Istituzioni culturali e tecnologie digitali. Qui il punto dell’osservatorio del Politecnico di Milano
Qual è il livello di maturità delle Istituzioni culturali sulla gestione dei dati sui pubblici, sul ticketing online e sulla digitalizzazione e gestione dei contenuti? L’Osservatorio Innovazione Digitale per la cultura ha fatto il punto su queste tematiche e delineato i futuri trend del settore
L’Osservatorio Innovazione Digitale per la cultura della School of Management del Politecnico di Milano compie dieci anni e in occasione dell’evento Innovazione nella Cultura tra passato e futuro: i megatrend dei prossimi 10 anni svela al pubblico i dati più significativi delle ricerche sull’adozione di soluzioni digitali d’avanguardia nelle sedi museali, nelle biblioteche e archivi, nei teatri e nei luoghi di spettacolo. In primo luogo gli studi raccontano che in Italia, rispetto al 2025, gli ingressi in musei, monumenti e aree archeologiche sonocresciuti del 4% rispetto al 2024 (tra 2023 e 2024 l’incremento era però stato del 9%), e gli incassi segnano un +2%, tuttavia il 47% delle istituzioni – ovvero quasi la metà – non investe ancora nel digitale.
Istituzioni culturali e tecnologie digitali: pochi investimenti, scarse competenze
Deborah Agostino, direttrice dell’Osservatorio, evidenzia che il 53% dei musei che ha destinato una parte del proprio budget all’innovazione digitale ha impiegato i fondi principalmente per la catalogazione del patrimonio (nel 22% dei casi), oppure per i servizi di supporto alla visita e la creazione di contenuti online (18% dei musei), mentre le potenzialità digitali per attività di marketing e comunicazione o educative sono state colte da poche istituzioni. Il settore cresciuto di più in termini di digitalizzazione nell’ambito museale è stato il ticketing online, che oggi è disponibile nel 58% delle sedi (nel 2018 coinvolgeva solo il 25% dei musei). A proposito di catalogazione digitale, solo il 9% dei musei ha completato la schedatura delle opere che sono consultabili pubblicamente sono in percentuali marginali; il 26% degli enti invece non ha nemmeno cominciato la schedatura digitale.
Istituzioni culturali e tecnologie digitali: migliora il supporto alla visita
Musei & co. si trovano più a loro agio nell’uso di tecnologie all’avanguardia per la realizzazione di strumenti di supporto alla visita: il 36% delle sedi si affida al digitale per predisporre le audioguide (le quali peraltro, nel 25% dei casi, rappresentano fonte di monetizzazione essendo a pagamento); il 30% mette a disposizione delle app e il 22% mezzi di realtà aumentata o virtuale. Rimane comunque una quota del 26% di istituzioni culturali che non adotta alcuno strumento digitale. Il convegno è stato inoltre occasione per assegnare il Premio Spina per l’innovazione, che è andato alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano per il progetto Duomo Highlights Tour, un percorso che si avvale di visori di realtà aumentata e virtuale capace di abbattere le barriere dello spazio e del tempo.
Istituzioni culturali e tecnologie digitali: primi passi nell’uso dell’IA
La situazione è ancora più grigia se ci si riferisce allo sfruttamento delle potenzialità dell’AI generativa, una delle grandi sfide da affrontare nel presente e nel futuro: il 94% dei musei ne consente l’utilizzo – in modo ancora informale e non governato -, ma solo 14% li promuove attivamente, soprattutto a supporto alle attività operative e per la creazione di contenuti (un impiego estremamente basico, insomma); nella maggior parte dei casi ci si affida a piattaforme gratuite. Emergono quindi criticità sostanziali: nel 58% dei musei mancano competenze specifiche sull’uso dell’AI e nel 25% delle istituzioni si riscontrano difficoltà a comprenderne i possibili usi. Tra le case history più virtuose presentate durante il convegno, spicca invece quella del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino: il direttore Alessandro Bollo ha infatti illustrato sia la formidabile spinta verso l’innovazione digitale della sede espositiva, sia la redazione e pubblicazione del Manifesto per l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale messo a punto grazie a un lungo lavoro di analisi e ricerca che ha coinvolto tutto lo staff del museo.
Istituzioni culturali e tecnologie digitali: il futuro in 10 megatrend
È Francesca Cruciani, ricercatrice, a chiudere il convegno con uno sguardo su un futuro possibile. L’Osservatorio ha delineato i dieci trend più significativi che nei prossimi cinque-dieci anni potrebbero agire in modo sostanziale nel contesto dei musei e della cultura. Dall’iperpersonalizzazione dell’esperienza grazie all’AI (si pensi ai percorsi su misura, alle interazioni in linguaggio naturale o alle traduzioni istantanee), al potenziamento del lavoro degli operatori con l’intelligenza artificiale e con gli AI agent, fino all’uso dello stesso strumento per sviluppare l’offerta culturale (progettazione di siti, app e interfacce a prezzi irrisori). I visitatori inoltre potranno interagire sempre più con gli ambienti mediante tecnologie intelligenti (ad esempio con gli smartglass) o con più futuristici dispositivi neurali. Luoghi dotati di sensori high tech potranno contribuire alla tutela e alla diagnostica di opere e monumenti, nonché al monitoraggio dei flussi o dei comportamenti a rischio. Ci si aspetta anche una forte mediazione algoritmica delle piattaforme, che tuttavia comporta un rischio di standardizzazione; e si intensificheranno auspicabilmente le pratiche collaborative di condivisione dei dati tra le istituzioni. Dal punto di vista sociale, occorrerà scommettere sulla Silver Economy, rispondendo alle nuove esigenze degli over 65, mentre alle Gen Z e Gen Alpha, digitali e interconnesse, andrà garantita un’offerta culturale al passo con i tempi, partecipativa e impegnata. I musei, infine, saranno sempre più – nelle ipotesi dell’Osservatorio – degli spazi comunitari, dove creare senso di appartenenza per migranti, detenuti, persone svantaggiate.
Marta Santacatterina
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