La Chinatown di Milano avrà il suo portale cinese? L’ipotesi del Paifang per Paolo Sarpi

L'idea di erigere una grande porta di accesso al quartiere (lato Baiamonti) viene direttamente da Palazzo Marino, anche se ancora resta un'ipotesi

Il Paifang è un portale monumentale, tradizionale nell’architettura cinese: nasce come porta d’accesso ai quartiere delle grandi città cinesi (forse nella dinastia Zhou), ma a partire dalla dinastia Song diventa un monumento decorativo. Forse, però, potreste conoscerlo con il suo nome più recente: Chinatown gate, cioè cancello delle Chinatown, per via dell’utilizzo come porta di accesso ai quartieri cinesi delle città occidentali europee e americane. Proprio con questo scopo il Comune di Milano ha annunciato l’ipotesi di una sua costruzione all’imboccatura di Via Paolo Sarpi, l’arteria principale del distretto cinese della città.

Piazzale Antonio Baiamonti e l'imboccatura di Via Sarpi a Milano. Foto Google Earth
Piazzale Antonio Baiamonti e l’imboccatura di Via Sarpi a Milano. Foto Google Earth

Dove potrebbe sorgere il Paifang di Milano

La porta – un intervento promosso in seno alle proposte di rigenerazione urbana e di coesione sociale della città – dovrebbe sorgere all’ingresso di Via Paolo Sarpi dal lato di Piazzale Baiamonti, cioè nel cuore del quartiere di Porta Volta. Proprio davanti, cioè, a dove sorgerà il nuovo Museo della Resistenza su progetto di Herzog & De Meuron (modificato nel 2023 per salvare un glicine storico a seguito di una popolare petizione).

Breve storia del Paifang, il portale cinese

Sebbene il primo utilizzo noto del termine sia precedente di diversi secoli, i Paifang cominciano a diventare molto comuni in letteratura con l’avvento della dinastia Ming, che dalla metà del XIV Secolo arriva fino alla metà del XVII, e della seguente dinastia Qing (che termina nel primo decennio del Novecento). Anche se il Paifang nasce per delimitare un’area, è stato usato spesso per commemorare persone e azioni virtuose: costruiti con pietra, legno o mattoni in dimensioni variabili, sono stati eretti su strade e ponti o vicino a uffici governativi, scuole, templi e tombe. I Paifang sono composti da due o più pilastri collegati da travi e coperti da un tetto: il nome della porta e il motivo della sua costruzione – che può spaziare da ragioni amministrative a celebrazioni di gruppi di persone o valori comuni – sono spesso incisi su una targa.

Paifang, costruito alla fine della dinastia Ming, si trova nell'antica città di Huishan, a Wuxi, nella provincia di Jiangsu. Foto di 記小三
Paifang, costruito alla fine della dinastia Ming nell’antica città di Huishan, a Wuxi. Foto di 記小三

In Paolo Sarpi a Milano potrebbe arrivare un portale cinese

Palazzo Marino ha approvato le linee di indirizzo per l’attivazione del bando pubblico per raccogliere le proposte (da parte di pubblici e privati) per progettazione, finanziamento e realizzazione del portale. Non ci sono vincoli per la costruzione, che per ora resta in ogni caso ipotetica e che sarà subordinata a nuove “valutazioni di interesse pubblico e di fattibilità tecnico-amministrativa”. A dare l’annuncio sui social è l’assessora a Quartieri, decentramento e partecipazione Gaia Romani, che precisa come sia “una richiesta che esiste da tempo e rappresenta il punto di partenza di un percorso aperto e partecipato con le associazioni e la comunità“.

Il ritorno dell’idea del portale cinse a Milano dopo oltre 10 anni

L’idea era già stata ventilata nel 2015, quando, in occasione dell’Expo, l’Unione imprenditori Italia-Cina aveva proposto di installare (temporaneamente) due Paifang gemelli: il progetto, criticato dalle opposizioni e modificato in corsa, era stato alla fine scartato per via dei costi. Non è un caso che la proposta torni adesso: nel 2026 la Chinatown milanese compie 100 anni, e il quartiere si è aperto sin da inizio anno a eventi, installazioni e mostre.

I criteri per il nuovo portale cinese di Milano

Le proposte in arrivo saranno valutate (internamente) sulla base di: qualità progettuale, inserimento urbanistico, pregio architettonico e artistico, sostenibilità tecnico-economica, fattibilità realizzativa, durabilità, piano di manutenzione, coinvolgimento del territorio e capacità di generare valore culturale, turistico e sociale. “Il portale“, continua Romani, “è presente in molte città del mondo come segno di riconoscimento della storia e del contributo che le comunità cinesi hanno dato alla crescita culturale, sociale ed economica delle città in cui vivono. L’obiettivo è realizzare un intervento capace di valorizzare l’identità dei quartieri, rafforzando al tempo stesso la vocazione multiculturale di Milano”.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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