sia per gli amministratori sia per i cittadini, così come non mancherebbero distorsioni retoriche nel dibattito pubblico locale. Tuttavia, la possibilità di concentrarsi su dimensioni interconnesse e di poter affermare, sulla base di elementi che, per quanto discutibili, possono risultare in ogni caso più solidi della sola argomentazione politica, la bontà di un investimento o di un progetto finanziato attraverso fondi nazionali, può rappresentare un primo passo verso una politica condivisa tra cittadini e pubblica amministrazione. Soprattutto, può spostare l’attenzione dal concetto di “spesa pubblica” a quello di “valore pubblico generato”.

Cambiare le premesse per migliorare i risultati

Fino a quando continueremo a misurare l’efficacia di un programma sulla base degli investimenti effettivamente “spesi”, staremo semplicemente monitorando se la Pubblica Amministrazione è in grado di assolvere alle mansioni minime che le sono state assegnate. Adottare una politica “coordinata”, basata su più indicatori e ancorata a tali indicatori, potrebbe iniziare a spostare l’attenzione non tanto sulla spesa, quanto sulle ragioni che hanno reso tale spesa necessaria. Ed è questo il nodo centrale: avere un obiettivo che giustifichi un intervento, in un contesto in cui, ancora troppo spesso, il vero motivo per cui si spendono risorse per realizzare interventi non è da ricercare nella necessità dell’intervento, ma nella disponibilità di risorse. Spendere soldi solo perché “quando ci sono bisogna usarli” non è propriamente un punto di partenza per una politica di investimento solida.

Stefano Monti

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Stefano Monti

Stefano Monti

Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di…

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